Su Italia,Spagna e Grecia converge il 92% dell’immigrazione nell’area UE

Frontiera1054I dati sulla distribuzione dell’immigrazione proveniente dai paesi extra UE verso quelli segna un netto squilibrio in merito a Spagna, Italia e , Stati che insieme raccolgono circa il 92% degli : e ciò malgrado il trattamento del tutto diverso che ciascuno dei 3 Stati coinvolti riserva loro. La è tuttora in netto ritardo quanto alle procedure di riconoscimento del diritto d’asilo, negato in 2 casi su 3; la Spagna non prevede, a differenza dell’Italia, modalità vere e proprie di respingimento, ma tutela le sue enclave di e Melilla con presidi militari degni di Guantanamo; l’Italia continua ad vere il territorio disseminato da , la cui specifica situazione diviene a fasi alterne sempre più vicina all’insostenibilità. Se è vero che il resto della UE non può lasciare un simile fenomeno nelle mani dei singoli , è anche vero che in ciascuno di essi c’è ancora molto da fare, e in più di una direzione.

La tassa per il permesso di soggiorno di lungo periodo non è ancora attiva, perciò conviene affrettarsi

arretrati 300x300La nuova legge in materia di sicurezza, entrata in vigore l’otto agosto, stabilisce che per l’ottenimento della carta di soggiorno (ormai denominata “ per soggiornanti UE di ”)occorre pagare una tassa compresa fra gli 80 e i 200 euro. Senonché, come spesso accade in Italia, per ora le amministrazioni competenti non si sono accordate sulla cifra, perciò la tassa non è ancora operativa. Quindi chi ora fa richiesta di carta di soggiorno, non essendo prevista in dettaglio alcuna tassa, eviterà di pagarla se il rilascio del titolo avviene in tempi ragionevoli. Difficile dire cosa accadrà se la tassa dovesse essere determinata in corso di definizione del procedimento di rilascio. Ma in base ai princìpi generali del procedimento amministrativo, l’esborso non potrà essere richiesto in séguito: chi ha fatto domanda finché mancava la disciplina di attuazione non dovrebbe essere tenuto ad alcun versamento neanche successivamente.

Italia e Spagna, tra gli Stati UE è qui la più alta concentrazione di migranti

clandestini L’Europa si conferma come l’area di maggiore presenza di e ne ospita circa un terzo del totale.
Nell’ a , gli immigrati sono 38,1 milioni, con un’incidenza del 6,2 % sui residenti
: più di un terzo proviene da altri Stati membri (36,7), ma ormai si rischia di considerare ’stranieri’ anche i , dei quali gli italiani costituiscono in diversi Paesi una parte significativa. In quest’ultimo decennio la Spagna e l’ sono stati i Paesi maggiormente interessati dall’immigrazione e in essi si sono concentrati la maggior parte dei flussi: nei due Stati sono stati superati, rispettivamente, i 5 e i 4 milioni di immigrati (5.262.000 e 4.330.000), con un aumento decennale di cinque e di tre volte.
Si tratta delle cifre emerse dal rapporto Caritas- sull’immigrazione 2009, che mostra come l’immigrazione continui a essere uno dei temi caldi, e sottolinea che gli organismi dell’Unione si sono occupati in prevalenza del controllo dei flussi e dei rimpatri, mentre è rimasto sullo sfondo l’obiettivo della convivenza nella diversità.

Carta di soggiorno con imposta di bollo per i familiari extracomunitari di cittadini dell’Unione Europea

La (tecnicamente, UE per soggiornanti di ) non è esentata dall’ nel caso in cui a richiederla sono i familiari di un cittadino dell’Unione Europea, che però non hanno la cittadinanza di uno stato membro: in breve, è questo il contenuto della risoluzione 250/E, documento pubblicato il 17 settembre dall’Agenzia delle Entrate.Il rilascio della in favore dei familiari di cittadini UE, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro, è soggetto all’ nella misura di 14,62 euro per ogni foglio (Risoluzione Agenzia delle Entrate 17/09/2009, n. 250/E).
La risoluzione si apre con una precisa introduzione, la quale ricorda che è imprescindibile il diritto dei cittadini dell’Ue e dei loro familiari a mantenere la e di soggiorno nel territorio degli stati membri.
Ulteriori precisazioni in questo senso arrivano dal Decreto legislativo 30 del 2007 (“Attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”).
Lo stesso decreto, in effetti, dispone espressamente che, nel caso i familiari del cittadino dell’Unione non siano in possesso della cittadinanza di una delle nazioni europee, devono provvedere alla richiesta della alla questura competente territorialmente, una volta trascorsi tre mesi dall’ingresso nello Stato in questione. Questa carta è valida cinque anni e il rilascio è gratuito. L’Agenzia delle Entrate ha però voluto precisare proprio questo concetto della gratuità: esso non costituirebbe una agevolazione in materia fiscale, ma sarebbe finalizzato a non gravare il cittadino del costo del servizio.

Immigrati, rapporto dell’OCSE: in Europa l’occupazione cresce anche grazie al loro lavoro

Particolarmente significativo il contributo del lavoro degli immigrati nella crescita occupazionale dei Paesi . In , Spagna, Austria e Danimarca, infatti, le stime rivelano che il 40% dell’aumento di posti di lavoro è dovuto all’impiego di immigrati.

Secondo il rapporto (Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo) 2009, dedicato al fenomeno dell’, negli ultimi 5 anni l’area degli Stati della ha registrato una crescita occupazionale sostenuta, con la creazione di oltre 30 milioni di posti di lavoro tra il 2003 e il 2007 (20 milioni in Europa). Nel corso di questo periodo, la crescita annuale ha segnato un aumento dell’1,5% (2,5% in Europa), mentre la disoccupazione è diminuita dal 6,9% al 5,6% (dal 9,1% al 6,9% in Europa). Ovviamente sono dati aggregati, che bilanciano la perdita di posti di lavoro in paesi tradizionali (quali Francia, , Spagna, Germania) con la crescita occupazionale di altri paesi parte dell’Unione (Polonia e Romania innanzitutto, ma anche le repubbliche baltiche), quindi non devono sorprendere. Quel che invece va considerato con attenzione è un fenomeno spesso sottovalutato, cioè l’impatto del lavoro degli immigrati – spesso accusati di sottrarre opportunità di impiego ai lavoratori nazionali – per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro. Si prenda ad esempio il caso delle badanti, che di fatto ormai esercitano buona parte delle attività che un tempo erano esercitate dagli assistenti domiciliari: il numero di questi ultimi è ora cresciuto perché essi possono svolgere attualmente mansioni più qualificate di un tempo, visto che del resto si occupano ormai proprio le badanti.

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