Viaggio tra le lavoratrici immigrate che nessuno ha regolarizzato: «Lavoravo da anni ma per non pagarmi mi hanno cacciata»

Non ci sono soltanto coloro che alla hanno avuto voglia, fortuna o merito di accedere: ci sono anche – e forse soprattutto – le badanti e escluse per causa dei loro datori di lavoro, troppo sicuri di farla franca in base a una legge che definire dissennata è dir poco. Quei datori di lavoro che hanno approfittato del tetto obbligatorio delle 20 ore minime settimanali di lavoro richiesto per dare il benservito alle loro dipendenti o, nel migliore dei casi, continuare a farle lavorare in nero sotto minaccia di . E non è tutto, a volte c’è chi ha ideato meccanismi ancor più spregevoli e contorti: come licenziare la e assumerne una già messa in regola da qualcun altro. Evitando così di porre mano al portafogli. È la storia di Tatiana (il nome è d’invenzione), una ragazza di 29 anni, in senza . «Da due anni lavoro come per una famiglia italiana – racconta -. Ho iniziato nella casa di una signora, poi anche sua figlia e sua cugina mi hanno chiesto di andare da loro ogni settimana. Ora che però è arrivata la non intendono mettermi in regola, anzi mi hanno già annunciato che da ottobre mi lasceranno a casa, e che assumeranno al mio posto un’altra donna in possesso del ».
In questi casi, intorno all’immigrato si stringe una vera e propria morsa, soprattutto se non è neanche pensabile un ritorno in patria: «In non ho più nessuno, ho perso i genitori da quando ho 13 anni, e soprattutto non potrei permettermi di vivere in modo dignitoso. Non sono venuta in Italia per rubare – conclude -, voglio soltanto continuare a fare il mio lavoro, quello che ho fatto finora». Giudichi il lettore se di una simile non c’è da vergognarsi.

Varese, ucraina cardiopatica rifiuta il ricovero: «Non portatemi in ospedale, ho paura»

La donna, un’ cardiopatica che lavora come di un’anziana nel Varesotto, ha avuto un malore alla stazione e malgrado tutto rifiutava il ricovero: «No ospedale, io no documenti», continuava a ripetere la donna, secondo quanto riferito da un lettore che ne ha informato la testata Varesenews.
Non è la prima volta che si verificano casi simili,
complice anche una che ha maldestramente anticipato le peggiori interpretazioni delle più controverse innovazioni normative in materia di sicurezza.
Tra gli effetti più deleteri del nuovo – che entrerà in vigore sabato 8 agosto – c’è la paura generalizzata cui sono già ridotti molti . Il Governo ha un bel dire che quanti erano in Italia già da prima non rischiano nulla: in termini normativi, tutto ciò è ineccepibile. Ma si dimentica che la italiana spesso interpreta le nuove leggi in modo miope o conservatore, incorrendo altrettanto spesso in errori che richiedono anche lunghe trafile giudiziarie per essere scoperti e sanzionati. Tutto ciò che può accadere nel frattempo, va spesso a discapito dell’immigrato: chi viene in Italia per lavorare è ancor più frustrato nelle sue aspettative quando è costretto ad affidarsi a una burocrazia che, già di per sé non sempre efficiente, diventa persino incomprensibile a un migrante soprattutto a causa dei tempi di attesa e di evidenti fattori linguistici. L’incertezza degli ultimi giorni in merito alla questione se iscrivere o meno i figli degli irregolari all’, è piuttosto eloquente: ministero dell’Interno e si sono contraddette sino a portare a una nota ufficiale del , il che non è bastato; in alcune province le centrali hanno emanato a loro volta un’altra nota ufficiale contenente una specie di interpretazione autentica della legge, a favore di chi partorisce senza . Ma la paura persistente degli è la spia più evidente che una simile normativa è tutt’altro che orientata a creare legalità, semplicemente si appresta a spostare la soglia della visibilità verso alcune categorie di migranti (, badanti) che usufruiranno della a discapito di altre (i lavoratori stagionali) sempre più a rischio di illegalità, rese prede ancor più facili delle organizzazioni criminali.