Nel 2008 oltre 59.000 immigrati hanno acquisito la cittadinanza italiana. E c’è la proposta di farla acquisire a 11 anni per chi è nato in Italia

In base ai più recenti dati ISTAT diffusi il 7 ottobre, continuano a crescere nel 2008 le acquisizioni della cittadinanza italiana da parte di stranieri immigrati: 53.696 unità, circa il 18% in piu’ rispetto all’anno precedente: lo rileva l’Istituto nazionale di statistica, sottolineando che si deve alla dinamica naturale e migratoria dei residenti stranieri l’incremento osservato nel 2008 da 59.619.290 a 60.045.068 unità per il complesso della popolazione residente (italiani e stranieri). In particolare, il saldo naturale della popolazione straniera (+68.194 unità) compensa quasi per intero il saldo naturale negativo dei residenti di cittadinanza italiana (-76.661 unità).
Nel frattempo è stata formulata, sia pure in modo informale, la proposta di coniugare l’acquisto della cittadinanza al ciclo scolastico: così un bambino straniero che nasce in Italia o vi arriva da molto piccolo (uno/due anni) avrebbe il riconoscimento della cittadinanza italiana dopo il compimento di un ciclo scolastico, a 11 anni. Questa la posizione del presidente della Camera Gianfranco Fini, espressa intervenendo all’Assemblea annuale dell’Anci. “Per i bambini stranieri in Italia – ha detto Fini – serve un percorso privilegiato”.

Al via la campagna di comunicazione sull’inclusione sociale degli immigrati

È stata avviata venerdì 2 ottobre la seconda fase della campagna di comunicazione sull’inclusione sociale degli immigrati, promossa dal Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali per favorire la convivenza tra italiani e stranieri regolarmente presenti sul territorio. La campagna sarà affiancata da eventi territoriali che toccheranno le città con maggiore densità abitativa di stranieri.
È quanto rende noto lo stesso dicastero, aggiungendo che il 3 e 4 ottobre si svolgerà in sedici città italiane il “Weekend dell’Integrazione”, un evento che prevede manifestazioni sportive in diverse discipline (atletica, basket, calcio, ciclismo, danza sportiva, mini volley, nuoto, pallavolo, tennis da tavolo) con la partecipazione di squadre miste composte da italiani e immigrati.
Riparte inoltre il ”Tour dell’Integrazione”, evento itinerante che quest’anno farà tappa a Catania, Milano, Parma, Perugia, Roma, Napoli, Torino, Verona. Nel corso del Tour, grazie all’impiego di un gruppo di persone qualificate, sarà distribuito ai cittadini stranieri il vademecum plurilingue “L’immigrazione: come, dove, quando?”: materiale informativo sulla Costituzione Italiana, sui diritti, sui doveri degli immigrati e sui servizi messi a loro disposizione tradotto in Albanese, Arabo, Cinese, Francese, Inglese, Italiano, Russo, Spagnolo.
Malgrado le intenzioni dichiarate, e che sembrano ovviamente positive, ricordiamo che tuttora il Governo italiano di fatto non permette di adempiere all’obbligo introdotto dalla recente legge sulla sicurezza, poiché non ha indicato né accreditato alcune ente idoneo a certificare il test di lingua italiana reso vincolante per il rilascio del permesso di soggiorno di lungo periodo (la vecchia carta di soggiorno). Un vuoto operativo che si rifletterà inevitabilmente sulla definizione delle domande formulate, e che di certo non si colma con iniziative di natura più che altro mediatica.

Milano, in manette due finti agenti che rapinavano commercianti extracomunitari

Due pluripregiudicati sono stati arrestati a Milano dalla polizia perché ritenuti responsabili di almeno quattro rapine ai danni di commercianti cingalesi e bengalesi dei mercati itineranti cittadini.Gianluca Cassone, 31enne milanese, e Massimo Lombardi, 39 parmense residente a Busseto, sono stati bloccati dagli agenti del Commissariato Mecenate che hanno eseguito un ordine di custodia cautelare in carcere per rapina aggravata emesso dal Gip Gaetano Brusa su richiesta del Pm Antonio Luzi. Cassone è stato arrestato in flagranza di reato il 28 marzo scorso in viale Lucania mentre si apprestava ad eseguire un colpo, il suo complice è stato invece catturato mercoledì scorso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due, spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine, si presentavano nelle abitazioni dei commercianti che in precedenza avevano visto realizzare al mercato gli incassi più alti e poi li rapinavano. Molto aggressivi, Cassone e Lombardi, ex culturisti, non rinunciavano a esercitare violenza sulle vittime e i loro familiari, arrivando in alcuni casi a puntargli la pistola alla testa, a spruzzargli spray urticante sul viso o a legargli le mani con fascette di plastica. La scelta di infierire sui commercianti stranieri sarebbe stata un’idea di Lombardi, anche lui ex ambulante, a conoscenza della loro abitudine di tenere il denaro in casa e di essere poco propensi a sporgere denuncia alle forze dell’ordine. Gli agenti ritengono che oltre ai quattro colpi, compiuti tra il dicembre 2008 e il marzo 2009 e che hanno fruttato circa 10mila euro, i due pluripregiudicati siano responsabili di almeno altre sette rapine.
Ricordiamo infine che, come segnalammo a suo tempo sul blog, nel mese di luglio a Milano è iniziato il processo contro due veri agenti i quali rapinavano case di extracomunitari certi che, trattandosi di stranieri spesso irregolari, non avrebbero presentato denuncia. Ma per fortuna in entrambi i casi la reazione della giustizia italiana c’è stata. Auguriamoci che rimanga tale anche al momento di emanare la sentenza di condanna e di applicarla.

A Brescia pronti centinaia di permessi di soggiorno che nessuno ritira

Brescia è oggi la terza città italiana, dopo Milano e Roma per numero di stranieri residenti (140 mila in tutta la Provincia) e fra i gruppi più numerosi per nazionalità troviamo gli albanesi al primo posto (oltre 12 mila), seguiti da marocchini (11.400) e ucraini (circa 5 mila). Il primo giorno di consegna dei permessi di soggiorno durante il weekend non va come previsto: in lista 800 stranieri, ma alle 15 in Questura si erano presentati in 150. Sono in totale 5000 le pratiche da consegnare, e sembra che la scelta dei giorni festivi abbia spiazzato i destinatari. Il punto è se è stata loro portata adeguatamente a conoscenza oppure no. L’efficientismo di alcune questure grazie alle modalità di rilascio del permesso di soggiorno elettronico è un fatto positivo. Ma se alla data di convocazione per la consegna del permesso si presentano in pochi, occorrerà fissare una nuova data, e l’effetto di snellimento delle procedure rischia in parte di saltare.

Pochi processi per clandestinità, per molti operatori della giustizia la legge ha già fallito

Prendiamo il caso del Nordest, tradizionalmente a forte impatto di immigrazione, e dunque in parte anche di irregolarità. Sono davvero pochi i processi celebrati in Veneto in base alla nuova legge sul reato di clandestinità. Zero a Venezia (erano so spesi fino al 15 settembre), zero a Vicenza (rimandati a marzo/ aprile), uno a Padova, due a Treviso, qualcuno a Rovigo. Del resto, anche se le denunce non mancano, è sceso il numero degli irregolari bloccati dal le forze dell’ordine, che come i magistrati non considerano la clandestinità un reato di urgenza prioritaria. Inoltre diversi magistrati ritengono la normativa gravata da profili di incostituzionalità, di difficile interpreta­zione e applicazione, se non addirittura inutile. Scendono sempre più anche i numeri degli stranieri trattenuti dalla polizia giudiziaria in vista di un eventuale processo per ingresso o soggiorno illegale: insomma, contrariamente a quanto ha detto l’ex ministro Castelli – propenso a scaricare sempre sui magistrati le colpe dei politici nel fare leggi mediocri – sono persino gli agenti di polizia giudiziaria ad aver gettato la spugna, o almeno ad essere vicini a farlo. La colpa, come avevamo preavvertito anche su questo blog fin dall’estate, è di una legge davvero mal concepita che arreca più danni alla collettività di quanto sembra risolverne. E ciò è vero per tutti, cittadini e stranieri, regolari e non.

Bergamo, 63enne truffava gli immigrati promettendo il permesso di soggiorno

Era già successo a Lodi meno di un mese fa, ma in quel caso a essere coinvolto era un pubblico ufficiale. Stavolta è stato invece un 63enne di Bergamo, estraneo alla pubblica amministrazione ma ancor più senza scrupoli: prometteva agli extracomunitari di intervenire nelle pratiche per il rilascio del permesso di soggiorno. È stato tempestivamente smascherato dalla polizia che l’ha denunciato per truffa e millantato credito. Si tratta di un truffatore abituale degli stranieri: almeno una la vittima accertata, mentre una seconda si è insospettita e ha avvisato la polizia, che si è presentata all’appuntamento per la consegna del denaro.

Si osservi inoltre come questo tipo di reati si insinua nelle maglie di tempi amministrativi spesso intollerabili: sabato mattina, poco dopo le undici, l’uomo aveva fissato un incontro con un boliviano di 43 anni, da due anni era in attesa del permesso di soggiorno. Il sedicente mediatore gli aveva garantito di sveltire i tempi, vantando una conoscenza all’interno dell’ufficio immigrazione della Questura. Costo della sua “intercessione”, 1500 euro. Prima del versamento di un anticipo pari a 500 euro, il boliviano ha intuito l’inganno e ha avvisato la polizia, che poco dopo ha fermato il truffatore con la busta ancora in mano. In macchina aveva persino la ricevuta da consegnare al boliviano. L’uomo si è giustificato dicendo di voler aiutare l’immigrato senza alcun tornaconto: la somma era stata ricevuta «senza impegno».

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Provincia di Varese, assessore leghista: «Non date case agli extracomunitari»

«Chi ama Gerenzano non vende e non affitta agli extracomunitari… altrimenti avremo il paese invaso da stranieri e avremo sempre più paura a uscire di casa»: parola di Cristiano Borghi, assessore comunale del varesotto, che dalle pagine dell’informatore comunale ‘Filo diretto’ ha lanciato un appello ai suoi compaesani. L’appello ha innescato polemiche e anche segnalazioni all’ufficio discriminazioni razziali del Ministero delle Pari Opportunità. «Non c’è nulla di razzista – ha risposto Borghi- non dico di non affittare agli extracomunitari, ma di controllare chi si mettono in casa».

Probabilmente Borghi crede che in provincia di Varese i padroni di casa siano dei cretini che pur di incassare l’affitto consegnerebbero le chiavi a chiunque, mentre è dimostrato che in diverse aree del centro-nord persino una famiglia meridionale trova spesso difficoltà a ottenere un alloggio in affitto; senza voler accennare poi alle richieste d’affitto da parte dei disabili, quasi regolarmente rifiutate da privati e agenzie immobiliari.

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Aumento delle imprese gestite dagli immigrati in Italia, in provincia di Milano danno lavoro a 4000 italiani

A Milano un nuovo imprenditore su tre proviene da uno Stato al di fuori dell’Unione Europea. Nella maggior parte dei casi si tratta di imprese individuali, ma molte di loro si sono sviluppate e così hanno assunto personale. In particolare le imprese extracomunitarie in provincia di Milano danno lavoro a 20mila persone di cui 3.800 italiani. Gli immigrati fanno impresa nel settore della ristorazione, delle lavanderie, estetica, viaggi e traduzioni, farmacie, piccoli atelier, edilizia, e ovviamente dei prodotti etnici. Nella provincia di Milano le ditte extracomunitarie mostrano maggior vitalità. In totale sono 18.635, e nel 2008 sono cresciute dell’8,6% con un netto miglioramento rispetto al 2007 (+3,2%).

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Vincoli agli extracomunitari per nascondere disservizi sanitari, ovvero la politica della salute pubblica sulla pelle degli altri

È ormai lecito il dubbio se iniziative simili a quelle annunciate dal Governo contro la legge regionale toscana che garantisce le prestazioni sanitarie anche ai migranti sprovvisti di permesso di soggiorno possano essere un espediente per ridurre il carico delle prestazioni sanitarie manovrando le leve dell’ordine pubblico. C’è più di un fondato motivo per crederlo, almeno in base ai dati raccolti dagli Osservatori provinciali sull’immigrazione. Ad esempio, secondo le statistiche rilevate dall’Osservatorio per la provincia di Modena, il dato degli stranieri è superiore alla media della loro presenza quanto agli accessi al pronto soccorso (12,2 %, dati relativi al 2007) con la particolarità che rispetto ai codici di gravità, l’utilizzo da parte degli stranieri è più elevato rispetto ai cittadini italiani.

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Regione Toscana, un modello di integrazione che arriva da lontano

A inizio 2009 si era conclusa la campagna di adesione promossa da Anci Toscana e Regione, e già sei mesi dopo il numero degli enti capofila che hanno deciso di ampliare i propri servizi o di crearne di nuovi a favore degli extracomunitari ammonta a 29. Dei 126 Comuni solo 18 hanno deciso di aderire singolarmente; i restanti 108 lo hanno fatto in forma associata. L’adesione è pervenuta anche da altre realtà come la Comunità Montana del Casentino, il circondario Empolese-Valdelsa, l’Istituzione Centro Nord Sud che fa capo alla Provincia di Pisa ed il consorzio CoeSO, in provincia di Grosseto. Tra i capoluoghi di provincia mancano Livorno e Lucca. Gli stranieri che si rivolgono agli sportelli possono ottenere dagli operatori tutte le informazioni sul proprio status giuridico e ricevere assistenza, sostegno e consulenza per tutte le pratiche: dal rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno alla concessione della cittadinanza, dalle autorizzazioni all’ingresso per motivi di lavoro al nulla osta al ricongiungimento familiare. Per dotare gli addetti al front-office di tutte le competenze e conoscenze necessarie sarà avviato a breve un percorso formativo curato dalle Università di Firenze e Pisa che coinvolgerà 147 persone. In un quadro talmente composito e propositivo, è evidente che la legge regionale recentemente approvata dal consiglio regionale della Toscana per garantire piena assistenza sanitaria anche ai migranti sprovvisti di permesso di soggiorno, rappresenta il punto di approdo di un progetto di integrazione tutt’altro che improvvisato, che anzi proviene da lontano. È inspiegabile che quando le Regioni si danno da fare per prevenire l’allarme immigrazione il Governo minacci reazioni sensa senso, come il referendum abrogativo della legge regionale appena approvata. Come se azzerare le inizative locali non avesse a sua volta un costo.