La Regione Lombardia decurta le buste paga dei medici che hanno assistito gli extracomunitari

La Regione Lombardia ha chiesto ai propri medici di base il recupero delle quote di tutti quei pazienti che non potevano o non dovevano essere in cura al servizio sanitario nazionale o perché morti o perché con permessi di soggiorno non validi. Il risultato è che i medici di famiglia, chi in misura maggiore, chi minore, si sono visti decurtare lo stipendio da un giorno all’altro. Si va dai 500 euro al mese in meno, fino ad arrivare a tagli che prevedono la metà dello stipendio. Una situazione che ha allarmato i sindacati di categoria, i quali che hanno chiesto alla Regione di rimediare subito a una situazione ormai insostenibile.
I cittadini immigrati spesso attendono mesi dopo che il permesso è scaduto prima di richiederne il rinnovo, che d’altra parte non è di immediato ottenimento: con il risultato che molti mesi restano scoperti dal servizio sanitario
, mesi durante i quali i medici non sanno nulla di questa loro situazione, e continuano a dispensare cure. Salvo poi trovarsi con le buste paga “pignorate” dalla Regione. Un vero paradosso.
Stando alle cifre riguardo alla popolazione immigrata (in città vivono circa 300mila extracomunitari) a Milano il 20-40% degli assistiti di ogni medico è di nazionalità extraeuropea, con punte di iscritti immigrati in via Canonica dove c’è la China Town, ma anche in molte periferie come Quarto Oggiaro o il Lorenteggio. Così alcuni medici si sono visti dimezzare lo stipendio. È la convenzione regionale che va cambiata. Per etica professionale i medici di base sono disposti a curare anche gratis, ma la disorganizzazione anagrafica non può ricadere su di loro. Di fronte alle ripetute proteste dei professionisti coinvolti, la Regione Lombardia ha assicurato una sorta di conguaglio che dovrebbe arrivare entro ottobre, ma non tutto è risolto. Ai medici è stato chiesto di informatizzarsi ma le ASL cancellano un morto dall’anagrafe sanitaria dopo 5 anni: come quasi sempre accade nell’ambito del nostro Servizio Sanitario Nazionale, le responsabilità amministrative vengono fatte ricadere o sugli utenti finali o su coloro che individualmente prestano i loro servizi professionali. Difficile, in un contesto di questo genere, poter mirare a un modello di sanità che funzioni davvero.

I dati finali della regolarizzazione degli extracomunitari: presentate 294.744 domande di emersione

Secondo la prassi italiana che induce anche gli stranieri ad attivarsi in prossimità delle scadenze previste, sono state un terzo del totale le domande inviate negli ultimi tre giorni. Oltre a ucraine e moldave si segnala un’alta presenza di marocchini e cinesi. Numerose le richieste anche per i lavoratori del subcontinente indiano.
In particolare, sono state presentate 180.408 domande per colf e 114.336 domande per badanti. Da notare inoltre che, con la procedura aperta per l’intero mese di settembre, oltre centomila domande (un terzo del totale) sono state inviate negli ultimi tre giorni.
Equamente distribuiti i soggetti che hanno presentato domanda, tra coloro che lo hanno fatto privatamente o mediante enti di fiducia: i privati hanno presentato circa 150mila domande; associazioni e sindacati 138mila. Poche le richieste pervenute dai consulenti del lavoro (meno di 5 mila) e dai comuni (3mila). Una procedura quindi basata molto sul “fai da te”, conforme alle modalità on line delle domande di emersione. È Milano con 43.393 richieste la provincia con il maggior numero di domande (il 14,7% del totale). Seguono Roma (32.034 e 10,9%), Napoli (24.331 e 8,3%), Brescia (3,81%), Bergamo (3,0%), Torino (2,8%), Caserta (2,3%), Bologna (2,2%), Modena (2,1%) e Reggio Emilia (1,93%).
Tra le nazionalità a spiccare è l’Ucraina con 37.178 richieste (12,6%), seguita da Marocco (12,3%), Moldavia (8,7%), Cina Popolare (7,2)%, Bangladesh (6,3%), India (6,0%), Egitto (5,5%), Senegal (4,6%), Albania (3,8%) e Pakistan (3,7%). Un dato significativo è quello inerente la provenienza delle domande: secondo fonti sindacali, gran parte delle domande di emersione è stata fatta da datori di lavoro connazionali dei richiedenti. Così per chi non è riuscito a trovare una simile copertura, per effetto della nuova legge sulla sicurezza si sono spalancate le porte dell’illegalità.

Regolarizzare le badanti? Conviene alle casse dello Stato

Se le badanti irregolari sono 300.000, come sostiene il Governo, nelle casse dello stato entrerà un “tesoretto” di 150 milioni di euro: insomma l’altra faccia della regolarizzazione delle 500.000 badanti in Italia è di natura economica, e rappresenta una cospicua occasione per rinvigorire il bilancio statale. La lettura alternativa alla delicata questione della regolarizzazione proviene dalla Cisl del Veneto, che riflette sul contributo forfettario all’Inps di 500 euro a carico delle famiglie. Così, secondo una stima eseguita dall’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere) del Veneto, questi versamenti contribuiranno complessivamente per 250 milioni di euro al bilancio statale. Di altri 100 milioni saranno invece gli introiti dovuti alla nuova tassa per il permesso di soggiorno, pagata dalle stesse badanti.

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