Integrazione scolastica: in arrivo classi di inserimento

01Una nota inviata dal ministero dell’Istruzione a tutte le scuole annuncia uno scatto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi.

“Stabilire un tetto – ha spiegato Mariastella Gelmini – è un modo utile per favorire l’, perché grazie a questo limite si evita la formazione di ‘classi ghetto’ con soli alunni stranieri”.

Il problema dei stranieri in Italia è un problema didattico e non di razzismo. Per questo dichiara il ministro ‘la scuola deve essere il luogo dell’. I nostri istituti – assicura inoltre il ministro – sono pronti ad accogliere tutte le culture e i del mondo. Alla stesso modo la scuola italiana deve mantenere con orgoglio le proprie tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese. L’inserimento, ad esempio, dell’ educazione alla cittadinanza va proprio in questa direzione: insegnare il rispetto per le altre culture e affermare contemporaneamente l’importanza delle regole civili, della storia, delle leggi e della lingua italiana. Una indispensabile condizione questa per realizzare una vera ’.

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Immigrazione e discriminazione, gli studenti italiani sono disinformati

Tra gli delle medie e delle superiori permangono stereotipi su maschilismo e immigrazione: è quanto ha rilevato un’indagine Irpps- presentata il 2ottobre a Roma nel convegno “il e la scuola” e condotta su ragazzi di due fasce di età, tra i 12 e i 13 anni e tra i 16 e i 18 anni, di Milano, Venezia, Lucca e Salerno. L’indagine del mette in luce una carenza informativa e una incapacità dei giovani di valutare il fenomeno immigratorio.
Quanto ai rapporti uomo-donna e al fenomeno della , l’infedeltà sessuale è ritenuta più grave se a commetterla è una donna: l’atteggiamento sessista è emerso davanti all’affermazione “l’infedeltà sessuale di una donna è molto più grave di quella dell’uomo, che per sua natura è cacciatore”: nel complesso gli sono in disaccordo (62%), tuttavia più di un terzo del campione condivide questo doppio standard di giudizio. Per quanto riguarda la , è diffusa l’opinione che “molte donne in fatto di sesso vanno un po’ forzate, altrimenti non si sbloccherebbero”: “in media le ragazze esprimono un disaccordo pari al 54% e i ragazzi solo del 19% – ha spiegato Maura Misiti, la ricercatrice responsabile dell’indagine – il che significa la legittimazione delle forzature da parte di ben quattro maschi su cinque”. Il disaccordo è molto più elevato tra i liceali, con una media di 44,3%, di quanto non sia tra gli degli (35%) e professionali (28%).
Potrebbero sembrare risposte allarmanti, ma non si può pretendere dagli un ordine di idee che invece dovrebbero essere gli adulti a fornire: un paese in cui gli stupratori finiscono troppo spesso a piede libero dopo pochi anni di pena espiata, e in cui l’ ha fatto lievitare i reati contro le donne del 37%, non è certo possibile dire che la politica dia il buon esempio né proponga una scala coerente di princìpi da rispettare. E se si considera che l’immigrazione fa parte a pieno titolo del contesto sociale, chi ha le idee sbagliate sui rapporti fra i sessi non può averne di migliori quanto ai rapporti fra popolazioni. Ma è sicuro che se si propongono sciocchezze simili alle classi speciali per gli alunni stranieri o all’insegnamento del alle , i pregiudizi rispetto alla diversità non potranno che dilagare.

Come si può definire clandestino un bambino? Lo scarso senso civico di alcuni organi di informazione

A gli asili hanno un’impronta sempre più multietnica. Infatti quasi un bimbo iscritto su quattro quest’anno è straniero, 2.245 al nido e 5.109 alle scuole d’infanzia (per un totale di 7.354). La percentuale è salita in un anno dal 21 al 23,5%, e il boom riguarda soprattutto le materne, con 500 immigrati in più rispetto al 2008. «A riprova della nostra capacità di integrare gli stranieri», fa sapere l’ alla Scuola, Mariolina Moioli: «Chiunque fa domanda avrà un posto, la nostra parola d’ordine è accogliere», ribadisce. Meno male che qualcuno ci crede e lo dice, poiché la stessa sensibilità manca a quegli organi di informazione che al riguardo hanno parlato espressamente di “figli di ”, arrivando persino a definire i bambini delle materne e degli asili nido.
Ora, una simile insensibilità informativa – che è tutt’uno con lo scarso senso civico espresso da chi fa suo un simile lessico – richiede almeno qualche precisazione. È noto il cumulo di sciocchezze che spesso viene rovesciato sulla materia soprattutto a scopo ideologico, ma se proprio si vuol far uso della parola “clandestino” almeno non la si usi a sproposito. “Clandestino” e “irregolare” sono definizioni ben diverse; irregolare è chi ha i documenti dello di provenienza ma non è in regola con le norme dello di accoglienza. “Clandestino” può essere tutt’al più il classico “sans papier”, cioè la persona che sia sfornita addirittura di qualsiasi , e per la cui identità occorre rifarsi alle sue dichiarazioni e agli accertamenti per via diplomatica. Ma il presupposto per definire qualcuno come clandestino è che ci sia almeno un margine di scelta, di volontarietà se non altro racchiusa nell’atto di emigrare. Perciò definire i bambini dei come è un vero e proprio atto di inciviltà umana e giuridica, poiché l’infanzia non ha nulla a che vedere con scelte – ispirate più o meno a necessità – comunque fatte da altri, genitori o Stati che siano. E infine, è mai venuto a qualcuno il dubbio che quei bambini che oggi vengono definiti possano divenire gli italiani di domani? Chi tra coloro che oggi li definiscono avrà il coraggio di raccontarglielo quando saranno diventati adulti?

Quale modello per l`integrazione dei bambini stranieri a scuola? Ora spunta la sciocchezza del dialetto alle elementari

Un’idiozia di simile portata non si era mai sentita. Mentre nel nordeuropa gli Stati fanno a gara per investire di più nella scuola, con la consapevolezza che gli immigrati di seconda generazione diverrano i cittadini di domani e quindi è (anche) su di loro che conviene concentrare alcune risorse, in Italia c’è addirittura un partito di Governo che vuol farci tornare indietro a un passato che non abbiamo mai avuto, poiché in Italia il a scuola non solo non è mai parlato, ma è addirittura duramente avversato dai docenti e dai Ministri dell´Istruzione già prima dell’avvento della Repubblica.
Ma che vogliamo farci, allora alla Pubblica Istruzione c’erano e . Che per il mondo e per la storia delle idee sono due filosofi, mentre per i nostri politici attuali saranno al massimo un paio di uomini del sud. Ecco perché oggi al loro posto ci ritroviamo la
, e qualcuno viene a raccontarci che bisogna insegnare il ai bambini, e perciò magari dar loro anche un voto di profitto.

Sarà l’effetto Brunetta, ma alcuni prèsidi anticipano addirittura le leggi: nomi di studenti extracomunitari sulla lavagna, circolari per far presentare il permesso di soggiorno ai maturandi

blcakboardLo diciamo senza temere polemiche: la scuola è il ramo della pubblica amministrazione dove c’è minor conoscenza delle leggi. Sarà perché la prevalenza del personale proviene da studi extragiuridici, ma come vengano interpretate le norme negli istituti resta un vero mistero: ora sembra che tra le preoccupazioni diffuse ci sia quella di fare la conta degli studenti nelle classi. Come se averne di meno a frequentare – e in Italia i soli maturandi stranieri sono 14.000 – non comporti anche il rischio di aver meno docenti, in attesa di un anno scolastico per cui sono già previsti tagli di personale pari a 37.000 unità. E sì che i presidi ne avrebbero di fatti di cui preoccuparsi: basti pensare che solo pochi giorni fa è stata diramata la sulle modalità di svolgimento degli esami di terza media. Praticamente, a un mese dall’inizio delle prime prove. Un bell’esempio di pianificazione secondo il modello aziendale tanto caro al Governo. E dal prossimo anno mancheranno anche i fondi per pagare i docenti impegnati nelle ore alternative a quelle di religione: ma è probabile che questo al Governo non interessi, viste le note inclinazioni per la scuola privata e i passati espedienti per regolarizzare a tutti i costi i docenti di religione.

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