È ancora possibile entro fine anno eseguire la chiamata di lavoratori stagionali

immigrati-lavoratori-stagionaliScaduti a fine settembre i termini per la di determinate categorie di , l’ultima modalità utile a chiamare regolarmente in Italia e lavoratrici è rappresentata dalle opportunità di lavoro stagionale, per cui è ancora possibile seguire chiamate nominative entro la fine dell’anno (31 dicembre). Ricordiamo però che il corrispondente , quantomeno trimestrale, rilasciato a queste categorie di , non ha praticamente alcuna possibilità di conversione: non può essere convertito in permesso di lavoro annuale né in altro tipo di . Si tratta di una rigidità del sistema italiano che di fatto, dopo la prima opportunità lavorativa spesso sottopagata nelle campagne meridionali, consegna direttamente questi al lavoro nero e al caporalato. Una soluzione che getta un’ombra oscura sulla legislazione italiana in materia, che pretende poi di contrastare in altro modo l’insicurezza che contribuisce a creare.

Le colf senza contratto percepiscono in media 400 euro in meno di quelle regolarizzate

multietniaÈ il dato impietoso che emerge da un’indagine condotta dall’Istituto di Ricerca Sociale (Irs) di Milano. La scaduta a fine settembre, sia pur con 294mila domande di presentate, ha lasciato al di fuori una fascia abbondante del mercato relativo all’assistenza domestica. A tutto ciò va aggiunto che la cifra delle domande presentate sarà ovviamente inferiore, magari non di molto, a quella relativa alle domande accolte. È infatti evidente che non tutte le pratiche andranno a buon fine.
Secondo le conclusioni della ricerca, un sicuro effetto della è stato quello di scoraggiare l’aiuto di badanti, scese da 764mila a 754mila, dal momento che molte famiglie hanno interrotto il rapporto di lavoro evitando sia di regolarizzare sia di tenere in nero la . In definitiva, l’irregolarità dei rapporti di lavoro, il reclutamento attraverso canali informali, la risposta poco strutturata a una domanda crescente di beni e di servizi necessitano di una priorità di interventi per fare emergere e qualificare il lavoro di cura, collegandolo con un appropriato sistema di . E la perdita di potere economico collegata all’assenza di un contratto è inequivocabile: da una media di 850 euro netti per un contratto in nero, i minimi contrattuali prevedono una media di 1250 euro netti.

Viaggio tra le lavoratrici immigrate che nessuno ha regolarizzato: «Lavoravo da anni ma per non pagarmi mi hanno cacciata»

Non ci sono soltanto coloro che alla hanno avuto voglia, fortuna o merito di accedere: ci sono anche – e forse soprattutto – le badanti e colf escluse per causa dei loro datori di lavoro, troppo sicuri di farla franca in base a una legge che definire dissennata è dir poco. Quei datori di lavoro che hanno approfittato del tetto obbligatorio delle 20 ore minime settimanali di lavoro richiesto per dare il benservito alle loro dipendenti o, nel migliore dei casi, continuare a farle lavorare in nero sotto minaccia di . E non è tutto, a volte c’è chi ha ideato meccanismi ancor più spregevoli e contorti: come licenziare la irregolare e assumerne una già messa in regola da qualcun altro. Evitando così di porre mano al portafogli. È la storia di Tatiana (il nome è d’invenzione), una ragazza ucraina di 29 anni, in senza permesso di soggiorno. «Da due anni lavoro come colf per una famiglia italiana – racconta -. Ho iniziato nella casa di una signora, poi anche sua figlia e sua cugina mi hanno chiesto di andare da loro ogni settimana. Ora che però è arrivata la non intendono mettermi in regola, anzi mi hanno già annunciato che da ottobre mi lasceranno a casa, e che assumeranno al mio posto un’altra donna in possesso del permesso di soggiorno».
In questi casi, intorno all’immigrato si stringe una vera e propria morsa, soprattutto se non è neanche pensabile un ritorno in patria: «In Ucraina non ho più nessuno, ho perso i genitori da quando ho 13 anni, e soprattutto non potrei permettermi di vivere in modo dignitoso. Non sono venuta in Italia per rubare – conclude -, voglio soltanto continuare a fare il mio lavoro, quello che ho fatto finora». Giudichi il lettore se di una simile non c’è da vergognarsi.

Scaduti i termini per la regolarizzazione di colf e badanti, 90.000 domande presentate riguardano donne

Benché il provvedimento di riguardi formalmente tutti i lavoratori del settore, siano o no , di fatto sta interessando prevalentemente donne di origine straniera. Sinora le domande presentate risultano molto inferiori alle 500-600.000 attese dal ministero degli Interni: sono 151.703 secondo i dati ufficiali aggiornati al 22 settembre, in maggioranza relative a collaboratrici domestiche (88.008 due giorni prima della scadenza prevista). Il Governo ha smentito persino le sue stesse previsioni che, in vena di escamotage da finanza creativa, lo avevano portato a ipotizzare addirittura un vero e proprio “tesoretto” costituito con i fondi del mezzo milione di richiedenti la . Ma in tal caso sarebbero stati necessari requisiti di legge meno restrittivi. In definitiva, benché i dati degli ultimi giorni registrino un aumento, difficilmente il dato finale confermerà le previsioni e raggiungerà le 341.121 domande di presentate nel 2002 solo per il lavoro domestico.

L’orario di lavoro per coloro che accedono alla sanatoria potrà essere modificato anche dopo la presentazione della domanda

Al Viminale avrebbero potuto pensarci prima, e non attendere pochi giorni dalla scadenza del termine utile a presentare domanda di sanatoria per colf e badanti, per rendere noto che l’errore nel canale di presentazione – Ministero dell’Interno o Inps – delle domande presentate non ne pregiudica l’accoglimento.
Non c’è invece alcuna possibilità di cumulare più datori di lavoro per raggiungere il requisito delle 20 ore. Ma, una volta perfezionata la e ottenuto il , nulla impedisce di correggere l’orario di lavoro
: il lavoratore a quel punto potrà arrivare al minimo reddituale di 409,05 euro con più attività dichiarate all’Inps.
Il ministero, nel ribadire l’impossibilità di fare la regolarizazione attraverso più datori, ha però ricordato che il metterà in condizione il lavoratore di trovare altre occupazioni e di “modificare” anche i tempi dell’attività presso la famiglia che lo ha fatto emergere.

Mancano solo due giorni alla scadenza dei termini per regolarizzare colf e badanti

Mancano un paio di giorni alla chiusura dei termini per la regolarizzazione dei comunitari ed extracomunitari. Fino al 30 settembre sarà ancora possibile presentare all’Inps, o in via telematica al ministero dell’interno, le domande di emersione del lavoro domestico (colf, baby sitter, cuoco, giardiniere, prestatore d’assistenza a persone con limitata autosufficienza o a portatori di handicap, ecc.). Si tratta di una previsione normativa che consente di sanare anche la presenza in Italia di molti privi di occupati presso le famiglie che versano in condizione di clandestinità. L’emersione, possibile sia per italiani, altri comunitari o extracomunitari (presenti con permesso regolare o privi di titolo di soggiorno), è legata alla dichiarazione del domestico che attesti l’effettiva prestazione lavorativa svolta dal 1° aprile al 30 giugno 2009. Infine, un paio di consigli fondamentali.
Attenzione all’alloggio: esso deve avere i requisiti urbanistici conformi (idoneità alloggiativa), pertanto niente abitazioni abusive o appartamenti dormitorio. Il rischio è quello di vedersi respingere la domanda dallo Sportello Unico.
Attenzione inoltre alla patologia della persona assistita dal badante. Quest’ultima deve essere tale da necessitare dell’assistenza di uno o due al massimo, e lo stato di necessità deve sussistere fin dall’inizio del rapporto di lavoro ossia dal 1 aprile. Sul punto il certificato medico fa stato. Sì anche quello del medico di famiglia.
Attenzione, infine, alle chiusure anomale del procedimento: se la vostra domestica vi abbandona non appena in possesso della ricevuta di accoglimento della domanda di emersione, il procedimento si chiude. Allo stato infatti non sembra possibile la sostituzione del (tranne nei casi espressamente evidenziati dal decreto) durante la definizione della pratica.
Da ultimo, si può anche evidenziare un rischio: un discreto numero di persone regolarizzate potrebbero dimettersi al momento dell’acquisizione del per essere riassunte dai loro reali datori di lavoro, tutt’altro che domestici. E ciò perché si è preteso di privilegiare alcune categorie di escludendone altre.

Regolarizzazione colf e badanti, nessun boom di domande: colpa dei requisiti troppo restrittivi

Al 23 settembre sono 160.784 le trasmesse on line, ben al di sotto delle 500 mila previste dal ministero dell’Interno.
Le 20 ore minime di lavoro settimanale e i 20.000 euro annui di reddito minimo per le famiglie intenzionate a regolarizzare una colf e una hanno frenato in modo decisivo le richieste della sanatoria ideata dal .
Non ci voleva molto a capirlo, tant’è che ne avevamo segnalato i rischi già dai primi di settembre su questo blog, non appena iniziato il periodo utile per accedere alla sanatoria. Troppo alti entrambi i limiti: ad esempio, per le colf, 20 ore minime da svolgersi presso la famiglia che intende regolarizzarle sono troppe. La maggior parte di loro lavora molto di più, ma per famiglie diverse.
Concepita in questo modo, una simile sanatoria rischia di innescare una discriminazione nella discriminazione.
Per quanto riguarda invece le cifre relative alle domande presentate, Sono le colf ad aver fatto il maggior numero di domande (quasi 30 mila), seguono quelle marocchine (circa 25 mila) e quelle (intorno ai 23 mila).
Secondo i dati dell’Irs (Istituto per la ricerca sociale), in Italia lavorano circa 700 mila badanti straniere che costano alle famiglie un totale di quasi 10 miliardi di euro l’anno, inoltre una colf su quattro non ha il , il 57% svolge il proprio lavoro in nero ed il 24% non riceve i contributi.

Colf e badanti, come presentare la domanda di sanatoria passo per passo

Passo dopo passo, ecco cosa occorre fare per proporre domanda di di colf e dal 1 al 30 settembre. Come abbiamo già detto, le domande vanno proposte solo on line, perciò bisogna prima registrarsi sul sito web del Ministero dell’Interno: dall’area “Registrazione”, accedere all’area privata tramite le credenziali di accesso fornite in fase di registrazione, poi generare i moduli informatici relativi alle domande di proprio interesse accedendo all’area “Richiesta moduli”. Sarà richiesto l’inserimento di alcuni dati anagrafici preliminari; a questo punto occorre scaricare ed installare sul proprio computer il programma per la compilazione dei moduli, disponibile accedendo all’area “Scarica il programma”. Quindi si tratta di avviare il programma di compilazione sul proprio computer e procedere con la fase denominata “importazione moduli”. Per effettuare tale operazione, sarà necessario disporre di una connessione ad Internet, preferibilmente a banda larga (ADSL).
In seguito, si procede con la compilazione del moduli sul proprio computer attraverso il programma installato.
Infine si esegue, sempre attraverso il programma di compilazione, l’invio dei moduli di richiesta appena completati.

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Sanatoria per badanti e colf, attenzione al vincolo delle 20 ore minime settimanali

Di fatto, il vincolo posto dal recente decreto anticrisi per la regolarizzazione di badanti e colf non è di poco conto: al fine dell’accoglimento della domanda proposta, occorre infatti che il dichiari di avere alle proprie dipendenze un/a badante o colf da almeno 3 mesi, e per un numero di ore settimanali non inferiore a 20. Limite facilmente raggiunto dalle badanti, che spesso assistono persone non autosufficienti e che dunque hanno bisogno di lunghi orari in cui essere seguite, ma più difficile per il personale domestico, che sovente non esercita attività lavorativa di almeno 20 ore settimanali per una singola famiglia. Una soglia evidentemente penalizzante per coloro che prestano tale attività presso più famiglie, lavorando magari un numero elevato di ore settimanali ma alle dipendenze di differenti datori di lavoro.
È davvero singolare che in anni di precariato diffuso il Governo divenga garante della presenza di un datore unico di lavoro nel momento in cui si tratta di regolarizzare i lavoratori, quasi che colf e badanti siano paragonabile agli operai di una fabbrica.

Regolarizzazione degli stranieri, potrà parteciparvi anche chi in passato era stato espulso

Secondo il nuovo modello di dei lavoratori stranieri allo studio del , potrà fare richiesta di anche chi in passato era stato sottoposto a perché sprovvisto del permesso di soggiorno o perché il permesso era scaduto. Niente da fare invece per chi ha in corso un’espulsione per motivi di sicurezza, ordine pubblico o terrorismo, una segnalazione come “inammissibile” in Italia o una condanna (anche solo in primo grado) dovuta a un reato per cui è previsto l’arresto in flagranza.

Ma all’atto della richiesta è necessario non nascondere nulla né alterare in alcun modo la propria posizione: se si presentano si commette reato e se si utilizzano documenti contraffatti si rischia fino a sei anni di carcere.