Controllo dei flussi migratori, l’idea della rotazione dei lavoratori non convince: è già un insuccesso il piano di rientro nei paesi d’origine varato dal governo spagnolo
Secondo le previsioni del governo spagnolo, il Piano di rientro nei paesi d’origine avrebbe dovuto coinvolgere circa 100mila immigrati. In realtà, come ha riferito a più riprese El Pais, a distanza di 5 mesi dall’approvazione soltanto 3926 immigrati disoccupati vi hanno aderito (1688 equadoriani, 713 colombiani e 393 colombiani). Il ponte di similoro gettato dal governo di Zapatero tra la Spagna e gli Stati di appartenenza degli immigrati si è rivelato un vero e proprio ponte tibetano. Soprattutto per i politici spagnoli.
Travolta dalla crisi economica più grave della sua storia post-franchista, la Spagna di Zapatero registra oggi uno dei tassi di disoccupazione più alti d’Europa (14%, ma le previsioni per il prossimo anno parlano addirittura del 20%.) Anche per questi motivi nel novembre 2008 l’esecutivo locale, per iniziativa del Ministro del lavoro e del’iimmigrazione Celestino Corbacho, ha approvato un Piano di rientro volontario che avrebbe dovuto incentivare il ritorno ai propri paesi d’origine dei lavoratori stranieri rimasti senza lavoro.