Roma, permesso di soggiorno per protezione umanitaria ai nomadi senza precedenti penali

Taeglich Neuankoemmlinge in Fluechtlingslagern in Muzafarabad Si tratta di un che serve innanzitutto a scopo di identificazione. È infatti trascorso circa un anno e mezzo dalle dichiarazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che intendeva sottoporre a un censimento i nomadi presenti sul territorio italiano e ricavarne una sorta di banca dati con tanto di impronte digitali, con lo scopo – più dichiarato che obiettivo – di evitare possibili false dichiarazioni di generalità e l’inosservanza degli obblighi di assistenza familiare dei genitori verso i loro figli. Di quell’iniziativa, che allora fece gridare allo scandalo ed evocare l’incubo delle leggi razziali, resta solo un pallido ricordo, sfumato quanto il modesto impatto di quell’attività sul benessere concreto dei bambini che a suo tempo si dichiarava di voler tutelare. Oggi a livello locale ci si accorge che non è possibile affrontare il problema senza coinvolgere il profilo riguardante i diritti umani di chi si intende rimuovere dai campi nomadi. Comunque un bel passo avanti da parte di chi, come il sindaco di Alemanno, aveva fra i suoi sodali romani di partito alcuni improbabili personaggi che pretendevano di chiudere semplicemente i campi nomadi in nome del nomadismo stesso, e di allontanarne dalla Regione gli occupanti. Per la verità anche l’ultima giunta Veltroni ci aveva messo del suo, allestendo campi nomadi oltre il raccordo anulare e scontentando sia le minoranze coinvolte sia i cittadini delle zone circostanti.
La protezione umanitaria ora prevista è di tipo sussidiario: secondo le direttive europee, viene concessa da una commissione governativa a chi non è vittima di persecuzione individuale e quindi non rientra nella definizione di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra. Il beneficiario è colui che, in caso di rimpatrio nel paese d’origine, è a rischio a causa di guerre, violenze generalizzate o gravi violazioni dei diritti umani. Oltre l’80% delle persone a cui viene accordata la protezione in Italia sono destinatari di un per motivi umanitari, e non ricevono invece l’asilo politico riservato ai rifugiati.

Nel Lazio un’impresa su 10 è gestita da stranieri e uno studente su 13 proviene da una famiglia multietnica

chidren handsGli residenti nel Lazio sono 450.151: è il dato separato per regione che emerge dal Rapporto Caritas-Migrantes 2009. In generale, L’Italia oltrepassa abbondantemente i 4,5 milioni di presenze di : siamo vicini alla Spagna (oltre 5 milioni) e non così lontani dalla Germania (circa 7 milioni), tradizionalmente un paese ad alto tasso d’immigrazione.
Nel Lazio i 450.151 residenti denotano un’incidenza dell’11,6% a livello nazionale. Nel 2008 il numero ha registrato un incremento del 15.1% rispetto al 2007. Meno della Lombardia, con 904.814 stranieri residenti a fine 2008 (23,3% a livello nazionale) e del Veneto, con 454.453 (11,7%). Si conferma una tendenza degli ultimi anni: cala l’incidenza percentuale degli stranieri nella provincia di Roma a vantaggio delle altre province. Nella Capitale soggiorna l’81,4% degli stranieri presenti in regione, salgono le incidenze di Latina con 30.892 stranieri (pari al 6,9%), di con 23.843 (5,3%), di Frosinone con 19.144 (4,3%) e chiude con 9.912 stranieri (2,2%).
Altro dato di particolare importanza pone il Lazio al quarto posto nazionale per numero di alunni stranieri iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado. Nella nostra regione ci sono 61.549 studenti stranieri pari al 7.5% del totale regionale. Questodo significa che uno studente su 13 non è di nazionalità italiana. Ciò vuol dire che chi, anche a livello istituzionale, favoleggia un’Italia estranea al multiculturalismo, pretende di vivere in un paese che non c’è.

Il prefetto di Roma ammette che il CIE di Ponte Galeria va chiuso

«Il e di espulsione di è al collasso. Deve essere chiuso». Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha inviato una relazione al ministro dell´Interno Roberto Maroni, e per conoscenza al sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti Mario Mantovani e a Mario Morcone, capo dipartimento per le libertà civili e l´, dopo aver a lungo analizzato la disastrosa situazione del tra le cui mura gli immigrati vivono ogni tipo di disagio e di privazione. Pecoraro ha scritto a Maroni specificando che il Centro o «viene ristrutturato o chiuso e spostato altrove».
Del resto la situazione negli ultimi mesi è nettamente peggiorata. L’inasprimento delle norme in tema di ha portato più gente a : la popolazione del , il più grande
d´Italia, è aumentata in estate di circa 80 unità, da 246 a 319 ospiti
(175 uomini e 143 donne) al limite della capienza tollerabile che è di 330 posti. Per la maggior parte si tratta di nordafricani in attesa di essere rimpatriati. L´accoglienza è al limite, tanto che spesso gli immigrati, fermati dalle forze dell´ordine vengono trasferiti, per mancanza di posti, direttamente in carcere. E anche chi vive lì non sta certo bene. Il sovraffollamento e il caldo insopportabile di questi ultimi mesi, senza dimenticare le ferie degli operatori, hanno creato una miscela potenzialmente esplosiva. Poi ci sono i lunghi tempi di attesa per ottenere i colloqui con le ambasciate di origine e il fatto che i nuclei familiari al momento dell´arrivo vengono divisi nei settori maschile e femminile con evidenti problemi di convivenza.
Il prolungamento dei tempi di reclusione che, dopo la recente legge sulla sicurezza sono stati innalzati a 6 mesi, contribuisce certamente a degradare la dignità umana dei trattenuti ma non sembra aver minimamente risolto il problema dell’identificazione, preliminare alla espulsione, che dipende dalla collaborazione delle rappresentanze dei paesi di provenienza. In questa direzione il Governo italiano si è attivato soprattutto mediante accordi bilaterali con la , un paese di certo non più garantista degli altri da cui ha origine il flusso migratorio. Ecco perché la prassi più diffusa nei mesi scorsi è stata la brutale opzione dei respingimenti.

Ogni anno arrivano in Italia 30.000 migranti sudamericani

Sono circa 30 mila i sudamericani che ogni anno arrivano in Italia: erano 50 mila nel 1991, nel 2008 sono 316 mila. Le comunità più presenti sono quelle peruviana ed ecuadoriana (70 mila unità), poi i brasiliani (40 mila), domenicani e colombiani (20 mila). È quanto emerge dallo studio ‘America -Italia. Vecchi e nuovi migranti’, realizzato della Caritas e della e presentato il 28 settembre a Roma. Dalla ricerca risulta anche che il 25% degli ha meno di 18 anni (6 mila in provincia di Roma e almeno tre volte di più in provincia di ) e che i sono maggiormente concentrati al nordovest e nei poli di Roma e . Pressoché irrilevante la loro presenza al sud, dove prevalgono di altra provenienza (africana,rumena,albanese,polacca).
I sudamericani occupati sono 248 mila, il 9% del totale degli stranieri che lavorano in Italia e solitamente impiegano due anni per estinguere il debito contratto per il viaggio. I lavori svolti dalle donne sono soprattutto nelle famiglie per l’assistenza domiciliare, mentre gli uomini sono impiegati nell’industria e nell’edilizia.
si conferma la capitale dell’imprenditoria degli sudamericani: risultano titolari d’impresa 927 peruviani, 660 ecuadoriani, 289 brasiliani, 75 argentini, 59 colombiani, 27 cubani, 19 venezuelani. Anche a Roma i più diffusi imprenditori sudamericani sono peruviani, ma con sole 280 imprese.

A Brescia pronti centinaia di permessi di soggiorno che nessuno ritira

Brescia è oggi la terza città italiana, dopo e Roma per numero di stranieri residenti (140 mila in tutta la Provincia) e fra i gruppi più numerosi per nazionalità troviamo gli albanesi al primo posto (oltre 12 mila), seguiti da marocchini (11.400) e ucraini (circa 5 mila). Il primo giorno di consegna dei permessi di soggiorno durante il weekend non va come previsto: in lista 800 stranieri, ma alle 15 in Questura si erano presentati in 150. Sono in totale 5000 le pratiche da consegnare, e sembra che la scelta dei giorni festivi abbia spiazzato i destinatari. Il punto è se è stata loro portata adeguatamente a conoscenza oppure no. L’efficientismo di alcune grazie alle modalità di rilascio del permesso di soggiorno elettronico è un fatto positivo. Ma se alla data di convocazione per la consegna del permesso si presentano in pochi, occorrerà fissare una nuova data, e l’effetto di snellimento delle procedure rischia in parte di saltare.

Roma, in arrivo il piano nomadi: 13 campi per 6000 Rom

RomMentre le coinvolte hanno finora annunciato di non essere state neanche convocate per la definizione del nuovo piano nomadi, sono stati resi noti almeno i numeri del nuovo piano presentato dal sindaco Gianni Alemanno, dal prefetto Giuseppe Pecoraro, dal ministro dell´Interno Roberto Maroni e dall´assessore capitolino alle Politiche Sociali Sveva Belviso.
Il sindaco ne ha parlato con una certa enfasi: «Questo piano nomadi rappresenta una rivoluzione copernicana» ha detto Alemanno annunciando che entro la fine del 2010 saranno smantellati tutti gli insediamenti abusivi. Saranno chiusi il , Tor De´ Cenci, La Martora, Baiardo, Foro Italico, il campo dell´Arco di Travertino, Spellanzon e Sette Chiese.
Resta da chiedersi in concreto qual è l’obiettivo finale, se la semplice riduzione delle aree destinate ai nomadi al fine di agevolarne il controllo pubblico, ovvero il progressivo inserimento delle famiglie Rom in unità abitative di , con il parziale contributo economico delle ora insediate nei campi. E’ noto che quest’ultima eventualità rischia di scatenare una specie di guerra tra poveri in una città in cui l’ è stata accantonata da anni per favorire le grandi imprese edili, spesso con amministratori addirittura impegnati in campagne elettorali; e che negli anni precedenti si è concesso ai costruttori di edilizia residenziale un impensabile potere di vera e propria pianificazione dello spazio pubblico. Ma poiché le colpe di tutto questo sono a carico dei politici e, semmai, dei rapporti malsani fra politica ed economia, chi è in cerca di un alloggio ha diritto a pari trattamento se sussistono parità di condizioni alla base, italiano o nomade che sia.

Quando le luci scompaiono. Bimbi afgani nascosti nei tombini, il sottosuolo di Roma come quello di Bucarest

Roma
Li hanno scoperti il 4 aprile a ridosso di via Matteucci, nei pressi della stazione Ostiense. 24 ragazzini che dormono nei tombini in cemento armato, che in inverno protegge dalle basse temperature. Dormono anche in piedi, appoggiati al claustrofobico rifugio che si sono procurati rimuovendo le grate a protezione dei tombini. Sono figli di tribù benestanti afgane, uno di loro – ormai diciassettenne – dichiara di aver pagato alcune migliaia di euro per venire in Italia. Una cifra simile non è alla portata di tutti, in Afghanistan. Eppure l’Italia è solo uno scalo per arrivare in Inghilterra o in Germania, dove il trattamento riservato ai richiedenti asilo politico è considerato migliore e dove vivono consistenti comunità afgane. Ora i minori sono stati condotti presso il centro di prima accoglienza di via , e riceveranno il trattamento riservato ai richiedenti asilo politico almeno fino al compimento dei diciotto anni, quando decideranno da sé cosa fare.

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