Scritto Mercoledì 28 Aprile 2010 da Luisa Sgarra

Migranti in Italia
“Nella sua forma attuale, la politica italiana consistente nell’ intercettare migranti in mare e costringerli a tornare in Libia o in altri Paesi non europei, rappresenta una violazione del principio di non respingimento”.
E’ quanto sostiene il Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (Cpt) del Consiglio d’Europa che oggi ha pubblicato il rapporto relativo alla visita condotta nel luglio 2009 in Italia, corredato dalla risposta del Governo italiano. Questi documenti sono stati resi pubblici su richiesta delle autorita’ italiane.
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Tag:Consigli d'Europa, Libia, prevenzione, respingimenti
Scritto Sabato 31 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
I dati forniti provengono da Frontex, l’Agenzia Europea per la Gestione della Cooperazione Operativa nelle Frontiere Esterne (terrestri, marittime, porti ed aeroporti) della UE: l’immigrazione clandestina nell’area UE è diminuita quest’anno in media del 20%. Inoltre la pressione migratoria illegale è calata di ben il 50% in Spagna, del 33% in Italia, anche se in Grecia è aumentata del 70%. Le principali ragioni sembrano essere la crisi economica, che non fa più apparire il vecchio continente come un Eden in cui trovare un lavoro, e l’intensificazione dei controlli delle forze dell’ordine a presidio del cosiddetto “spazio Schengen”. Il calo dell’immigrazione illegale è un dato positivo, ma non bisogna dimenticare qualità e quantità dei respingimenti: tagliare i diritti d’asilo e addirittura eluderne le domande non è certo un merito che può volgere a beneficio della riduzione dei dati in merito all’immigrazione illegale.
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Tag:diritto di asilo, Frontex, immigrazione, respingimenti, Schengen
Scritto Sabato 10 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
«Il Centro di identificazione e di espulsione di Ponte Galeria è al collasso. Deve essere chiuso». Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha inviato una relazione al ministro dell´Interno Roberto Maroni, e per conoscenza al sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti Mario Mantovani e a Mario Morcone, capo dipartimento per le libertà civili e l´immigrazione, dopo aver a lungo analizzato la disastrosa situazione del Cie tra le cui mura gli immigrati vivono ogni tipo di disagio e di privazione. Pecoraro ha scritto a Maroni specificando che il Centro o «viene ristrutturato o chiuso e spostato altrove».
Del resto la situazione negli ultimi mesi è nettamente peggiorata. L’inasprimento delle norme in tema di immigrazione ha portato più gente a Ponte Galeria: la popolazione del Cie, il più grande
d´Italia, è aumentata in estate di circa 80 unità, da 246 a 319 ospiti (175 uomini e 143 donne) al limite della capienza tollerabile che è di 330 posti. Per la maggior parte si tratta di nordafricani in attesa di essere rimpatriati. L´accoglienza è al limite, tanto che spesso gli immigrati, fermati dalle forze dell´ordine vengono trasferiti, per mancanza di posti, direttamente in carcere. E anche chi vive lì non sta certo bene. Il sovraffollamento e il caldo insopportabile di questi ultimi mesi, senza dimenticare le ferie degli operatori, hanno creato una miscela potenzialmente esplosiva. Poi ci sono i lunghi tempi di attesa per ottenere i colloqui con le ambasciate di origine e il fatto che i nuclei familiari al momento dell´arrivo vengono divisi nei settori maschile e femminile con evidenti problemi di convivenza.
Il prolungamento dei tempi di reclusione che, dopo la recente legge sulla sicurezza sono stati innalzati a 6 mesi, contribuisce certamente a degradare la dignità umana dei trattenuti ma non sembra aver minimamente risolto il problema dell’identificazione, preliminare alla espulsione, che dipende dalla collaborazione delle rappresentanze dei paesi di provenienza. In questa direzione il Governo italiano si è attivato soprattutto mediante accordi bilaterali con la Libia, un paese di certo non più garantista degli altri da cui ha origine il flusso migratorio. Ecco perché la prassi più diffusa nei mesi scorsi è stata la brutale opzione dei respingimenti.
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Tag:centro di identificazione, CIE, espulsione, immigrazione, Libia, nordafricani, Ponte Galeria, prefetto, respingimenti, Roma, sicurezza
Scritto Venerdì 25 Settembre 2009 da Massimiliano Curzi
Un inedito audio documentario rivela quanto accade ai migranti trattenuti – spesso per anni – nelle prigioni libiche, anche in seguito ai respingimenti tanto graditi al Governo italiano. Autore dell’opera è il documentarista tedesco Roman Herzog che, dopo settimane di lavoro sul campo, tra accompagnamenti delle autorità libiche, visite ai campi di detenzione e colloqui con i profughi che vi sono rinchiusi, spesso in condizioni estreme, ha raccolto 70 minuti interamente registrati in Libia dalla viva voce dei migranti coinvolti. Per ascoltarne uno stralcio è possibile visitare il sito www.audiodoc.it.
Intanto un’altra aperta condanna alla politica dei respingimenti adottata dall’Italia insieme alla Libia proviene dal rapporto “Scacciati e schiacciati” dell’associazione Human Rights Watch. “Nel maggio del 2009 – esordisce il dossier – per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale, uno stato europeo ha ordinato alla sua guardia costiera e alle sue navi militari di intercettare e ricacciare indietro con la forza le barche dei migranti in mare aperto senza fare un’analisi che potesse determinare se i passeggeri avessero bisogno di protezione o fossero particolarmente vulnerabili”.
La documentazione intende divulgare come vengono trattati i migranti che dalla Libia cercano di raggiungere l’Italia, prima respinti con la violenza e poi maltrattati in Libia. Le informazioni provengono da 91 interviste con migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Italia e a Malta condotte principalmente nel maggio 2009. Secondo Bill Frelick, direttore delle politiche per rifugiati ad Human Rights Watch “la realtà è che l’Italia sta rimandando questi individui incontro ad abusi: i migranti che sono stati detenuti in Libia riferiscono, categoricamente, di trattamenti brutali, condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria”. Il rapporto punta il dito soprattutto contro la violazione del governo italiano del regolamento internazionale che vieta il refouling, cioè il rinvio collettivo di individui con la forza verso luoghi dove la loro vita o libertà è minacciata, o dove rischierebbero la tortura o un trattamento inumano o degradante.
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Tag:Bill Frelick, Governo italiano, Human Rights Watch, Libia, Migranti, refouling, respingimenti, Roman Herzog, tortura
Scritto Venerdì 25 Settembre 2009 da Massimiliano Curzi
È stato ridefinito “l’effetto Afghanistan”: quello che ha portato l’informazione televisiva italiana a tacitare quasi completamente due notizie di estrema importanza. La prima l’aveva anticipata l’Unità la scorsa settimana e l’avevamo data noi su questo blog: si tratta del duplice filone d’inchiesta aperto dalle Procure di Agrigento e Siracusa sui respingimenti di migranti al largo del canale di Sicilia. Ne fanno parte a pieno titolo le vittime del 28 giugno 2008, quando un barcone si avvicinò a una nave della Guardia costiera per chiedere aiuto. Un errore nella manovra di soccorso provocò la morte di alcuni immigrati che cercavano di salire a bordo.
Sembra che la trasmissione TV “Le Jene” intendesse parlarne, ma la linea editoriale pare sia stata condizionata da direttive Mediaset influenzate dal recente attentato ai paracadutisti italiani in missione in Afghanistan: per il momento l’inchiesta avrebbe dovuto slittare. Puntuale, Marco Travaglio e soci con il loro recentissimo quotidiano “Il fatto” l’hanno ripresa (). Altrettanto piccata la controreplica delle reti Mediaset, affidata addirittura a un’intemerata contro la giornalista del quotidiano di Travaglio – al secolo, Beatrice Borromeo – rea, complice i suoi natali aristocratici, di occuparsi del naufragio di migranti pur essendo proprietaria di uno yacht di trenta metri. Il tutto dagli schermi di Studio Aperto. Come dire a uno che non si è mai ammalato che non può parlare di malattie: complimenti per la coerenza, se non per la spudoratezza.
L’altra notizia, altrettanto oscurata ma non meno seria, è il rinvio a giudizio arrivato dopo quattro udienze preliminari, altrettanti rinvii, centinaia di cartelle cliniche raccolte dalla procura: così la vicenda dei marinai uccisi dall’amianto è giunta a una svolta. Infatti sono stati rinviati a giudizio dal gup padovano Paola Cameran, secondo l’istanza del pm Sergio Dini, 8 alti ufficiali (ex ammiragli ed ex generali) della Marina Militare. Sono gli ex capi di Stato Maggiore Mario Bini e Filippo Ruggiero; gli ex ammiragli Lamberto Caporali e Francesco Chianura, gli ex direttori generali della Sanità militare Elvio Melorio, Agostino Didonna e Guido Cucciniello; l’ex comandante in capo di squadra navale Mario Porta. Per loro il 12 gennaio inizierà il processo: l’accusa è di omicidio colposo per aver omesso tra il 1980 e il 1994 di informare il personale sui rischi cui era esposto. L’amianto, di cui le navi erano letteralmente imbottite, è un minerale cancerogeno. Dal 1992 è fuorilegge in Italia. Eppure anche di questo è evidente che non si volesse parlare: era il giorno della commemorazione ai caduti in Afghanistan. Ma qualcuno ricorda che già per l’attentato del 2003 a Nassirya vi furono richieste di rinvio a giudizio a carico degli alti ufficiali per omissione colposa?
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Tag:afghanistan, amianto, Canale di Sicilia, Il fatto quotidiano, Le Jene, Marco Travaglio, Migranti, Nassirya, omicidio colposo, respingimenti, rinvio a giudizio, Stato Maggiore
Scritto Venerdì 18 Settembre 2009 da Massimiliano Curzi
Ora che dalle procure di Agrigento e Siracusa risultano avviati due inchieste riguardanti le modalità dei respingimenti nel canale di Sicilia, emergono anche altri fatti precedenti il maggio scorso, presunta data d’inizio dei respingimenti di migranti. Un fatto risalente a marzo è di particolare gravità. Le reali dimensioni della tragedia sono state scoperte quasi per caso, grazie alle intercettazioni telefoniche, durante un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Bari sulla tratta di essere umani finalizzata alla prostituzione, e proveniente dalla Nigeria. Una telefonata che gela il sangue. Gli interlocutori sono un trafficante residente in italia e un uomo che si trovava in Libia. Si autodefinisce «connection-man» e si affanna a rispondere alle ripetute domande dell’altro. Ma il trafficante è nervoso: lo accusa di avergli fatto perdere un «carico» prezioso, trenta ragazze già acquistate per essere avviate alla prostituzione in Italia sono «andate perse» in un naufragio. «La barca si è spezzata in due», si giustifica «connection-man». Parlano proprio del naufragio avvenuto la notte tra il 28 e il 29 marzo. «Tutti danno la colpa a me, ma che colpa ne ho io se c’era cattivo tempo. Le barche si sono spezzate perché il legno con cui erano fatte non era buono». Ma di barca ne è stata ritrovata ufficialmente solo una. Delle altre vittime non si sa niente. E sembra si voglia continuare a non sapere.
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Tag:direzione distrettuale antimafia, intercettazioni telefoniche, magistratura, Migranti, respingimenti, trafficante
Scritto Venerdì 18 Settembre 2009 da Massimiliano Curzi
Mentre la Procura di Siracusa stava già indagando sui respingimenti di migranti nel Canale di Sicilia, ipotizzando il reato di violenza privata, e i magistrati avevano già ascoltato il comandante della motovedetta della Guardia di Finanza che il 31 agosto scorso intercettò a largo di Capo Passero un barcone con 75 immigrati ricondotti in Libia, anche la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo relativo ai respingimenti sulla base dello stesso titolo di reato.
Al momento non risulta sia stato richiesto l’interrogatorio dei comandanti delle motovedette delle navi della Marina Militare. Alla Guardia di Finanza i magistrati hanno invece chiesto di acquisire la documentazione relativa alle direttive impartite, al fine di accertare eventuali violazioni di legge.
In particolare i magistrati intendono verificare le procedure di identificazione dei migranti e il rispetto delle norme che assicurano, a chi ne abbia diritto, di presentare richiesta per ottenere lo status di rifugiato. Il Procuratore di Agrigento ha infine ribadito che l’inchiesta riguarda solo gli aspetti relativi alle modalità dei respingimenti effettuati, senza entrare nel merito di una decisione di ordine politico.
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Tag:Agrigento, Capo Passero, immigrati, Libia, procura, respingimenti, Siracusa, titolo di reato, violenza privata
Scritto Sabato 12 Settembre 2009 da Massimiliano Curzi
Non bastava la figuraccia rimediata dieci giorni fa, quando il nostro presidente del Consiglio aveva ammonito la Presidenza europea a esprimersi direttamente escludendo i diversi portavoce nazionali, come se l’Unione Europea fosse un luogo franco dalle opinioni internazionali e riproponga a livello comunitario il centralismo degli Stati di appartenenza.
Insomma il Governo italiano va dritto per la sua strada che rassomiglia sempre più a un vicolo cieco: il Governo ha infatti appena replicato alla richiesta di chiarimenti avanzata il 15 luglio scorso dalla Commissione europea in materia di immigrazione sottolineando come le azioni di respingimento nel Mediterraneo sono “conformi al diritto comunitario ed alle convenzioni internazionali vigenti, in particolare, rispetto alla tutela dei richiedenti asilo o protezione internazionale”. È quanto riferiscono fonti della rappresentanza permanente d’Italia presso l’Ue a Bruxelles (fonte: Adnkronos/Aki,Bruxelles, 11 sett.). Ma omettono di dire che la prevalenza dei respingimenti avviene verso la Libia, Stato che non riconosce il diritto asilo così come il suo leader, che durante la sua visita in Italia lo ha apertamente considerato una pretesa ridicola “di alcuni africani che provengono dalle foreste”.
Come alcuni organi di stampa nostrani abbiano potuto elogiare un personaggio simile, fa parte del contesto francamente squallido dello stato dell’informazione in Italia.
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Tag:centralismo, convenzioni internazionali, diritto comunitario, Libia, portavoce, presidente del Consiglio, respingimenti, Unione Europea
Scritto Mercoledì 9 Settembre 2009 da Massimiliano Curzi
Sembra assurdo parlarne adesso, quando con la consueta spudoratezza istituzionale c’è chi si vanta che tra il 1 maggio e il 30 agosto del 2008 erano arrivati in Italia 14mila clandestini,mentre nello stesso periodo del 2009 ne sono arrivati 1.300: piccolo particolare, quasi un terzo di 1.300
- 415, come abbiamo già scritto sul blog – sono morti a causa dei respingimenti nel solo canale di Sicilia.
Ma per fortuna non tutti i politici esprimono scarsa sensibilità istituzionale. Economisti ed esperti dei fenomeni migratori hanno espresso in questi giorni una particolare attenzione verso le proposte del presidente Gianfranco Fini sulla questione della cittadinanza e dell’elettorato attivo e passivo per le persone immigrate.
Senonché le impostazioni generalistiche contano ben poco su un terreno delicato come questo. Ed è innegabile che la maggioranza sembra pressoché interamente orientata in seso opposto a quello di Fini. Appena gli uffici dei giudici di pace inizieranno a esplodere a causa dei migliaia di muovi processi per ingresso o soggiorno abusivo, anche il Governo dovrà studiare soluzioni diverse dalla pura e semplice repressione, o dalla regolarizzazione condizionata al solo interesse economico.
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Tag:cittadinanza, elettorato attivo, fenomeni migratori, guidici di pace, processi, respingimenti, sbarchi
Scritto Sabato 5 Settembre 2009 da Massimiliano Curzi
Mentre tutte sembra pronto per cambiare le regole di Eurodac, la banca dati in cui sono conservate le impronte digitali di chi chiede asilo politico nell’Unione Europea, arrivano impietose le cifre dei migranti morti nel solo canale di Sicilia fino ad agosto: 415 persone, una cifra altissima se la si confronta con il numero complessivo dei migranti deceduti lo scorso anno, quando erano stati 1.274 su base nazionale. E poco o nulla si sa della sorte dei migranti respinti in Libia dall’Italia,finora 1.216 persone fermate in acque internazionali.
È facile per il Governo affermare che i respingimenti hanno portato a un drastico calo degli sbarchi di immigrati in Italia. Ma dell’altra parte della verità, quella di cui si parla di meno per compiacenza verso le istituzioni, c’è francamente da vergognarsi.
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Tag:Canale di Sicilia, Eurodac, immigrati, Libia, Migranti, respingimenti, sbarchi