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	<title>Migranti Blog &#187; reportage</title>
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	<description>Il mondo di tutti per tutti.</description>
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		<title>Reportage di Oggi. L&#8217;infero dei Migranti</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 11:52:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luisa Sgarra</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Passavini]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; un reportage interessantissimo che ci aiuta a capire come sono ridotti i migranti in Libia. Non si deve restare indifferenti a tutto ciò. Tratto da corriere.it. Un testimone racconta cosa succede dove i clandestini sono solo una merce. Anche da buttare, se serve Un cimitero senza lapidi. E&#8217; il deserto della Libia, attraversato dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1373" src="http://www.migrantiblog.it/files/2010/01/114-150x150.jpg" alt="1" width="150" height="150" />E&#8217; un reportage interessantissimo che ci aiuta a capire come sono ridotti i migranti in Libia. Non si deve restare indifferenti a tutto ciò. Tratto da <a href="http://www.corriere.it/esteri/10_gennaio_26/libia-migranti-oggi_b9f1888e-0a98-11df-9ce5-00144f02aabe.shtml">corriere.it</a>.</p>
<p>Un testimone racconta cosa succede dove i <strong>clandestini</strong> sono solo una merce. Anche da buttare, se serve</p>
<p>Un cimitero senza lapidi. E&#8217; il deserto della <strong>Libia</strong>, attraversato dalle rotte dei <strong>migranti</strong>. Qui «sono i morti che cercano i vivi» scrive <strong>Gianni Passavini</strong>, in un <strong>reportage</strong> che esce mercoledì sul settimanale <span>Oggi</span>. «Li trovi senza cercarli. Passi col tuo fuoristrada e lì, dove tutto è sabbia color ocra, vedi spuntare una camicia azzurra, un lembo che sventola, quasi a voler segnalare una presenza».</p>
<p><span id="more-1369"></span></p>
<p>E&#8217; quella di un ragazzo nero disteso nella sabbia. Uno dei tanti che hanno perso la vita, non solo la speranza di cambiarla. Molti sono anche quelli che tentano di ritornare al loro paese, dopo essere stati intercettati in mare da qualche nave militare e riconsegnati al loro destino africano, che ripassa per forza dal deserto dalla Libia. Sempre che riescano a sfuggire ai centri di detenzione predisposti da <strong>Gheddafi</strong>.</p>
<p><strong>Da quando nello scorso marzo è stato firmato l&#8217;accordo tra Italia e Libia per il via ai respingimenti in mare, il flusso di ritorno è aumentato</strong>.</p>
<p>Soprattutto di quelli che arrivano da paesi in guerra, che prima confidavano di ottenere lo <strong>status di rifugiati. </strong><span>Oggi</span> ha raccolto la testimonianza di un italiano che si trova spesso ad attraversare il &#8220;<strong>cimitero senza lapidi</strong>&#8220;.</p>
<p>Guarda le <a href="http://www.corriere.it/gallery/esteri/01-2010/libia/1/deserto-migranti_51e99484-0a98-11df-9ce5-00144f02aabe.shtml#6">immagini</a></p>
<p>E&#8217; lui a spiegare come questo obitorio senza confini assorba un numero di morti che nessuno conosce. Dopo qualche giorno la sabbia seppellisce gli uomini neri senza nome. Ma se uno arriva in tempo, prima che il deserto nasconda per sempre queste tracce, vede &#8220;i <strong>morti che cercano i vivi&#8221;</strong>. E, se la fortuna ha pietà, è anche possibile salvarne anche qualcuno.</p>
<p>«Il camion su cui viaggiavano si è rotto &#8211; spiega il testimone &#8211; l&#8217;abbiamo anche visto. C&#8217;è sempre una macchina che segue i camion di clandestini, con tutta probabilità ha caricato gli autisti, abbandonando gli altri al loro destino». Ci sono anche le immagini di un video girato sul posto, a &#8220;illustrare&#8221; il racconto. I migranti non erano morti da molto tempo. «Due di loro erano ancora vivi &#8211; spiega il testimone italiano &#8211; ma completamente disidratati. Li abbiamo trasportati ad Al Gutrun e li abbiamo salvati». Sono tantissimi gli incidenti che coinvolgono i camion di clandestini. Ma quasi mai nessuno lo viene a sapere. Sono stracarichi di cose e persone, oltre ogni logica e contro ogni equolibrio: basta una buca o un dosso e il viaggio della speranza, o della fuga, si trasforma in morte sicura.</p>
<p>Chi gestisce questi flussi di dannati ha il senso degli affari, e solo quello. <strong>Gli introiti dei viaggi della speranza sono una miniera di soldi e non si può sgarrare</strong>. Se qualcuno cerca di fregare questi trafficanti è finito. In altre immagini pubblicate dal settimanale si vedono due ragazzi presi a bastonate, cosparsi di benzina e bruciati vivi. Loro non sono nemmeno arrivati a morire sotto la sabbia.</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.corriere.it">www.corriere.it</a></p>
<p>Foto by myamazighen.files.wordpress<!-- google_ad_section_end --></p>
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