Regolarizzare le badanti? Conviene alle casse dello Stato

Se le badanti irregolari sono 300.000, come sostiene il Governo, nelle casse dello stato entrerà un “tesoretto” di 150 milioni di euro: insomma l’altra faccia della regolarizzazione delle 500.000 badanti in Italia è di natura economica, e rappresenta una cospicua occasione per rinvigorire il bilancio statale. La lettura alternativa alla delicata questione della regolarizzazione proviene dalla Cisl del Veneto, che riflette sul contributo forfettario all’Inps di 500 euro a carico delle famiglie. Così, secondo una stima eseguita dall’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere) del Veneto, questi versamenti contribuiranno complessivamente per 250 milioni di euro al bilancio statale. Di altri 100 milioni saranno invece gli introiti dovuti alla nuova tassa per il permesso di soggiorno, pagata dalle stesse badanti.

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Regolarizzazione degli stranieri, potrà parteciparvi anche chi in passato era stato espulso

Secondo il nuovo modello di sanatoria dei lavoratori stranieri allo studio del Governo, potrà fare richiesta di regolarizzazione anche chi in passato era stato sottoposto a procedimento di espulsione perché sprovvisto del permesso di soggiorno o perché il permesso era scaduto. Niente da fare invece per chi ha in corso un’espulsione per motivi di sicurezza, ordine pubblico o terrorismo, una segnalazione come “inammissibile” in Italia o una condanna (anche solo in primo grado) dovuta a un reato per cui è previsto l’arresto in flagranza.

Ma all’atto della richiesta è necessario non nascondere nulla né alterare in alcun modo la propria posizione: se si presentano dichiarazioni false si commette reato e se si utilizzano documenti contraffatti si rischia fino a sei anni di carcere.

Bufera sull’interpretazione del nuovo pacchetto sicurezza: il Governo lo definisce «non retroattivo», ma è un disastro in ogni caso

Le nuove norme sulla sicurezza che introducono il reato di immigrazione clandestina «non sono assolutamente retroattive», quindi «non si applicano» a colf e badanti che lavorano in Italia.

«C’è stata davvero tanta strumentalità, le norme penali non sono mai retroattive». A chiarirlo – si fa per dire – è il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ai microfoni del Tg2. Sacconi difende la legge sulla sicurezza, che definisce «necessaria per mettere una cesura rispetto a un tempo nel quale, per 20 anni, abbiamo subito i flussi migratori invece di programmarli». Il che è anche vero. Ma a proposito di programmazione, al ministro andrebbe ricordato che l’esecutività del decreto flussi 2008 – fatto da questo stesso Governo – è stata recentemente sospesa dal Consiglio di Stato per violazione del principio di ragionevolezza; che d’altro canto al decreto flussi 2009, invocato in questi giorni a sproposito come soluzione per la regolarizzazione di colf e badanti in nero, non è ormai più possibile fare riferimento poiché il termine per la presentazione delle domande è già scaduto il 31 maggio, e riaprirlo significherebbe addensare altro caos in quello già esistente; che se ora il Governo aggiungesse un’altra norma lesiva del principio di uguaglianza al pasticcio che è stato in grado di allestire, questure e uffici giudiziari finirebbero per esplodere.

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Immigrati, rapporto dell’OCSE: in Europa l’occupazione cresce anche grazie al loro lavoro

Particolarmente significativo il contributo del lavoro degli immigrati nella crescita occupazionale dei Paesi Ocse. In Italia, Spagna, Austria e Danimarca, infatti, le stime rivelano che il 40% dell’aumento di posti di lavoro è dovuto all’impiego di immigrati.

Secondo il rapporto Ocse (Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo) 2009, dedicato al fenomeno dell’immigrazione, negli ultimi 5 anni l’area degli Stati della UE ha registrato una crescita occupazionale sostenuta, con la creazione di oltre 30 milioni di posti di lavoro tra il 2003 e il 2007 (20 milioni in Europa). Nel corso di questo periodo, la crescita annuale ha segnato un aumento dell’1,5% (2,5% in Europa), mentre la disoccupazione è diminuita dal 6,9% al 5,6% (dal 9,1% al 6,9% in Europa). Ovviamente sono dati aggregati, che bilanciano la perdita di posti di lavoro in paesi tradizionali (quali Francia, Italia, Spagna, Germania) con la crescita occupazionale di altri paesi parte dell’Unione (Polonia e Romania innanzitutto, ma anche le repubbliche baltiche), quindi non devono sorprendere. Quel che invece va considerato con attenzione è un fenomeno spesso sottovalutato, cioè l’impatto del lavoro degli immigrati – spesso accusati di sottrarre opportunità di impiego ai lavoratori nazionali – per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro. Si prenda ad esempio il caso delle badanti, che di fatto ormai esercitano buona parte delle attività che un tempo erano esercitate dagli assistenti domiciliari: il numero di questi ultimi è ora cresciuto perché essi possono svolgere attualmente mansioni più qualificate di un tempo, visto che del resto si occupano ormai proprio le badanti.

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