Scritto Lunedì 14 Settembre 2009 da Massimiliano Curzi
Si tratta dell’ennesimo paradosso o, se vogliamo essere più espliciti, dell’ennesima stortura dello strampalato pacchetto sicurezza ideato dal Governo: consiste nell’obbligo relativo al superamento di un test in lingua italiana, previsto come condizione per il rilascio della Carta di soggiorno (da qualche anno, ridefinita come “permesso CE per soggiornanti di lungo periodo”: e non si tratta di un miglioramento linguistico né concettuale).
Così ad esempio a Modena accade che molti cittadini stranieri non hanno potuto ritirare la carta di soggiorno nonostante l’appuntamento già fissato. Recatisi in Questura, invece del sospirato titolo di soggiorno hanno ricevuto un biglietto d’invito, redatto ai sensi dell’art. 6 L. 241/90, con il quale sono invitati ad esibire “un certificato che attesti l’avvenuto superamento di un test di conoscenza della lingua italiana”, “a seguito delle novità introdotte dall’art.9, comma 2 bis, l. 94/09″. Nonostante si tratti di un art. 6 il biglietto di invito non contiene un termine perentorio entro il quale consegnare il certificato. Non si sa, infatti, chi deve organizzare il test, né come né dove. Sembra l’ennesima disposizione introdotta per compiacere la Lega e – chissà – forse per fare un favore alle organizzazioni che gestiscono scuole di italiano per stranieri, le quali beneficiano spesso di fondi pubblici per essere attivate. E questa la si vorrebbe spacciare per semplificazione amministrativa?
Giudichi il lettore se è possibile anche lontanamente considerarla come tale.
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Tag:carta CE, carta di soggiorno, italiano per stranieri, Modena, pacchetto sicurezza, pubblica amministrazione, questura, semplificazione amministrativa, soggiornanti di lungo periodo, test lingua italiana
Scritto Domenica 23 Agosto 2009 da Massimiliano Curzi
Il primo caso sospetto si era verificato a Lodi, dove un impiegato postale è attualmente sotto inchiesta per concussione. Ma ciò che due funzionari di Montecchio e Reggio Emilia avevano organizzato, era una vera e propria centrale della contraffazione dei permessi di soggiorno, con tanto di stamperia illegale. A loro carico è stata elevata l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma potrebbe esservi aggiunto anche il reato di omissione di atto d’ufficio (poiché numerosi controlli sulle domande di permesso restavano ineseguiti), sempre che non venga ritenuto assorbito nella più grave ipotesi delittuosa.
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Tag:assoicazione per delinquere, contraffazione, corruzione, direttore Poste, impiegato postale, Montecchio, permessi di soggiorno, pubblica amministrazione, Reggio Emilia
Scritto Giovedì 20 Agosto 2009 da Massimiliano Curzi
Era già successo a Lodi meno di un mese fa, ma in quel caso a essere coinvolto era un pubblico ufficiale. Stavolta è stato invece un 63enne di Bergamo, estraneo alla pubblica amministrazione ma ancor più senza scrupoli: prometteva agli extracomunitari di intervenire nelle pratiche per il rilascio del permesso di soggiorno. È stato tempestivamente smascherato dalla polizia che l’ha denunciato per truffa e millantato credito. Si tratta di un truffatore abituale degli stranieri: almeno una la vittima accertata, mentre una seconda si è insospettita e ha avvisato la polizia, che si è presentata all’appuntamento per la consegna del denaro.
Si osservi inoltre come questo tipo di reati si insinua nelle maglie di tempi amministrativi spesso intollerabili: sabato mattina, poco dopo le undici, l’uomo aveva fissato un incontro con un boliviano di 43 anni, da due anni era in attesa del permesso di soggiorno. Il sedicente mediatore gli aveva garantito di sveltire i tempi, vantando una conoscenza all’interno dell’ufficio immigrazione della Questura. Costo della sua “intercessione”, 1500 euro. Prima del versamento di un anticipo pari a 500 euro, il boliviano ha intuito l’inganno e ha avvisato la polizia, che poco dopo ha fermato il truffatore con la busta ancora in mano. In macchina aveva persino la ricevuta da consegnare al boliviano. L’uomo si è giustificato dicendo di voler aiutare l’immigrato senza alcun tornaconto: la somma era stata ricevuta «senza impegno».
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Tag:Bergamo, millantato credito, permesso di soggiorno, pubblica amministrazione, stranieri, ufficio immigrazione
Scritto Venerdì 7 Agosto 2009 da Massimiliano Curzi
Il caso riguardava una cittadina di origine peruviana, cui il Questore di Roma aveva negato il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, ritenendo non tempestiva la presentazione dell’istanza di rinnovo. Contro il Provvedimento del questore, la cittadina ha promosso ricorso al Tar del Lazio e il Tar, con la Sentenza n. 7748/2009, ha accolto il ricorso.
La donna aveva attestato di essere in possesso di soggiorno per attesa di occupazione, con validità di mesi sei; nel frattempo era stata assunta con contratto di lavoro a tempo indeterminato in qualità di collaboratrice domestica, per cui aveva presentato istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. L’istanza veniva timbrata, e la donna invitata a ripresentarsi munita della documentazione attestante l’avvenuta iscrizione all’INPS e copia originale del passaporto. Al momento però il funzionario competente aveva opposto la mancata esibizione dei bollettini INPS attestanti il versamento dei contributi previdenziali. Ora, è nota la lentezza burocratica dell’Inps, sicché i bollettini arrivavano a distanza di alcuni mesi. Perciò l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno era stata respinta in quanto ritenuta tardiva. Tra i motivi di censura, la ricorrente ha dedotto il difetto di istruttoria. Il Tar ha dichiarato che il ricorso è fondato, perché le lungaggini della pubblica amministrazione non possono tornare a svantaggio degli utenti: i ritardi un ramo della P.A. non possono valere da alibi per rifiutare l’esercizio di un diritto.
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Tag:contributi previdenziali, INPS, lavoro a tempo indeterminato, permesso di soggiorno, pubblica amministrazione, Tar Lazio
Scritto Giovedì 6 Agosto 2009 da Massimiliano Curzi
La donna, un’ucraina cardiopatica che lavora come badante di un’anziana nel Varesotto, ha avuto un malore alla stazione e malgrado tutto rifiutava il ricovero: «No ospedale, io no documenti», continuava a ripetere la donna, secondo quanto riferito da un lettore che ne ha informato la testata Varesenews.
Non è la prima volta che si verificano casi simili, complice anche una pubblica amministrazione che ha maldestramente anticipato le peggiori interpretazioni delle più controverse innovazioni normative in materia di sicurezza.
Tra gli effetti più deleteri del nuovo testo sulla sicurezza – che entrerà in vigore sabato 8 agosto – c’è la paura generalizzata cui sono già ridotti molti immigrati. Il Governo ha un bel dire che quanti erano in Italia già da prima non rischiano nulla: in termini normativi, tutto ciò è ineccepibile. Ma si dimentica che la pubblica amministrazione italiana spesso interpreta le nuove leggi in modo miope o conservatore, incorrendo altrettanto spesso in errori che richiedono anche lunghe trafile giudiziarie per essere scoperti e sanzionati. Tutto ciò che può accadere nel frattempo, va spesso a discapito dell’immigrato: chi viene in Italia per lavorare è ancor più frustrato nelle sue aspettative quando è costretto ad affidarsi a una burocrazia che, già di per sé non sempre efficiente, diventa persino incomprensibile a un migrante soprattutto a causa dei tempi di attesa e di evidenti fattori linguistici. L’incertezza degli ultimi giorni in merito alla questione se iscrivere o meno i figli degli immigrati irregolari all’anagrafe, è piuttosto eloquente: ministero dell’Interno e Questure si sono contraddette sino a portare a una nota ufficiale del Viminale, il che non è bastato; in alcune province le Questure centrali hanno emanato a loro volta un’altra nota ufficiale contenente una specie di interpretazione autentica della legge, a favore di chi partorisce senza permesso di soggiorno. Ma la paura persistente degli immigrati è la spia più evidente che una simile normativa è tutt’altro che orientata a creare legalità, semplicemente si appresta a spostare la soglia della visibilità verso alcune categorie di migranti (colf, badanti) che usufruiranno della sanatoria a discapito di altre (i lavoratori stagionali) sempre più a rischio di illegalità, rese prede ancor più facili delle organizzazioni criminali.
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Tag:anagrafe, badante, immigrati, pubblica amministrazione, Questure, testo sulla sicurezza, ucraina, Viminale
Scritto Domenica 3 Maggio 2009 da Massimiliano Curzi
La notte del 29 aprile, dopo quattro ore di dibattito e voto serrato, il Pd e Italia dei Valori hanno abbandonato i lavori delle commissioni per il rifiuto del governo e della maggioranza di cancellare la cosiddetta norma dei “presidi-spia”, ovvero l’obbligo di denuncia da parte di tutti i pubblici officiali e delle figure equiparate (quindi anche presidi e maestre) dell’immigrato senza permesso di soggiorno. Intanto la buona volontà di zelanti pubblici ufficiali cominciava a far danni ancora prima che quella norma diventasse vigente.
È accaduto il 24 aprile a una ragazza cilena 17enne, Elizabeth, residente con la sua famiglia a Genova ormai da anni. All’ultimo anno di scuola media superiore, la presidenza le comunica che dalla settimana seguente, quando Elizabeth avrà compiuto 18 anni, non potrà più frequentare la scuola perché il suo permesso di soggiorno sarà scaduto e non più rinnovabile. Il permesso originario era infatti stato concesso per motivi di salute, poiché la giovane era venuta in Italia per accudire la sorella ricoverata presso l’ospedale Gaslini di Genova: e come tale non è più rinnovabile.
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Tag:cure mediche, medici spia, nuovo testo sulla sicurezza, permesso di sono, presidi spia, pubblica amministrazione