Ospedali interculturali, una realtà sempre più diffusa lungo tutto il territorio: da Verona a Palermo, per un modello più ampio di tutela della salute

Sono ormai numerose da Verona a Lecco, da Bologna a Palermo, le aziende ospedaliere che hanno sviluppato e messo in pratica accurati progetti relativi a ospedali interculturali. Vi concorrono diverse ASL di altrettante regioni, poiché la via dell’integrazione resta lettera morta se in primo luogo è negato il diritto alla salute, che la nostra Costituzione garantisce a prescindere dalla cittadinanza italiana (art. 32). Ad es. l’ospedale interculturale di Bologna (clicca qui) presenta un vasto numero di attività e servizi per i cittadini stranieri, dal “Progetto prostituzione sicura” al Numero Verde informativo per stranieri (800 66 33 66), dal Centro per la Salute delle donne Straniere e dei loro bambini allo Sportello Informativo per stranieri, dal Protocollo d’Intesa per evitare il pagamento dei ticket ad indigenti italiani e stranieri ai Corsi di formazione per mediatori interculturali.

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Gli immigrati rendono più di quanto costano, lo dice Bankitalia: il 10% del Prodotto Interno Lordo italiano proviene dagli stranieri

L’aumento dei flussi migratori e la maggior partecipazione degli stranieri al mercato del lavoro non rappresenta un pericolo per i salari e le prospettive occupazionali dei lavoratori italiani. La Banca d’Italia nella sua relazione annuale dedica uno specifico capitolo all’analisi delle conseguenze dell’immigrazione. È più che raddoppiato tra il 2003 e il 2008 il numero di stranieri residenti in Italia, passato a 3,4 milioni di persone, circa il 6 per cento della popolazione. Nel confronto con i principali paesi europei, gli immigrati residenti in Italia rappresentano una quota più bassa di popolazione e sono più giovani e meno istruiti. Nel triennio 2005-07 l’età media della popolazione straniera regolarmente residente era pari a 38 anni, simile a quella registrata in Spagna e molto inferiore a quella, superiore ai 50 anni, riscontrabile in Germania e Francia. Poco meno della metà della popolazione straniera residente, di età compresa tra i 25 e i 55 anni, é in possesso al più di un titolo di istruzione corrispondente all’obbligo scolastico, quota che é superiore di circa 16 punti rispetto alla media dei paesi dell’Unione europea. Ma solo il 15% ha un titolo di studio di livello universitario, contro una media europea attorno al 36 per cento.

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