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	<title>Migranti Blog &#187; popolazione americana</title>
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		<title>Immigrati, rapporto dell&#8217;OCSE: in Europa l&#8217;occupazione cresce anche grazie al loro lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 01:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Curzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Particolarmente significativo il contributo del lavoro degli immigrati nella crescita occupazionale dei Paesi Ocse. In Italia, Spagna, Austria e Danimarca, infatti, le stime rivelano che il 40% dell&#8217;aumento di posti di lavoro è dovuto all&#8217;impiego di immigrati. Secondo il rapporto Ocse (Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo) 2009, dedicato al fenomeno dell&#8217;immigrazione, negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.migrantiblog.it/blog/2009/06/30/immigrati-rapporto-dellocse-in-europa-loccupazione-cresce-anche-grazie-al-loro-lavoro/lavoro-bracciantile/' rel="attachment wp-att-174"><img src="http://www.migrantiblog.it/files/2009/06/lavoro-bracciantile-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" class="alignnone size-medium wp-image-174" /></a><strong>Particolarmente significativo il contributo del lavoro degli immigrati nella crescita occupazionale dei Paesi Ocse.</strong> In Italia, Spagna, Austria e Danimarca, infatti, le stime rivelano che il 40% dell&#8217;aumento di posti di lavoro è dovuto all&#8217;impiego di immigrati.</p>
<p><strong>Secondo il rapporto Ocse (Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo) 2009, dedicato al fenomeno dell&#8217;immigrazione, negli ultimi 5 anni l&#8217;area degli Stati della UE ha registrato una crescita occupazionale sostenuta,  con la creazione di oltre 30 milioni di posti di lavoro tra il 2003 e il 2007 (20 milioni in Europa). </strong>Nel corso di questo periodo, la crescita annuale ha segnato un aumento dell&#8217;1,5% (2,5% in Europa), mentre la disoccupazione è diminuita dal 6,9% al 5,6% (dal 9,1% al 6,9% in Europa). <strong>Ovviamente sono dati aggregati, che bilanciano la perdita di posti di lavoro in paesi tradizionali (quali Francia, Italia, Spagna, Germania) con la crescita occupazionale di altri paesi parte dell&#8217;Unione (Polonia e Romania innanzitutto, ma anche le repubbliche baltiche), quindi non devono sorprendere.</strong> Quel che invece va considerato con attenzione è un fenomeno spesso sottovalutato, cioè l&#8217;impatto del lavoro degli immigrati &#8211; spesso accusati di sottrarre opportunità di impiego ai lavoratori nazionali &#8211; per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro. Si prenda ad esempio il caso delle badanti, che di fatto ormai esercitano buona parte delle attività che un tempo erano esercitate dagli assistenti domiciliari: il numero di questi ultimi  è ora cresciuto perché essi possono svolgere attualmente mansioni più qualificate di un tempo, visto che del resto si occupano ormai proprio le badanti.  </p>
<p><span id="more-173"></span></p>
<p><strong>È proprio in questo contesto che il posto degli immigrati nell&#8217;aumento dei posti di lavoro è stata rilevante. Nel Regno Unito dal 2007, per esempio, gli impieghi sono aumentati di oltre 2 milioni</strong>, dei quali almeno 1,5 milioni sono da ricondurre a persone nate all&#8217;estero (71% del totale). Sempre i dati Ocse rivelano che, <strong>per quanto riguarda il nostro Paese, la presenza degli immigrati sul territorio risulta essere di medio-lungo periodo. Il 46,5% degli immigrati resta in Italia oltre 10 anni.</strong></p>
<p>Riguardo ai diversi settori di impiego, <strong>i recenti programmi di regolarizzazione adottati in Europa meridionale hanno mostrato come la maggior parte dei clandestini lavori in ambienti domestici e privati.</strong></p>
<p>In Italia, per esempio, metà dei circa 700 mila tra quanti  hanno fatto domanda per la regolarizzazione nel 2002 lavorava come collaboratore domestico.  In Spagna, sempre secondo l&#8217;Ocse, nel 2005 il 32% dei richiedenti era impiegato come collaboratore domestico; il 21% operava nel settore edile e il 15% in quello agricolo.</p>
<p><strong>Per il procedimento di rilascio dei permessi di lavoro, l&#8217;Ocse ha rilevato che in Italia occorrono, in media, due mesi circa di attesa; cosi&#8217; come in Canada e Norvegia. In Gran Bretagna, invece</strong>, il 75% ottiene il permesso di lavoro <strong>entro una settimana</strong>, mentre il 92% entro tre.</p>
<p><strong>Ad eccezione di Spagna e Stati Uniti dove il lavoro degli immigrati viene utilizzato soprattutto nell&#8217;agricoltura, gli extracomunitari rivestono un ruolo fondamentale nella produzione industriale e nel settore edile di quasi tutti gli altri Paesi membri.</strong> In Germania e in Turchia, per esempio, il settore manifatturiero si avvale per il 30% della manodopera degli immigrati, mentre Italia e Austria per oltre il 20%.</p>
<p>Su un piano più generale, in un recentissimo saggio di Nicholas Eberstandt e Hans Groth “L’Europa che invecchia, Come liberare il valore della salute”,  gli autori mettono  impietosamente a confronto gli andamenti demografici degli USA con 18 dei 27 Stati europei. Ne spuntano tratti comuni,   benché la struttura della popolazione americana ci superi – attualmente e in prospettiva – per quanto riguarda il tasso di fertilità. <strong>Il vecchio continente ha un solo primato: nel numero degli anziani e dei grandi vecchi. Soltanto l’immigrazione riesce a contrastare questo declino. E, con buona pace della Lega Nord, in un ipotetico scenario di immigrazione zero, tra oggi e il 2030 la popolazione complessiva della Ue (15 Stati dei 18 sottoposti a campione) si ridurrebbe di circa 27 milioni, quella in età lavorativa di 20 milioni, il tasso di ultrasessantacinquenni sulla popolazione compresa tra 20 e 64 anni salirebbe al 44%, la percentuale di anziani (ultra65enni) al 26%.</strong></p>
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