Immigrati, rapporto dell’OCSE: in Europa l’occupazione cresce anche grazie al loro lavoro

Particolarmente significativo il contributo del lavoro degli immigrati nella crescita occupazionale dei Paesi . In Italia, Spagna, Austria e Danimarca, infatti, le stime rivelano che il 40% dell’aumento di posti di lavoro è dovuto all’impiego di immigrati.

Secondo il rapporto (Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo) 2009, dedicato al fenomeno dell’immigrazione, negli ultimi 5 anni l’area degli Stati della ha registrato una crescita occupazionale sostenuta, con la creazione di oltre 30 milioni di posti di lavoro tra il 2003 e il 2007 (20 milioni in Europa). Nel corso di questo periodo, la crescita annuale ha segnato un aumento dell’1,5% (2,5% in Europa), mentre la disoccupazione è diminuita dal 6,9% al 5,6% (dal 9,1% al 6,9% in Europa). Ovviamente sono dati aggregati, che bilanciano la perdita di posti di lavoro in paesi tradizionali (quali Francia, Italia, Spagna, Germania) con la crescita occupazionale di altri paesi parte dell’Unione (Polonia e Romania innanzitutto, ma anche le repubbliche baltiche), quindi non devono sorprendere. Quel che invece va considerato con attenzione è un fenomeno spesso sottovalutato, cioè l’impatto del lavoro degli immigrati – spesso accusati di sottrarre opportunità di impiego ai lavoratori nazionali – per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro. Si prenda ad esempio il caso delle badanti, che di fatto ormai esercitano buona parte delle attività che un tempo erano esercitate dagli assistenti domiciliari: il numero di questi ultimi è ora cresciuto perché essi possono svolgere attualmente mansioni più qualificate di un tempo, visto che del resto si occupano ormai proprio le badanti.

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