Scritto Venerdì 6 Novembre 2009 da Massimiliano Curzi
La consueta burocrazia italiana a due velocità, che oltre ai cittadini italiani miete vittime anche tra gli stranieri: mentre alcune Questure – come quella di Milano – pubblicizzano di aver dimezzato i tempi di rinnovo del permesso di soggiorno, altrove – è il caso di Napoli – le domande di emersione obbligano i richiedenti a fornire prove che dipendono dalla diligenza dei loro padroni di casa, come nel caso della planimetria che attesti l’idoneità alloggiativa dell’immobile in cui l’extracomunitario e la propria famiglia vivono, una volta formulata la domanda di sanatoria al fine di ottenere il sospirato permesso di soggiorno. Beninteso, si tratta di casi di lavoratori che un lavoro ce l’hanno e possono documentarlo. Così, dietro il lodevole intento di sfavorire gli affitti in nero e il dilagare di alloggi-dormitorio affittati a prezzi usurari, il Governo italiano ha stretto in estate l’ennesimo capestro intorno al collo di molti extracomunitari, costretti spesso a rimediare al pressappochismo dei loro padroni di casa: chi non ha la planimetria, chi invita l’inquilino a rivolgersi al catasto per ottenerla, e nel frattempo la pratica di permesso di soggiorno rischia di arenarsi, se non di ottenere un responso diretto di inammissibilità.
Se insomma si trattava di una norma sulla sicurezza, nel caso in esame (e non solo) resta la sicurezza di aver combinato un disastro.
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Tag:idoneità alloggiativa, legge sulla sicurezza, Milano, Napoli, permesso di soggiorno, planimetria
Scritto Venerdì 6 Novembre 2009 da Massimiliano Curzi
Si tratta di un permesso umanitario che serve innanzitutto a scopo di identificazione. È infatti trascorso circa un anno e mezzo dalle dichiarazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che intendeva sottoporre a un censimento i nomadi presenti sul territorio italiano e ricavarne una sorta di banca dati con tanto di impronte digitali, con lo scopo – più dichiarato che obiettivo – di evitare possibili false dichiarazioni di generalità e l’inosservanza degli obblighi di assistenza familiare dei genitori verso i loro figli. Di quell’iniziativa, che allora fece gridare allo scandalo ed evocare l’incubo delle leggi razziali, resta solo un pallido ricordo, sfumato quanto il modesto impatto di quell’attività sul benessere concreto dei bambini che a suo tempo si dichiarava di voler tutelare. Oggi a livello locale ci si accorge che non è possibile affrontare il problema sicurezza senza coinvolgere il profilo riguardante i diritti umani di chi si intende rimuovere dai campi nomadi. Comunque un bel passo avanti da parte di chi, come il sindaco di Roma Alemanno, aveva fra i suoi sodali romani di partito alcuni improbabili personaggi che pretendevano di chiudere semplicemente i campi nomadi in nome del nomadismo stesso, e di allontanarne dalla Regione gli occupanti. Per la verità anche l’ultima giunta Veltroni ci aveva messo del suo, allestendo campi nomadi oltre il raccordo anulare e scontentando sia le minoranze coinvolte sia i cittadini delle zone circostanti.
La protezione umanitaria ora prevista è di tipo sussidiario: secondo le direttive europee, viene concessa da una commissione governativa a chi non è vittima di persecuzione individuale e quindi non rientra nella definizione di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra. Il beneficiario è colui che, in caso di rimpatrio nel paese d’origine, è a rischio a causa di guerre, violenze generalizzate o gravi violazioni dei diritti umani. Oltre l’80% delle persone a cui viene accordata la protezione in Italia sono destinatari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, e non ricevono invece l’asilo politico riservato ai rifugiati.
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Tag:Alemanno, assistenza familiare, nomadi, permesso di soggiorno, permesso umanitario, Roma
Scritto Sabato 31 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
La nuova legge in materia di sicurezza, entrata in vigore l’otto agosto, stabilisce che per l’ottenimento della carta di soggiorno (ormai denominata “permesso di soggiorno per soggiornanti UE di lungo periodo”)occorre pagare una tassa compresa fra gli 80 e i 200 euro. Senonché, come spesso accade in Italia, per ora le amministrazioni competenti non si sono accordate sulla cifra, perciò la tassa non è ancora operativa. Quindi chi ora fa richiesta di carta di soggiorno, non essendo prevista in dettaglio alcuna tassa, eviterà di pagarla se il rilascio del titolo avviene in tempi ragionevoli. Difficile dire cosa accadrà se la tassa dovesse essere determinata in corso di definizione del procedimento di rilascio. Ma in base ai princìpi generali del procedimento amministrativo, l’esborso non potrà essere richiesto in séguito: chi ha fatto domanda finché mancava la disciplina di attuazione non dovrebbe essere tenuto ad alcun versamento neanche successivamente.
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Tag:carta di soggiorno, lungo periodo, permesso di soggiorno, principi generali, procedimento amministrativo, UE
Scritto Sabato 31 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
Scaduti a fine settembre i termini per la sanatoria di determinate categorie di lavoratori, l’ultima modalità utile a chiamare regolarmente in Italia lavoratori e lavoratrici stranieri è rappresentata dalle opportunità di lavoro stagionale, per cui è ancora possibile seguire chiamate nominative entro la fine dell’anno (31 dicembre). Ricordiamo però che il corrispondente permesso di soggiorno, quantomeno trimestrale, rilasciato a queste categorie di lavoratori, non ha praticamente alcuna possibilità di conversione: non può essere convertito in permesso di lavoro annuale né in altro tipo di permesso di soggiorno. Si tratta di una rigidità del sistema italiano che di fatto, dopo la prima opportunità lavorativa spesso sottopagata nelle campagne meridionali, consegna direttamente questi lavoratori al lavoro nero e al caporalato. Una soluzione che getta un’ombra oscura sulla legislazione italiana in materia, che pretende poi di contrastare in altro modo l’insicurezza che contribuisce a creare.
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Tag:immigrati, lavoratori, lavoratrici, permesso di soggiorno, sanatoria, stagionali, stranieri
Scritto Venerdì 30 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
All’atto del rinnovo del permesso di soggiorno, bisogna regolarsi come segue. In particolare, il Testo Unico sull’Immigrazione (D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286), come modificato dalla legge Bossi – Fini, prevede all’art. 5 comma 4, che la domanda di rinnovo va presentata entro i seguenti termini:
90 giorni prima della scadenza, se si tratta di un permesso di soggiorno di durata superiore ad un anno;
60 giorni prima della scadenza, se si tratta di permesso di soggiorno di durata di un anno;
trenta giorni prima della scadenza nei casi restanti.
Che cosa comporta l’inosservanza di questi termini?
È importante che la domanda sia inoltrata a non meno di sessanta giorni dalla scadenza del permesso.
Solo in questo caso (presentazione della domanda di rinnovo entro un termine inferiore a sessanta giorni dalla scadenza) lo straniero sarà considerato in condizione irregolare e dovrà essere espulso con provvedimento del Prefetto (art. 13, comma 2, lettera b, del D.lg. 286/98).
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Tag:espulsione, immigrazione, permesso di soggiorno, rinnovo
Scritto Venerdì 30 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
Inizieranno in date leggermente diverse, ma tutte comprese nei primi dei giorni di novembre, le convocazioni di colf e badanti che, entro la fine del settembre scorso, hanno presentato domanda di regolarizzazione. Le persone interessate dovranno presentarsi presso gli uffici immigrazione dei Comuni di residenza o domicilio (non necessariamente identici rispetto ai Comuni presso cui è stata presentata la domanda) poiché, se la legge è rispettata pienamente, ad adempiere alla sanatoria dovrebbe essere appunto l’ufficio immigrazione di maggior prossimità rispetto al luogo di residenza o domicilio, che in pratica è anche quello di svolgimento del lavoro.
I lavoratori e i datori di lavoro convocati dovranno portare con sé tutta la documentazione necessaria per l’istruttoria, che verrà verificata anche da un funzionario dell’Inps. Se tutto risulterà regolare, verrà firmato subito il contratto di soggiorno e il lavoratore riceverà un modulo per iniziare la procedura utile a ricevere il permesso di soggiorno.
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Tag:badanti, colf, convocazione, INPS, istruttoria, permesso di soggiorno, regolarizzazione, uffici immigrazione
Scritto Venerdì 30 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
Nel settore i dati emersi sono fin troppo chiari: secondo le rilevazioni dell’IRES (Istituto per la Ricerca Economica e Sociale), sono circa 750.000 le badanti straniere in Italia e 70.000 quelle di nazionalità italiana. Un divario così evidente da imporre conclusioni ben diverse per l’una e l’altra categoria. Più nello specifico, tra un campione di 500 lavoratrici straniere nell’ambito del settore domestico e di cura, emerge la figura della badante: in prevalenza donne, in gran parte tra i 40 e i 49 anni, coniugate, con livelli di istruzione media, che vivono nella casa in cui lavorano e che prima di venire in Italia hanno svolto lavori di operaia o di commessa. Il 37% delle intervistate non ha il permesso di soggiorno, alcune di loro lavorano anche con coppie di anziani con un figlio disabile. Svolgono attività complesse, anche infermieristiche, come la somministrazione di farmaci, di cui hanno acquisito capacità con l’esperienza. Trovano lavoro attraverso canali informali come la rete di amici o di connazionali, mentre è scarsissima la mediazione di Comuni e sindacati. La metà di loro lavora in nero, il 35% per l’indisponibilità del datore di lavoro e il 34% dei casi per mancanza del permesso di soggiorno. Tuttavia anche tra chi è in regola, il rispetto dei diritti e delle tutele di base è molto approssimativo: nel 60% dei casi, colf e badanti non ricevono alcuna tredicesima, con una percentuale che sale al 68% se si considerano le sole assistenti familiari. Solo il 30% delle lavoratrici percepisce il Tfr. Il 68% delle badanti non ha ferie retribuite, il 12% non ha neanche un giorno di riposo settimanale. Come si vede, non si tratta di dati facilmente confondibili a quelli delle italiane che lavorano nello stesso settore.
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Tag:badanti, IRES, lavoratrici, permesso di soggiorno, settore domestico, straniere
Scritto Venerdì 30 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
Quando si presenta istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, non è necessario indicare obbligatoriamente la residenza se si dispone soltanto di un domicilio poiché il lavoro svolto esclude o sfavorisce la fissazione di una residenza, come nel caso di un lavoro itinerante. In quest’ultima ipotesi, quindi, al momento di presentazione della pratica sarà sufficiente l’indicazione del domicilio (cioè, secondo il codice civile, del luogo di svolgimento dei propri affari o interessi). Ovviamente bisogna in ogni caso rispettare gli altri requisiti necessari per l’ottenimento del rinnovo: in particolare, i termini – di 60 o 90 giorni, a seconda dei casi – entro i quali presentare utilmente la domanda di rinnovo, che in caso contrario esporrà l’extracomunitario ai rischi di una procedura di espulsione.
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Tag:domiclio, extracomunitario, immigrato, permesso di soggiorno, residenza, rinnovo
Scritto Venerdì 30 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
Sulla base delle nuove disposizioni del Ministero dell’università e della ricerca scientifica (MIUR), è stata aggiunta una nuova tipologia di titolo per ottenere la conversione permessi di soggiorno. Con la circolare 5920 del 12 ottobre 2009, la Direzione centrale per le politiche dell’immigrazione e dell’asilo – Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’interno, ha reso noto che il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha integrato l’elenco dei titoli accademici necessari per concedere la conversione del permesso di soggiorno per studio in permesso di soggiorno per lavoro. Alla lista già esistente va aggiunto anche l’attestato o diploma di perfezionamento (durata annuale – 60 crediti) cui si accede con il Diploma di Laurea ex L.341/90 o con la laurea specialistica magistrale.
Il testo integrale della circolare può essere visionato sul seguente link:
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Tag:asilo, conversione, immigrazione, MIUR, permessi studio, permesso di soggiorno, Viminale
Scritto Venerdì 16 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
Nasce a Catania la prima cooperativa costituita interamente da immigrati extracomunitari in Sicilia. La nuova azienda, “La Senegalese”, realizzata con il finanziamento dell’Istituto regionale per il credito e la cooperazione, gestirà un phone center e un servizio di money transfer.
“La senegalese. Cooperativa internazionale” ha inaugurato la propria sede in via Luigi Sturzo 144, nel centro di Catania. La coop gestisce un phone-center e fornisce altri servizi, come il trasferimento di denaro alle famiglie di origine e a connazionali, rispondendo ad una richiesta crescente sul territorio. Alla cooperativa è stato concesso per alcuni mesi un credito di esercizio di 20mila euro a tasso agevolato per la fase di avvio dell’impresa. Ma sull’attività della nuova impresa incombe la spada di Damocle della recente legge sulla sicurezza, che di fatto impedisce non solo a chi è privo del permesso di soggiorno, ma addirittura a chi è in attesa di ottenerlo e perciò è solo in possesso del relativo cedolino, la possibilità di avvalersi dei servizi di money transfer. Una disposizione assurda, che introduce ulteriore disordine in un sistema normativo e amministrativo già fin troppo caotico.
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Tag:Catania, coop, cooperativa, credito di esericizio, extracomunitari, legge sulla sicurezza, money transfer, permesso di soggiorno, phone center, senegalese, Sicilia, tasso agevolato