Scritto Lunedì 8 Febbraio 2010 da Luisa Sgarra

Ministero dell'Interno
Secondo il Ministero dell’Interno, Roberto Maroni, insieme al collega del Welfare, Maurizio Sacconi, il permesso di soggiorno si trasforma in punteggio.
L’immigrato otterrà il permesso di soggioro sole se entro due anni avrà raggiunto 30 punti. I trenta punti si traducono in una serie di obblighi e di adempimenti che devono neccessariamente essere raggiunti entro due anni, pena l’esclusione.
In pratica l’immigrato dovrà dimostrare, appunto, di aver superato il corso di lingua italiana, di conoscere la Costituzione, di essere iscritto al Servizio Sanitario, di mandare i propri figli a scuola e di non aver commesso reati.
Se trascorsi i due anni l’immigrato non avrà raggiunto i trenta punti avrà come possibilità solo un’altro anno per arrivare al punteggio necessario, altrimenti sarà espulso.
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Tag:immigrati, ministero dell'interno, permesso di soggiorno
Scritto Mercoledì 11 Novembre 2009 da Massimiliano Curzi
A rigore non ci sarebbe stato bisogno di un’apposita circolare del ministero dell’Interno (n° 5234/2009) per segnalarlo: il permesso di soggiorno di lungo periodo (ex carta di soggiorno) è rilasciato a chi, avendo già un altro tipo di permesso di soggiorno, si trova in Italia da 5 anni. A sua volta, si tratta di un titolo preliminare all’acquisizione della cittadinanza, peraltro limitata dall’introduzione del recente pacchetto sicurezza. Perciò abbiamo a che fare con un documento di rilascio successivo rispetto al permesso di soggiorno ordinario, il cui presupposto è dovuto a motivi di lavoro, studio o assistenza familiare e sanitaria. Siccome chi presenta domanda di asilo politico non ha bisogno di dichiarare nessuno di tali presupposti ma semplicemente la repressione dei diritti civili o politici nello Stato d’origine, ne deriva che l’aver presentato istanza di asilo e, a maggior ragione, l’averne ottenuto il riconoscimento, impedisce di ottenere anche il rilascio del permesso di soggiorno di lungo periodo. Inoltre, va detto che lo status di asilante è transitorio (può venir meno se, ad es., nello Stato d’origine il sistema delle libertà civili e politiche cambia per effetto di un nuovo Governo), mentre quello di soggiornante di lungo periodo è tendenzialmente stabile (foto: Google.com).
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Tag:asilante, asilo politico, carta di soggiorno, diritti civili, ministero dell'interno, permesso di soggiorno
Scritto Sabato 7 Novembre 2009 da Massimiliano Curzi
Tutte le vaccinazioni rientrano tra gli interventi di medicina preventiva garantite dal Sistema sanitario nazionale a tutti, italiani e stranieri, indipendentemente dalla regolarità della presenza di un immigrato in Italia. Gli stranieri senza il medico di base possono rivolgersi alle ASL dove non corrono alcun rischio di essere denunciati, poiché la vaccinazione rientra tra i provvedimenti per la salute pubblica, il cui rifiuto rappresenterebbe un’omissione di atto d’ufficio da parte del personale sanitario. Naturalmente, così come succede per italiani e immigrati regolari, anche tra chi non ha il permesso di soggiorno si rispetterà l’ ordine di somministrazione indicato dal Ministero della Salute. Hanno quindi la precedenza i soggetti più vulnerabili: persone già soggette a malattie gravi e donne al secondo-terzo trimestre di gravidanza.
Via StranieriinItalia
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Tag:ASL, immigrati, influenza A, medico di base, permesso di soggiorno, vaccinazione
Scritto Sabato 7 Novembre 2009 da Massimiliano Curzi
Nemmeno i loro avvocati sanno dove si trovano in questo momento. Si tratta dei primi cinque immigrati irregolari condannati dal giudice di pace di Verona per il nuovo reato di clandestinità introdotto dal pacchetto sicurezza del Governo ed entrato ufficialmente in vigore lo scorso 8 agosto. In udienza non si è presentato neppure uno degli stranieri fermati dalle forze dell’ordine nel veronese senza il necessario permesso di soggiorno. Certo: tra i poteri del giudice di pace non rientra l’arresto e se gli immigrati sono comunque identificabili (ad es., hanno con sé il passaporto) non possono neanche essere trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione (CIE). Nel frattempo i processi vanno avanti in contumacia e arrivano a sentenze completamente inutili. Sarà poi così strano che in Italia aumentino a dismisura le spese di giustizia senza che la giustizia migliori? Ed esiste davvero qualcuno che si sente più tranquillo dopo l’introduzione di un simile reato-farsa?
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Tag:clandestinità, giustizia, immigrati, permesso di soggiorno, sentenze, Verona
Scritto Venerdì 6 Novembre 2009 da Massimiliano Curzi
La consueta burocrazia italiana a due velocità, che oltre ai cittadini italiani miete vittime anche tra gli stranieri: mentre alcune Questure – come quella di Milano – pubblicizzano di aver dimezzato i tempi di rinnovo del permesso di soggiorno, altrove – è il caso di Napoli – le domande di emersione obbligano i richiedenti a fornire prove che dipendono dalla diligenza dei loro padroni di casa, come nel caso della planimetria che attesti l’idoneità alloggiativa dell’immobile in cui l’extracomunitario e la propria famiglia vivono, una volta formulata la domanda di sanatoria al fine di ottenere il sospirato permesso di soggiorno. Beninteso, si tratta di casi di lavoratori che un lavoro ce l’hanno e possono documentarlo. Così, dietro il lodevole intento di sfavorire gli affitti in nero e il dilagare di alloggi-dormitorio affittati a prezzi usurari, il Governo italiano ha stretto in estate l’ennesimo capestro intorno al collo di molti extracomunitari, costretti spesso a rimediare al pressappochismo dei loro padroni di casa: chi non ha la planimetria, chi invita l’inquilino a rivolgersi al catasto per ottenerla, e nel frattempo la pratica di permesso di soggiorno rischia di arenarsi, se non di ottenere un responso diretto di inammissibilità.
Se insomma si trattava di una norma sulla sicurezza, nel caso in esame (e non solo) resta la sicurezza di aver combinato un disastro.
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Tag:idoneità alloggiativa, legge sulla sicurezza, Milano, Napoli, permesso di soggiorno, planimetria
Scritto Venerdì 6 Novembre 2009 da Massimiliano Curzi
Si tratta di un permesso umanitario che serve innanzitutto a scopo di identificazione. È infatti trascorso circa un anno e mezzo dalle dichiarazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che intendeva sottoporre a un censimento i nomadi presenti sul territorio italiano e ricavarne una sorta di banca dati con tanto di impronte digitali, con lo scopo – più dichiarato che obiettivo – di evitare possibili false dichiarazioni di generalità e l’inosservanza degli obblighi di assistenza familiare dei genitori verso i loro figli. Di quell’iniziativa, che allora fece gridare allo scandalo ed evocare l’incubo delle leggi razziali, resta solo un pallido ricordo, sfumato quanto il modesto impatto di quell’attività sul benessere concreto dei bambini che a suo tempo si dichiarava di voler tutelare. Oggi a livello locale ci si accorge che non è possibile affrontare il problema sicurezza senza coinvolgere il profilo riguardante i diritti umani di chi si intende rimuovere dai campi nomadi. Comunque un bel passo avanti da parte di chi, come il sindaco di Roma Alemanno, aveva fra i suoi sodali romani di partito alcuni improbabili personaggi che pretendevano di chiudere semplicemente i campi nomadi in nome del nomadismo stesso, e di allontanarne dalla Regione gli occupanti. Per la verità anche l’ultima giunta Veltroni ci aveva messo del suo, allestendo campi nomadi oltre il raccordo anulare e scontentando sia le minoranze coinvolte sia i cittadini delle zone circostanti.
La protezione umanitaria ora prevista è di tipo sussidiario: secondo le direttive europee, viene concessa da una commissione governativa a chi non è vittima di persecuzione individuale e quindi non rientra nella definizione di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra. Il beneficiario è colui che, in caso di rimpatrio nel paese d’origine, è a rischio a causa di guerre, violenze generalizzate o gravi violazioni dei diritti umani. Oltre l’80% delle persone a cui viene accordata la protezione in Italia sono destinatari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, e non ricevono invece l’asilo politico riservato ai rifugiati.
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Tag:Alemanno, assistenza familiare, nomadi, permesso di soggiorno, permesso umanitario, Roma
Scritto Sabato 31 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
La nuova legge in materia di sicurezza, entrata in vigore l’otto agosto, stabilisce che per l’ottenimento della carta di soggiorno (ormai denominata “permesso di soggiorno per soggiornanti UE di lungo periodo”)occorre pagare una tassa compresa fra gli 80 e i 200 euro. Senonché, come spesso accade in Italia, per ora le amministrazioni competenti non si sono accordate sulla cifra, perciò la tassa non è ancora operativa. Quindi chi ora fa richiesta di carta di soggiorno, non essendo prevista in dettaglio alcuna tassa, eviterà di pagarla se il rilascio del titolo avviene in tempi ragionevoli. Difficile dire cosa accadrà se la tassa dovesse essere determinata in corso di definizione del procedimento di rilascio. Ma in base ai princìpi generali del procedimento amministrativo, l’esborso non potrà essere richiesto in séguito: chi ha fatto domanda finché mancava la disciplina di attuazione non dovrebbe essere tenuto ad alcun versamento neanche successivamente.
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Tag:carta di soggiorno, lungo periodo, permesso di soggiorno, principi generali, procedimento amministrativo, UE
Scritto Sabato 31 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
Scaduti a fine settembre i termini per la sanatoria di determinate categorie di lavoratori, l’ultima modalità utile a chiamare regolarmente in Italia lavoratori e lavoratrici stranieri è rappresentata dalle opportunità di lavoro stagionale, per cui è ancora possibile seguire chiamate nominative entro la fine dell’anno (31 dicembre). Ricordiamo però che il corrispondente permesso di soggiorno, quantomeno trimestrale, rilasciato a queste categorie di lavoratori, non ha praticamente alcuna possibilità di conversione: non può essere convertito in permesso di lavoro annuale né in altro tipo di permesso di soggiorno. Si tratta di una rigidità del sistema italiano che di fatto, dopo la prima opportunità lavorativa spesso sottopagata nelle campagne meridionali, consegna direttamente questi lavoratori al lavoro nero e al caporalato. Una soluzione che getta un’ombra oscura sulla legislazione italiana in materia, che pretende poi di contrastare in altro modo l’insicurezza che contribuisce a creare.
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Tag:immigrati, lavoratori, lavoratrici, permesso di soggiorno, sanatoria, stagionali, stranieri
Scritto Venerdì 30 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
All’atto del rinnovo del permesso di soggiorno, bisogna regolarsi come segue. In particolare, il Testo Unico sull’Immigrazione (D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286), come modificato dalla legge Bossi – Fini, prevede all’art. 5 comma 4, che la domanda di rinnovo va presentata entro i seguenti termini:
90 giorni prima della scadenza, se si tratta di un permesso di soggiorno di durata superiore ad un anno;
60 giorni prima della scadenza, se si tratta di permesso di soggiorno di durata di un anno;
trenta giorni prima della scadenza nei casi restanti.
Che cosa comporta l’inosservanza di questi termini?
È importante che la domanda sia inoltrata a non meno di sessanta giorni dalla scadenza del permesso.
Solo in questo caso (presentazione della domanda di rinnovo entro un termine inferiore a sessanta giorni dalla scadenza) lo straniero sarà considerato in condizione irregolare e dovrà essere espulso con provvedimento del Prefetto (art. 13, comma 2, lettera b, del D.lg. 286/98).
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Tag:espulsione, immigrazione, permesso di soggiorno, rinnovo
Scritto Venerdì 30 Ottobre 2009 da Massimiliano Curzi
Inizieranno in date leggermente diverse, ma tutte comprese nei primi dei giorni di novembre, le convocazioni di colf e badanti che, entro la fine del settembre scorso, hanno presentato domanda di regolarizzazione. Le persone interessate dovranno presentarsi presso gli uffici immigrazione dei Comuni di residenza o domicilio (non necessariamente identici rispetto ai Comuni presso cui è stata presentata la domanda) poiché, se la legge è rispettata pienamente, ad adempiere alla sanatoria dovrebbe essere appunto l’ufficio immigrazione di maggior prossimità rispetto al luogo di residenza o domicilio, che in pratica è anche quello di svolgimento del lavoro.
I lavoratori e i datori di lavoro convocati dovranno portare con sé tutta la documentazione necessaria per l’istruttoria, che verrà verificata anche da un funzionario dell’Inps. Se tutto risulterà regolare, verrà firmato subito il contratto di soggiorno e il lavoratore riceverà un modulo per iniziare la procedura utile a ricevere il permesso di soggiorno.
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Tag:badanti, colf, convocazione, INPS, istruttoria, permesso di soggiorno, regolarizzazione, uffici immigrazione