Crisi economica e immigrazione di ritorno, calano le rimesse degli immigrati verso i paesi d’origine

Secondo le conclusioni formulate dall’International Migration Programme, nessuno può dire esattamente quanti migranti siano tornati in patria a causa della recessione. Non ci sono statistiche precise, anzi molti analisti ritengono che la maggioranza provi a resistere nei Paesi di adozione. Tuttavia diminuiscono le rimesse, cioè i soldi spediti a casa (da 328 miliardi nel 2008 ai 304 del 2009 secondo la Banca Mondiale). Ma i segnali del controesodo, più o meno forzato, sono innegabili. E persino l’Irlanda, fulcro nordeuropeo dei più recenti e massicci investimenti grazie a un regime tributario appena sotto la soglia dei paradisi fiscali, per la prima volta in 15 anni torna a essere un Paese di emigranti. Certo non come ai tempi delle grandi carestie, tuttavia nell’ultimo anno quelli che sono partiti (65mila) superano i nuovi arrivi (57mila).

Per Maroni chi è costretto a lavorare in nero «ha deciso di continuare nel lavoro irregolare e sarà soggetto a sanzioni»

Parole che sembrano pronunciate dal più strenuo liberista vittoriano, e che invece non sono una novità per il ministro dell’Interno: lo stesso che a luglio elogiò la Libia per il suo «grande lavoro di prevenzione» e che nel recente convegno sull’immigrazione a Milano ha accusato i magistrati di boicottare la nuova legge sulla sicurezza. Nessuna sorpresa, quindi, se nel frattempo il suo Governo introduce una norma che vale come un salvacondotto per gli evasori mentre il ministro dell’Economia si finge stupito del fatto che due grandi gruppi bancari italiani contestano l’introduzione dei cosiddetti Tremonti-bond. In estate era anche arrivata, silenziosa e altrettanto inutile, la Robin Hood tax: che non ha fatto scendere di un centesimo il costo dei carburanti ed è stata spacciata per una misura di solidarietà. Ora vengono a dirci che lo scudo fiscale e il rientro dei capitali dall’estero è una misura dovuta poiché l’Europa si è impegnata nella lotta contro i paradisi fiscali. Ma un ex ministro dell’attuale maggioranza – l’onorevole Martino – definiva sino a pochi anni fa i paradisi fiscali come una manna per gli investitori. E intanto il gruppo bancario del premier, cioè Mediolanum, reclamizza on line i suoi servizi di consulenza per il rientro dei capitali dall’estero. Ma per gli immigrati, come ha precisato oggi Maroni, non ci saranno sconti: chi non ha usufruito della sanatoria non beneficerà di alcuna proroga. E se è stato costretto a lavorare in nero, tanto peggio per lui che non si è attivato. Perché è certo che il governo italiano si attiva più che altro a favore dei grandi evasori.