Al via un progetto per favorire l’inserimento sociale dei minorenni stranieri responsabili di reati
È appena stato reso operativo il progetto di comunicazione sociale, promosso dal Dipartimento per la Giustizia Minorile (Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari) e co-finanziato dal Fondo FEI e dal Ministero dell’Interno, con l’obiettivo di favorire l’inserimento sociale e lavorativo dei minori migranti nei territori di riferimento dei Centri per la Giustizia Minorile.
Il recente caso degli otto stupratori di Montalto di Castro (Viterbo) che beneficeranno della messa alla prova (cd. “probation” processuale) e perciò avranno l’opportunità di vedere estinto il loro reato come se niente fosse, dovrebbe far riflettere per disparità di trattamento anche da parte dell’opinione pubblica: quando furono arrestati i due romeni autori dello stupro di Guidonia, si rischiò il pubblico linciaggio. Persino la malagiustizia ha due pesi e due velocità.
Forse qualcuno lo ha capito a livello istituzionale, e se è vero che l’immigrazione è un fenomeno in gran parte giovanile, allora è proprio dal reinserimento sociale dei minorenni migranti che si può iniziare a far prevenzione. È fondamentale che al termine del percorso penitenziario il minore, specie se straniero, non sia abbandonato a se stesso, il che lo esporrebbe ancor più alle insidie delle organizzazioni criminali vanificando qualsiasi funzione della pena. E dopo tutto, continuiamo a sperare che simili slanci di lungimiranza, almeno sulla carta, prima o poi coinvolgano anche il trattamento e il reinserimento delle vittime dei reati, italiani o stranieri che siano.
