Immigrati, l’Onu critica pacchetto sicurezza italiano

 

Navi Pillary

Navi Pillary

Navi , l’alto commissario dell’ per i diritti umani, critica duramente il adottato in : sbagliato utilizzare i militari per pattugliare le città, istituire le ronde e perseguire i clandestini. 

“Continuo ad essere preoccupata quando il rende lo status di clandestinità un’aggravante per chi commette un crimine comune”, ha detto la che ha invitato i politici ad assicurarsi che i “migranti non siano discriminati, denigrati e attaccati”.

L’Alto commissario per i diritti umani ha invitato inoltre le autorità italiane ad assicurare urgentemente alla giustizia i responsabili delle violenze, ricordando gli ultimi episodi di violenza nel Sud contro i migranti, per “evitare che questi incidenti si ripetano”.

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Italia accusata di razzismo ed exnofobia

Di fronte alla plenaria del Consiglio dei diritti umani dell’, l’ dovrà rispondere a 92 raccomandazioni il prossimo Giugno.

Al termine della prima sessione d’esame nell’ambito della “Revisione Periodica Universale” da parte delle Nazioni Unite, esame che studia il rispetto dei diritti umani e di democrazia di ogni paese membro, è stato sottolineato  un grave ritardo nell’adempimento italiano della risoluzione 48/134 del 1993 che prescrisse un Autorità indipendente per la promozione e la tutela dei diritti umani, e anche per i ritardi di Roma nel recepire il Protocollo opzionale alla contro la tortura e nel ratificare la del Consiglio d’Europa contro la tratta di esseri umani.

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La Svizzera vìola la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, parola dell’Osservatorio svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri

La contravviene alla dell’ sui (CDF) nell’applicazione di una politica migratoria restrittiva: la denuncia proviene dall’Osservatorio svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri (ODAS), che in un dettagliato rapporto illustra una serie di 26 casi concreti di violazioni della CDF, accuratamente documentati dai tre osservatori insediati nelle tre regioni linguistiche della in poco più di due anni di attività, riportati nel rapporto dell’ODAS.
Certo 26 casi sotto esame possono sembrare pochi per denotare una politica migratoria restrittiva, ma in un paese così piccolo non vanno sottovalutati; tanto più che potrebbe valere anche il principio opposto, e cioè che, proprio perché si tratta di pochi casi, un simile rigore amministrativo sembra ancor più ingiustificato. E in effetti emergono vicende di interruzioni brutali di relazioni di figli con i padri, di coattive, di partenze forzate di bambini a causa del respingimento delle madri, di ragazzi nati e cresciuti in costretti a rimpatriare in Paesi dove non hanno mai vissuto, di bambini che non possono più essere nutriti in modo sano e ricevere cure adeguate poiché i loro genitori ricevono solo un aiuto d’urgenza sotto la soglia di sussistenza. Le responsabilità di simili violazioni vengono attribuite dall’ODAS soprattutto a carico dell’ della . Sul fronte delle autorità cantonali, invece, le prassi variano. Nei casi documentati sono riscontrate anche violazioni della Costituzione federale e della europea dei diritti umani. E a differenza della giustizia italiana, che spesso rimedia alle ingiustizie della Pubblica Amministrazione, la giustizia cantonale sembra molto più incline ad assecondare la prassi amministrativa. E non è certo un bene.