L’ex ministro Amato: occorre rivedere la normativa comunitaria sul diritto d’asilo

L’ex ministro dell’Interno Giuliano amato ha ribadito che gli immigrati in arrivo in Europa in condizioni di poter richiedere il diritto d’asilo non possono essere di esclusiva responsabilità del Paese d’ingresso, perché altrimenti ”Grecia, Spagna e Italia avranno tutta la responsabilità”. È questo il parere espresso dal palco della Seconda Conferenza Nazionale sull’Immigrazione, al fine di ottenere una modifica della normativa europea.
Per Amato, sarebbe ”giusto che il governo italiano si impegni per cambiare il regolamento di Dublino per porre fine a un’assurda regola. Il Regolamento di Dublino – ha insistito l’ex titolare del Viminale – serve solo a farci litigare. Cambiamolo, e facciamo in modo che le responsabilità sui richiedenti il diritto di asilo si ripartiscano fra i Paesi Europei in modo equo”.
Parole condivisibili, ma che si scontrano con il deficit di legalità interna di alcuni Stati, come ad esempio la Grecia, che di recente hanno represso in modo intollerabile persino il dissenso locale. Immaginiamoci i diritti di chi è estraneo non solo alla Grecia, ma all’Unione Europea.

Cassazione: la richiesta di asilo politico formulata dopo un decreto di espulsione non ne blocca l’esecutività

Con la recente sentenza n. 11264/2009 la corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di asilo per motivi politici non blocca la procedura di espulsione. Restano infatti validi sia l’ordine di allontanamento del questore sia il decreto del prefetto, poiché la procedura amministrativa non si sospende.

Tuttavia – aggiungiamo sommessamente – la normativa europea sullo spazio Schengen prevede che se uno straniero avanza richiesta d’asilo in uno dei paesi europei non può proporla nuovamente in altri: ne deriva che da un lato non dovrebbe essere espulso, poiché lo Stato d’origine potrebbe violare effettivamente la Convenzione di Ginevra; ma d’altro canto non può – secondo la Cassazione – neanche evitare di ottemperare al decreto di espulsione. Quindi non gli resta che diventare clandestino in qualche altro paese limitrofo e richiedere notizie all’ambasciata sull’esito della sua pratica di asilo politico in Italia per poi eventualmente rientrare. Una soluzione più contorta di questa è difficile da ipotizzare.

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