Roma, permesso di soggiorno per protezione umanitaria ai nomadi senza precedenti penali

Taeglich Neuankoemmlinge in Fluechtlingslagern in Muzafarabad Si tratta di un che serve innanzitutto a scopo di identificazione. È infatti trascorso circa un anno e mezzo dalle dichiarazioni del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che intendeva sottoporre a un censimento i presenti sul territorio italiano e ricavarne una sorta di banca dati con tanto di impronte digitali, con lo scopo – più dichiarato che obiettivo – di evitare possibili false dichiarazioni di generalità e l’inosservanza degli obblighi di dei genitori verso i loro figli. Di quell’iniziativa, che allora fece gridare allo scandalo ed evocare l’incubo delle leggi razziali, resta solo un pallido ricordo, sfumato quanto il modesto impatto di quell’attività sul benessere concreto dei bambini che a suo tempo si dichiarava di voler tutelare. Oggi a livello locale ci si accorge che non è possibile affrontare il problema sicurezza senza coinvolgere il profilo riguardante i diritti umani di chi si intende rimuovere dai campi . Comunque un bel passo avanti da parte di chi, come il sindaco di , aveva fra i suoi sodali romani di partito alcuni improbabili personaggi che pretendevano di chiudere semplicemente i campi in nome del nomadismo stesso, e di allontanarne dalla Regione gli occupanti. Per la verità anche l’ultima giunta Veltroni ci aveva messo del suo, allestendo campi oltre il raccordo anulare e scontentando sia le minoranze coinvolte sia i cittadini delle zone circostanti.
La protezione umanitaria ora prevista è di tipo sussidiario: secondo le direttive europee, viene concessa da una commissione governativa a chi non è vittima di persecuzione individuale e quindi non rientra nella definizione di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra. Il beneficiario è colui che, in caso di rimpatrio nel paese d’origine, è a rischio a causa di guerre, violenze generalizzate o gravi violazioni dei diritti umani. Oltre l’80% delle persone a cui viene accordata la protezione in Italia sono destinatari di un per motivi umanitari, e non ricevono invece l’asilo politico riservato ai rifugiati.