Napoli: mercatino multietnico contro il razzismo

commentikatawebGiunge alla IV edizione il mercato multietnico di Napoli lasciando spazio, a molti migranti di lavorare legittimamente e ai napoletani di far conoscre una realtà vista solo per strada in maniera illegale. Ovviamente è rigorosamente vietato vendere merce contraffatta. La bancarella, spesso, è per i migranti il primo lavoro di sussistenza e sicuramente il più rischioso perchè soggetta a continui controlli di finanzieri, vigili urbani e carabini.

L’iniziativa autogestita dalla Rdb di Napoli è l’alternativa contro il “White Christmas” messa a punto dai leghisti, d’impronta razzista.

Napoli è il primo grande hub d’eccellenza per l’immigrazione che giunge da ogni angolo dell’Africa e dove più o meno ci si può arrangiare. Napoli è quella che ti offre più opportunità d’integrazione sociale.

Il mercatino multietnico si conferma anche quest’anno un esperienza unica che regala, tra i vari gazebo presenti, voci e colori di contenienti diversi

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Napoli, scende in campo la solidarietà

squadra calcio solidarietàA Napoli con grande successo si coniuga perfettamente lo sport alla solidarietà.

Stiamo parlando dell’Afronapoli United, un esempio concreto di integrazione tra ragazzi di etnie diverse. Tredici sono gli atleti napoletani e diciassette quelli senegalesi, provenienti da nazionalità differenti: Senegal, Costa D’Avorio, Nigeria, Tanzania e Tunisia.

Il loro sogno è diventare la seconda squadra sportiva della città napoletana.

Con questa esperienza nasce una diversa forma di integrazione: una squadra multietnica che insieme si allena, gioca e socializza, per superare ogni forma di xenofobia. Sarà così molto più semplice apprendere per loro la nostra lingua e le nostre abitudini. Ma non solo, anche per noi italiani diventa molto più facile conoscere meglio le loro abitudini e la loro cultura.

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Rinnovo dei permessi di soggiorno, appuntamenti veloci in Questura: ma per le domande di emersione è un disastro

P.A.La consueta burocrazia italiana a due velocità, che oltre ai cittadini italiani miete vittime anche tra gli stranieri: mentre alcune Questure – come quella di Milano – pubblicizzano di aver dimezzato i tempi di rinnovo del permesso di soggiorno, altrove – è il caso di Napoli – le domande di emersione obbligano i richiedenti a fornire prove che dipendono dalla diligenza dei loro padroni di casa, come nel caso della planimetria che attesti l’idoneità alloggiativa dell’immobile in cui l’extracomunitario e la propria famiglia vivono, una volta formulata la domanda di sanatoria al fine di ottenere il sospirato permesso di soggiorno. Beninteso, si tratta di casi di lavoratori che un lavoro ce l’hanno e possono documentarlo. Così, dietro il lodevole intento di sfavorire gli affitti in nero e il dilagare di alloggi-dormitorio affittati a prezzi usurari, il Governo italiano ha stretto in estate l’ennesimo capestro intorno al collo di molti extracomunitari, costretti spesso a rimediare al pressappochismo dei loro padroni di casa: chi non ha la planimetria, chi invita l’inquilino a rivolgersi al catasto per ottenerla, e nel frattempo la pratica di permesso di soggiorno rischia di arenarsi, se non di ottenere un responso diretto di inammissibilità.
Se insomma si trattava di una norma sulla sicurezza, nel caso in esame (e non solo) resta la sicurezza di aver combinato un disastro.

Napoli, il comune va in controtendenza: servizi sociali anche per gli immigrati irregolari

Si tratta di una delibera della giunta Jervolino che formalmente, per non entrare in aperto conflitto con la normativa nazionale, prevede disposizioni sia per i cittadini extracomunitari regolari, sia per tutti gli altri. La giunta di palazzo San Giacomo ha varato alcune misure a favore di stranieri comunitari ed extracomunitari, benché la dotazione patrimoniale non sia certo ricchissima, poiché ammonta a circa 3 milioni di euro.
In particolare è previsto un contributo all’affitto per gli irregolari che per qualsiasi ragione abbiano perso il permesso di soggiorno e poi, a prescindere dall’essere regolari o meno, azioni dirette all’inclusione sociale
, all’accesso ai servizi sanitari e all’istruzione. Accesso garantito attraverso la consegna di una tessera denominata Stp, «straniero temporaneamente presente». Quindi, anche al bambino di una coppia residente, ad esempio, in una località campana dove la comunità africana è particolarmente ramificata, viene garantito il diritto di frequentare la scuola.
La delibera prevede inoltre l’istituzione di una conferenza di servizi composta da Asl, Provveditorato e Prefettura che sovrintende e dirige l’erogazione dei servizi agli immigrati.
Chissà come reagirà il Governo, che ha già impugnato alcune leggi regonali (in particolare, quella toscana) davanti alla Corte Costituzionale lamentando un conflitto con i poteri dello Stato, sotto forma di eccesso di attribuzione. In questo caso tutto è fatto sottotraccia. Anziché difendersi su tutti gli improbabili fronti, al Governo converrebbe forse fare un po’ di autocritica e considerare il fatto che quando una normativa nazionale è disattesa a livello locale, essa rischia di provocare più conflitti amministrativi che altro. Perché i servizi di prossimità restano quelli erogati a livello territoriale, e le petizioni di principio contano ben poco.

Studenti irregolari alla maturità, sul codice fiscale la Gelmini fa dietrofront

Il caso di Daria – ventenne ucraina di Donetsk ma residente a Napoli con la famiglia – che ha rischiato di non poter svolgere l’esame di maturità perché priva del permesso di soggiorno e quindi anche del codice fiscale, è fortunatamente rientrato.

Ora dal Ministero si affrettano a dire che l’iniziativa è stata delle scuole, che non esiste alcun atto ufficiale dello Stato in base a cui si è richiesto il permesso di soggiorno – o almeno il codice fiscale – ai maturandi stranieri. Tutto ciò è falso. Esiste una circolare (clicca qui per leggerne il testo) del capo dipartimento della Pubblica Istruzione, firmata il 22 maggio, che disponeva di richiedere il codice fiscale ai maturandi. È evidente che chi è sprovvisto del permesso di soggiorno non abbia alcun codice fiscale.

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