Proposta di legge per estendere i diritti degli stranieri regolamente soggiornanti in Italia con carta di soggiorno anche ai loro figli maggiorenni

Se La proposta di legge dell’on. Luisa Bossa – parlamentare del Pd, componente della commissione Affari sociali della Camera – fosse approvata dal Parlamento, interverrebbe sul comma 1 dell’articolo 9 (cd. legge “Bossi-Fini”) estendendo i diritti di cui sono già titolari i figli minorenni degli stranieri regolari anche ai figli maggiorenni, purché convinventi col nucleo familiare originario. Figli che al momento non ricevono adeguato riconoscimento istituzionale, ma che hanno vissuto e studiato per vari anni in Italia. Si tratta dell’esito di una serie di mini-riforme fatte senza alcuna pianificazione politica che non fosse quella -tanto cara ai politici nostrani – dell’emergenza e dell’ dell’approssimazione. In questi giorni è tornato al centro del dibattito politico anche il tema della cittadinanza, che peraltro risolverebbe a monte il problema. Insomma, almeno un paio di strade sembrano essersi aperte.

Al via un progetto per favorire l’inserimento sociale dei minorenni stranieri responsabili di reati

È appena stato reso operativo il progetto di comunicazione sociale, promosso dal Dipartimento per la Giustizia Minorile (Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari) e co-finanziato dal Fondo FEI e dal Ministero dell’Interno, con l’obiettivo di favorire l’inserimento sociale e lavorativo dei minori migranti nei territori di riferimento dei Centri per la Giustizia Minorile.
Il recente caso degli otto stupratori di Montalto di Castro (Viterbo) che beneficeranno della messa alla prova (cd. “probation” processuale) e perciò avranno l’opportunità di vedere estinto il loro reato come se niente fosse, dovrebbe far riflettere per disparità di trattamento anche da parte dell’opinione pubblica: quando furono arrestati i due romeni autori dello stupro di Guidonia, si rischiò il pubblico linciaggio. Persino la malagiustizia ha due pesi e due velocità.
Forse qualcuno lo ha capito a livello istituzionale, e se è vero che l’immigrazione è un fenomeno in gran parte giovanile, allora è proprio dal reinserimento sociale dei minorenni migranti che si può iniziare a far prevenzione. È fondamentale che al termine del percorso penitenziario il minore, specie se straniero, non sia abbandonato a se stesso, il che lo esporrebbe ancor più alle insidie delle organizzazioni criminali vanificando qualsiasi funzione della pena. E dopo tutto, continuiamo a sperare che simili slanci di lungimiranza, almeno sulla carta, prima o poi coinvolgano anche il trattamento e il reinserimento delle vittime dei reati, italiani o stranieri che siano.