Roma, in arrivo il piano nomadi: 13 campi per 6000 Rom
Mentre le minoranze coinvolte hanno finora annunciato di non essere state neanche convocate per la definizione del nuovo piano nomadi, sono stati resi noti almeno i numeri del nuovo piano presentato dal sindaco Gianni Alemanno, dal prefetto Giuseppe Pecoraro, dal ministro dell´Interno Roberto Maroni e dall´assessore capitolino alle Politiche Sociali Sveva Belviso.
Il sindaco ne ha parlato con una certa enfasi: «Questo piano nomadi rappresenta una rivoluzione copernicana» ha detto Alemanno annunciando che entro la fine del 2010 saranno smantellati tutti gli insediamenti abusivi. Saranno chiusi il Casilino 900, Tor De´ Cenci, La Martora, Baiardo, Foro Italico, il campo dell´Arco di Travertino, Spellanzon e Sette Chiese.
Resta da chiedersi in concreto qual è l’obiettivo finale, se la semplice riduzione delle aree destinate ai nomadi al fine di agevolarne il controllo pubblico, ovvero il progressivo inserimento delle famiglie Rom in unità abitative di edilizia popolare, con il parziale contributo economico delle minoranze ora insediate nei campi. E’ noto che quest’ultima eventualità rischia di scatenare una specie di guerra tra poveri in una città in cui l’edilizia popolare è stata accantonata da anni per favorire le grandi imprese edili, spesso con amministratori addirittura impegnati in campagne elettorali; e che negli anni precedenti si è concesso ai costruttori di edilizia residenziale un impensabile potere di vera e propria pianificazione dello spazio pubblico. Ma poiché le colpe di tutto questo sono a carico dei politici e, semmai, dei rapporti malsani fra politica ed economia, chi è in cerca di un alloggio ha diritto a pari trattamento se sussistono parità di condizioni alla base, italiano o nomade che sia.
