Girandola di accuse tra Libia, Italia e Malta sul soccorso a 200 migranti nel Canale di Sicilia che lanciano un SOS con il mare in tempesta

«Ci sono onde altissime, stiamo affondando, aiutateci»: il segnale è stato raccolto nella serata del 23 ottobre, con le condizioni meteo nel Canale di Sicilia del tutto proibitive, e il mare che durante la notte ha raggiunto anche forza 7 a causa delle forti raffiche di vento. Nel frattempo l’imbarcazione è stata “scortata” dalla petroliera Antignano, di Livorno, che fin dalla notte fra venerdì e sabato ha prestato soccorso agli extracomunitari dopo essere stata dirottata nella zona, tra le acque libiche e quelle maltesi, dalla centrale operativa delle Capitanerie di Porto.
È iniziata subito la declinazione della competenze: secondo la capitaneria di porto italiana, l’imbarcazione sarebbe ancora in acque libiche e dunque Malta non avrebbe alcuna competenza. Invece secondo le informazioni diffuse dalla centrale operativa delle Capitanerie di Porto, l’imbarcazione in pericolo sarebbe entrata nelle acque di competenza maltese, a circa 160 miglia a Sud dell’isola Stato. Sconsolati gli osservatori internazionali: occorre fare chiarezza al più presto per sapere chi deve intervenire.

Immigrazione: continuano gli sbarchi, ma sotto silenzio. Mentre calano i respingimenti

Il presidente del Consiglio insiste ad affermare che gli sbarchi di immigrati sono «diminuiti del 90%» dal 5 maggio al 30 settembre: «erano 19.000 nel 2008 sono stati solo 1900 nel 2009» (fonte: AGI, Roma, 9 ott.). Piccola dimenticanza, il crescente numero delle vittime in mare a causa dei respingimenti. E il fatto che, statistiche alla mano, l’immigrazione irregolare è in minima parte dovuta agli sbarchi, mentre si attua in prevalenza via terra. Nel frattempo, a dispetto delle dichiarazioni di facciata, gli sbarchi proseguono, ma negli ultimi giorni qualcosa è cambiato. Nella settimana appena trascorsa, circa 250 persone sono riuscite ad attraversare il Canale di Sicilia, lasciando almeno 7 morti al largo di Gela. E Lampedusa non fa più notizia. D’altra parte, nessuno dei 250 migranti intercettati in alto mare è stato respinto. 105 sono finiti a Malta, gli altri in Sicilia. Eppure le autorità italiane li monitoravano da 24 ore prima del loro attracco quando erano ancora in acque internazionali. Due mesi fa avrebbero respinto tutti in Libia. Se ora non è successo, forse è perché, come avevamo scritto non molti giorni fa, le inchieste dei magistrati di Agrigento e Siracusa sulle modalità dei respingimenti hanno provocato qualche ripensamento nei vertici di Marina e Guardia di Finanza. Anche il crollo delle partenze (dovuto non ai respingimenti, ma agli arresti fatti dalla polizia libica tra gli organizzatori dei viaggi) potrebbe aver contribuito ad allentare le maglie dei respingimenti. Auguriamoci che sia l’inizio di una prassi più garantistica: un’immigrazione senza regole e un’immigrazione presidiata da regole sbagliate sono molto più assimilabili di quanto si pensi.