Due leggi regionali sull’immigrazione davanti alla Corte Costituzionale: come mai ora il Governo ha tanta fiducia nei giudici?
Dalla solerzia con cui il governo ha annunciato di voler elevare il conflitto tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale per ottenere l’abrogazione delle leggi regionali toscana e marchigiana sull’immigrazione, traspare una singolare forma di fiducia nei giudici: ma non era stato proprio lo stesso Governo a definire politicizzata la Corte Costituzionale quando essa si era pronunciata a sfavore di un articolo della legge in materia di procreazione assistita?
Il fatto nuovo, assurto nei giorni scorsi agli onori delle cronache, sono i rapporti di «commensalità» – per voler usare un’espressione processuale – tra il giudice della Consulta Luigi Mazzella e il Capo del governo. Sembra che durante la cena in questione, il fido guardasigilli Alfano abbia portato la bozza di legge in materia di intercettazioni per discuterne in anticipo con i commensali togati, anche se ovviamente gli interessati smentiscono. Ora, se tanto ci dà tanto, vorremmo capire una cosa: il precedente Governo Berlusconi aveva modificato la legge sulla rimessione (cioè il trasferimento in altra sede) del processo penale perché – si diceva – alcuni pubblici ministeri sono troppo amici dei giudici chiamati a decidere, e alcuni giudici sono eccessivamente avversi ai loro imputati al punto da lasciarli sforniti delle dovute garanzie di terzietà e imparzialità. Ma se si verifica il caso opposto, cioè che un politico è ricevuto a cena da un giudice, non dovrebbe valere un principio analogo? Quanta credibilità ha un collegio giudicante se alcuni dei suoi membri cenano allegramente con il primo ministro, a pochi giorni dalla proposizione di un’impugnazione per incostituzionalità? E in tutto questo sfavillio di posate, chi garantisce i diritti delle minoranze immigrate coinvolte dalle leggi che si pretende di abrogare?

