Rinnovo dei permessi di soggiorno, appuntamenti veloci in Questura: ma per le domande di emersione è un disastro

P.A.La consueta burocrazia italiana a due velocità, che oltre ai cittadini italiani miete vittime anche tra gli stranieri: mentre alcune Questure – come quella di Milano – pubblicizzano di aver dimezzato i tempi di rinnovo del permesso di soggiorno, altrove – è il caso di Napoli – le domande di emersione obbligano i richiedenti a fornire prove che dipendono dalla diligenza dei loro padroni di casa, come nel caso della planimetria che attesti l’idoneità alloggiativa dell’immobile in cui l’extracomunitario e la propria famiglia vivono, una volta formulata la domanda di sanatoria al fine di ottenere il sospirato permesso di soggiorno. Beninteso, si tratta di casi di lavoratori che un lavoro ce l’hanno e possono documentarlo. Così, dietro il lodevole intento di sfavorire gli affitti in nero e il dilagare di alloggi-dormitorio affittati a prezzi usurari, il Governo italiano ha stretto in estate l’ennesimo capestro intorno al collo di molti extracomunitari, costretti spesso a rimediare al pressappochismo dei loro padroni di casa: chi non ha la planimetria, chi invita l’inquilino a rivolgersi al catasto per ottenerla, e nel frattempo la pratica di permesso di soggiorno rischia di arenarsi, se non di ottenere un responso diretto di inammissibilità.
Se insomma si trattava di una norma sulla sicurezza, nel caso in esame (e non solo) resta la sicurezza di aver combinato un disastro.

Catania,nasce la prima coop siciliana formata per intero da extracomunitari. Ma incombe la scure del pacchetto sicurezza

Nasce a Catania la prima cooperativa costituita interamente da immigrati extracomunitari in Sicilia. La nuova azienda, “La Senegalese”, realizzata con il finanziamento dell’Istituto regionale per il credito e la cooperazione, gestirà un phone center e un servizio di money transfer.
“La senegalese. Cooperativa internazionale” ha inaugurato la propria sede in via Luigi Sturzo 144, nel centro di Catania
. La coop gestisce un phone-center e fornisce altri servizi, come il trasferimento di denaro alle famiglie di origine e a connazionali, rispondendo ad una richiesta crescente sul territorio. Alla cooperativa è stato concesso per alcuni mesi un credito di esercizio di 20mila euro a tasso agevolato per la fase di avvio dell’impresa. Ma sull’attività della nuova impresa incombe la spada di Damocle della recente legge sulla sicurezza, che di fatto impedisce non solo a chi è privo del permesso di soggiorno, ma addirittura a chi è in attesa di ottenerlo e perciò è solo in possesso del relativo cedolino, la possibilità di avvalersi dei servizi di money transfer. Una disposizione assurda, che introduce ulteriore disordine in un sistema normativo e amministrativo già fin troppo caotico.

Può essere convertito in altro titolo il permesso di soggiorno per famiglia rilasciato agli stranieri inespellibili perché conviventi con parenti italiani

Il Ministero dell’interno fornisce un’innovativa interpretazione del testo unico immigrazione che permette agli stranieri parenti di italiani di convertire il permesso di soggiorno in lavoro, attesa occupazione o residenza elettiva.
Il Dipartimento di PS del Ministero dell’interno, dopo aver emanato a fine agosto disposizioni alle questure per consentire agli stranieri inespellibili (in quanto parenti di terzo e quarto grado dei cittadini italiani e già titolari di permesso di soggiorno per famiglia) di rinnovare il titolo nonostante la legge sulla sicurezza pubblica abbia ora ristretto la tutela ai soli parenti entro il secondo grado, è intervenuto nuovamente sull’argomento con una risposta a un quesito della Questura di Biella altrettanto importante ed innovativa.
Il Viminale, invertendo l’orientamento sinora adottato, ha precisato che il permesso di soggiorno per famiglia (rilasciato ai sensi dell’art. 19 del testo unico immigrazione ai parenti conviventi con il cittadino italiano, e per questo inespellibili) differisce dal permesso di soggiorno per famiglia rilasciato in via ordinaria ai sensi dell’art. 30 del testo unico solo in base ai presupposti originatori. Per questo motivo, sussistendone i presupposti di legge, potrà essere convertito in permesso per motivi di lavoro, autonomo o subordinato, per attesa occupazione o per residenza elettiva.

Secondo i magistrati di Torino il reato di clandestinità potrebbe essere incostituzionale

Non ci voleva molto a prevedere un esito simile. Ma a poco più di un mese dall’entrata in vigore della nuova legge sulla sicurezza, che sia già sollevata una questione di costituzionalità è un record: se fosse accolta, avremmo la legge italiana più rapida nel rivelarsi contraria ai principi della nostra Carta Costituzionale. Ormai quasi ci costa ritrovare conferme quotidiane di quanto avevamo previsto già da mesi, e a riprova di tutto ciò valgono gli articoli tuttora presenti negli archivi di questo blog e risalenti addirittura al primo scorcio d’estate, quando ancora il pacchetto sicurezza era giacente nella aule di Montecitorio.
Intanto anche il pm di Agrigento ha chiesto la trasmissione degli atti di un processo per immigrazione clandestina alla Corte costituzionale. Sollevata l’incostituzionalita’ della norma introdotta con il pacchetto sicurezza. “La scelta legislativa ha comportato la criminalizzazione di una condizione che era di competenza esclusiva dell’autorità amministrativa”. Il processo riguardava 21 migranti sbarcati in Sicilia. La Procura ha chiesto la sospensione del procedimento.