È ancora possibile entro fine anno eseguire la chiamata di lavoratori stagionali

immigrati-lavoratori-stagionaliScaduti a fine settembre i termini per la sanatoria di determinate categorie di lavoratori, l’ultima modalità utile a chiamare regolarmente in Italia lavoratori e lavoratrici stranieri è rappresentata dalle opportunità di lavoro stagionale, per cui è ancora possibile seguire chiamate nominative entro la fine dell’anno (31 dicembre). Ricordiamo però che il corrispondente permesso di soggiorno, quantomeno trimestrale, rilasciato a queste categorie di lavoratori, non ha praticamente alcuna possibilità di conversione: non può essere convertito in permesso di lavoro annuale né in altro tipo di permesso di soggiorno. Si tratta di una rigidità del sistema italiano che di fatto, dopo la prima opportunità lavorativa spesso sottopagata nelle campagne meridionali, consegna direttamente questi lavoratori al lavoro nero e al caporalato. Una soluzione che getta un’ombra oscura sulla legislazione italiana in materia, che pretende poi di contrastare in altro modo l’insicurezza che contribuisce a creare.

Le lavoratrici straniere del settore domestico sono esposte a un numero altissimo di violazioni dei loro diritti

moldovaNel settore i dati emersi sono fin troppo chiari: secondo le rilevazioni dell’IRES (Istituto per la Ricerca Economica e Sociale), sono circa 750.000 le badanti straniere in Italia e 70.000 quelle di nazionalità italiana. Un divario così evidente da imporre conclusioni ben diverse per l’una e l’altra categoria. Più nello specifico, tra un campione di 500 lavoratrici straniere nell’ambito del settore domestico e di cura, emerge la figura della badante: in prevalenza donne, in gran parte tra i 40 e i 49 anni, coniugate, con livelli di istruzione media, che vivono nella casa in cui lavorano e che prima di venire in Italia hanno svolto lavori di operaia o di commessa. Il 37% delle intervistate non ha il permesso di soggiorno, alcune di loro lavorano anche con coppie di anziani con un figlio disabile. Svolgono attività complesse, anche infermieristiche, come la somministrazione di farmaci, di cui hanno acquisito capacità con l’esperienza. Trovano lavoro attraverso canali informali come la rete di amici o di connazionali, mentre è scarsissima la mediazione di Comuni e sindacati. La metà di loro lavora in nero, il 35% per l’indisponibilità del datore di lavoro e il 34% dei casi per mancanza del permesso di soggiorno. Tuttavia anche tra chi è in regola, il rispetto dei diritti e delle tutele di base è molto approssimativo: nel 60% dei casi, colf e badanti non ricevono alcuna tredicesima, con una percentuale che sale al 68% se si considerano le sole assistenti familiari. Solo il 30% delle lavoratrici percepisce il Tfr. Il 68% delle badanti non ha ferie retribuite, il 12% non ha neanche un giorno di riposo settimanale. Come si vede, non si tratta di dati facilmente confondibili a quelli delle italiane che lavorano nello stesso settore.