Immigrati sfruttati sul posto di lavoro
Vive di un basso salario, lavora in maniera pesante e spesso a nero, guadagna meno di cinque ero l’ora e lavora anche il sabato e la domenica, stiamo parlando dell’immigrato irregolare in Italia.
Questo è quanto emerge da un indagine condotta tra ottobre e novembre 2009 dall’economista Tito Boeri. I primi risultati sono stati presentati proprio al Forum sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, a Bologna, organizzato dalla fondazione Alma Mater.
Cosa è emerso?
Gli irregolari lavorano di più e guadagno meno rispetto a chi è in regola, diventano quindi una risorsa per molti imprenditori senza scrupoli.
Infatti, il 66% degli irregolari ha un lavoro, nonostante sia privo di titolo legale per rimanere in Italia. E’ impiegato in nero e fa turni massacranti. L’80% non si ferma neppure il sabato, il 30% lavora di domenica e il 38% fa anche turni notturni (contro il 22% degli immigrati regolari).
Piuttosto singolare la recente sentenza della Corte di Cassazione secondo cui può essere espulso dall’Italia il clandestino gay anche se nel suo paese l’omosessualità è un reato punibile con il carcere. Così la Corte, con la sentenza n. 23304/2009, ha respinto il ricorso di un marocchino omosessuale che si era opposto all’espulsione sostenendo che nel suo paese l’omosessualità è punibile con pena detentiva. Infatti, ha spiegato la prima sezione civile della Cassazione, se l’immigrato non riesce a dimostrare di essere stato oggetto di persecuzione da parte dei suoi connazionali va allontanato dall’Italia. Tuttavia l’argomentazione non sembra impeccabile: verificare anche mediante le autorità diplomatiche se effettivamente in un certo Stato l’omosessualità comporta la detenzione è un’operazione fin troppo semplice che non può essere elusa nel momento in cui è formulata una domanda di giustizia. E in caso di verifica affermativa, la sussistenza del trattamento discriminatorio sarebbe fuori discussione: si tratta della negazione di un diritto civile (sotto forma di negazione di una delle libertà enunciate nell’art. 3 Cost.) che giustifica la richiesta di asilo (foto: Google.com). 
