Integrazione scolastica: in arrivo classi di inserimento

01Una nota inviata dal ministero dell’Istruzione a tutte le scuole annuncia uno scatto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi.

“Stabilire un tetto – ha spiegato Mariastella Gelmini – è un modo utile per favorire l’integrazione, perché grazie a questo limite si evita la formazione di ‘classi ghetto’ con soli alunni stranieri”.

Il problema dei stranieri in Italia è un problema didattico e non di razzismo. Per questo dichiara il ministro ‘la scuola deve essere il luogo dell’integrazione. I nostri istituti – assicura inoltre il ministro – sono pronti ad accogliere tutte le culture e i bambini del mondo. Alla stesso modo la scuola italiana deve mantenere con orgoglio le proprie tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese. L’inserimento, ad esempio, dell’ educazione alla cittadinanza va proprio in questa direzione: insegnare il rispetto per le altre culture e affermare contemporaneamente l’importanza delle regole civili, della storia, delle leggi e della lingua italiana. Una indispensabile condizione questa per realizzare una vera integrazione’.

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Quale modello per l`integrazione dei bambini stranieri a scuola? Ora spunta la sciocchezza del dialetto alle elementari

Un’idiozia di simile portata non si era mai sentita. Mentre nel nordeuropa gli Stati fanno a gara per investire di più nella scuola, con la consapevolezza che gli immigrati di seconda generazione diverrano i cittadini di domani e quindi è (anche) su di loro che conviene concentrare alcune risorse, in Italia c’è addirittura un partito di Governo che vuol farci tornare indietro a un passato che non abbiamo mai avuto, poiché in Italia il dialetto a scuola non solo non è mai stato parlato, ma è stato addirittura duramente avversato dai docenti e dai Ministri dell´Istruzione già prima dell’avvento della Repubblica.
Ma che vogliamo farci, allora alla Pubblica Istruzione c’erano Benedetto Croce e Giovanni Gentile. Che per il mondo e per la storia delle idee sono due filosofi, mentre per i nostri politici attuali saranno al massimo un paio di uomini del sud. Ecco perché oggi al loro posto ci ritroviamo la Gelmini
, e qualcuno viene a raccontarci che bisogna insegnare il dialetto ai bambini, e perciò magari dar loro anche un voto di profitto.

Lavoro e immigrazione: nasce “Flexi”, la rete congiunta per il lavoro tra Italia e 6 Stati africani

Svariano dal Maghreb all’Africa nera i 6 paesi (Egitto, Ghana, Libia, Nigeria, Senegal e Tunisia) interessati al sistema FLEXI varato nei giorni scorsi dal Ministero del Lavoro, e dedicato ai Servizi per il lavoro tra Italia e Stati stranieri.

La nuova sezione, dedicata al Lavoro rapido, favorisce in modo concreto la domanda e l’offerta di lavoro anche a distanza, attraverso la collaborazione strutturata tra i Servizi per il lavoro dei Paesi extra UE coinvolti.
Mediante l’interazione tra banche dati, la piattaforma FLEXI (in lingua italiana, francese ed inglese) consente ai datori di lavoro italiani di ricercare i profili di proprio interesse e di farne richiesta ai soggetti autorizzati, i quali possono gestire lo scambio tra domanda e offerta di lavoro.

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Regione Toscana, un modello di integrazione che arriva da lontano

A inizio 2009 si era conclusa la campagna di adesione promossa da Anci Toscana e Regione, e già sei mesi dopo il numero degli enti capofila che hanno deciso di ampliare i propri servizi o di crearne di nuovi a favore degli extracomunitari ammonta a 29. Dei 126 Comuni solo 18 hanno deciso di aderire singolarmente; i restanti 108 lo hanno fatto in forma associata. L’adesione è pervenuta anche da altre realtà come la Comunità Montana del Casentino, il circondario Empolese-Valdelsa, l’Istituzione Centro Nord Sud che fa capo alla Provincia di Pisa ed il consorzio CoeSO, in provincia di Grosseto. Tra i capoluoghi di provincia mancano Livorno e Lucca. Gli stranieri che si rivolgono agli sportelli possono ottenere dagli operatori tutte le informazioni sul proprio status giuridico e ricevere assistenza, sostegno e consulenza per tutte le pratiche: dal rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno alla concessione della cittadinanza, dalle autorizzazioni all’ingresso per motivi di lavoro al nulla osta al ricongiungimento familiare. Per dotare gli addetti al front-office di tutte le competenze e conoscenze necessarie sarà avviato a breve un percorso formativo curato dalle Università di Firenze e Pisa che coinvolgerà 147 persone. In un quadro talmente composito e propositivo, è evidente che la legge regionale recentemente approvata dal consiglio regionale della Toscana per garantire piena assistenza sanitaria anche ai migranti sprovvisti di permesso di soggiorno, rappresenta il punto di approdo di un progetto di integrazione tutt’altro che improvvisato, che anzi proviene da lontano. È inspiegabile che quando le Regioni si danno da fare per prevenire l’allarme immigrazione il Governo minacci reazioni sensa senso, come il referendum abrogativo della legge regionale appena approvata. Come se azzerare le inizative locali non avesse a sua volta un costo.