Quale modello per l`integrazione dei bambini stranieri a scuola? Ora spunta la sciocchezza del dialetto alle elementari

Un’idiozia di simile portata non si era mai sentita. Mentre nel nordeuropa gli Stati fanno a gara per investire di più nella scuola, con la consapevolezza che gli immigrati di seconda generazione diverrano i cittadini di domani e quindi è (anche) su di loro che conviene concentrare alcune risorse, in Italia c’è addirittura un partito di Governo che vuol farci tornare indietro a un passato che non abbiamo mai avuto, poiché in Italia il dialetto a scuola non solo non è mai stato parlato, ma è stato addirittura duramente avversato dai docenti e dai Ministri dell´Istruzione già prima dell’avvento della Repubblica.
Ma che vogliamo farci, allora alla Pubblica Istruzione c’erano Benedetto Croce e Giovanni Gentile. Che per il mondo e per la storia delle idee sono due filosofi, mentre per i nostri politici attuali saranno al massimo un paio di uomini del sud. Ecco perché oggi al loro posto ci ritroviamo la Gelmini
, e qualcuno viene a raccontarci che bisogna insegnare il dialetto ai bambini, e perciò magari dar loro anche un voto di profitto.

Studenti irregolari alla maturità, sul codice fiscale la Gelmini fa dietrofront

Il caso di Daria – ventenne ucraina di Donetsk ma residente a Napoli con la famiglia – che ha rischiato di non poter svolgere l’esame di maturità perché priva del permesso di soggiorno e quindi anche del codice fiscale, è fortunatamente rientrato.

Ora dal Ministero si affrettano a dire che l’iniziativa è stata delle scuole, che non esiste alcun atto ufficiale dello Stato in base a cui si è richiesto il permesso di soggiorno – o almeno il codice fiscale – ai maturandi stranieri. Tutto ciò è falso. Esiste una circolare (clicca qui per leggerne il testo) del capo dipartimento della Pubblica Istruzione, firmata il 22 maggio, che disponeva di richiedere il codice fiscale ai maturandi. È evidente che chi è sprovvisto del permesso di soggiorno non abbia alcun codice fiscale.

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