Cassazione, asilo ai cristiani perseguitati nei paesi islamici

Diritto di asilo

Diritto di asilo

Diritto di asilo ai cristiani perseguitati nei paesi islamici.

Lo sottolinea la Cassazione che ha accolto il ricorso di un nigeriano di religione cristiana, Raymond B., arrivato a Torino nel 2002, che chiedeva protezione internazionale e asilo politico poiche’ nel suo Paese gli era impedita la liberta’ di culto.

Secondo piazza Cavour, “la fuga dal paese a prevalenza islamica” che dipende “dal timore di essere arrestato e processato senza garanzie” rende legittima la conseguente richiesta di asilo e protezione “evidente essendo la scelta di un paese civile e democratico” come “sbocco obbligato per chi decide la fuga da un regime oppressivo”.

Fonte by Adnkronos

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Frontex, nella UE l’immigrazione clandestina è in calo del 22%

immigrati cinesi I dati forniti provengono da Frontex, l’Agenzia Europea per la Gestione della Cooperazione Operativa nelle Frontiere Esterne (terrestri, marittime, porti ed aeroporti) della UE: l’immigrazione clandestina nell’area UE è diminuita quest’anno in media del 20%. Inoltre la pressione migratoria illegale è calata di ben il 50% in Spagna, del 33% in Italia, anche se in Grecia è aumentata del 70%. Le principali ragioni sembrano essere la crisi economica, che non fa più apparire il vecchio continente come un Eden in cui trovare un lavoro, e l’intensificazione dei controlli delle forze dell’ordine a presidio del cosiddetto “spazio Schengen”. Il calo dell’immigrazione illegale è un dato positivo, ma non bisogna dimenticare qualità e quantità dei respingimenti: tagliare i diritti d’asilo e addirittura eluderne le domande non è certo un merito che può volgere a beneficio della riduzione dei dati in merito all’immigrazione illegale.

Il Parlamento europeo discute sul contenuto del programma di Stoccolma

parlamento_europeo2La Svezia, che detiene la presidenza di turno dell’UE, ha fatto della cooperazione europea in materia di giustizia, affari interni e immigrazione una delle sue priorità. Il nucleo di materie, denominato “programma di Stoccolma” dal nome della capitale svedese, dovrebbe essere approvato entro la fine dell’anno e costituire il riferimento europeo su cooperazione giudiziaria e doganale, lotta al crimine, immigrazione, asilo e visti dal 2010 al 2014. Il Parlamento ha iniziato a discuterne ai primi di ottobre, ed è evidente come materie quali immigrazione e diritto di asilo siano centrali non solo per la politica europea, ma si trovino anche in reciproca concatenazione. L’Italia fino a questi ultimi giorni ha dovuto dirimere contrasti con autorità di altri Stati mediterranei sul soccorso in mare da prestare a migranti in transito lungo acque internazionali, e altrettanto spesso ha dovuto prendere in carico casi di pertinenza di altri Stati, o da questi ultimi illegittimamente declinati.
Se si fissassero dei princìpi di intervento reciproco quanto all’assistenza dei migranti nell’area mediterranea, non tanto il nostro paese, quanto la vita di chi è in mare e spesso si troverebbe in condizioni di avanzare domanda di asilo politico sarebbe ben più seriamente tutelata.

Verso un nuovo diritto d’asilo europeo?

Il 21 ottobre la Commissione Europea ha proposto alcune misure volte da un lato a migliorare la protezione di chi ha diritto all’asilo politico, dall’altro a un’armonizzazione delle procedure UE. Si tratta in particolare di una modifica alle normative attuali; una è la direttiva sulla qualifica e sullo status delle persone bisognose di protezione internazionale, l’altra è la direttiva sulle procedure di asilo. Le misure previste offrono una maggiore protezione alle vittime di persecuzioni, come richiesto dal Consiglio europeo nel patto sull’immigrazione e l’asilo. Dunque l’obiettivo è quantomeno la definizione di canoni comuni per un diritto d’asilo europeo, affinché gli standard per il riconoscimento del diritto d’asilo siano uniformi in tutto lo spazio Schengen, e come tali portino anche le diversi corti nazionali investite di eventuali cause a decidere non più in base alla normativa nazionale, producendo eventualmente anche ulteriori disparità di trattamento, ma secondo un criterio unico.

Al largo delle coste libiche un’imbarcazione in avaria con 150 migranti contatta un numero verde italiano

Qualcuno di loro con un cellulare ha contattato il numero verde dell’ARCI in Italia: sono 150 migranti africani segnalati l’altroieri al largo delle coste libiche, su un’unica imbarcazione. Dati come questi dovrebbero indurre il Governo a riflettere su affermazioni che solo chi ignora lo stato dei fatti può consideare credibili, come l’aver ridotto il numero degli arrivi irregolari in Italia ad appena 1300 unità. Certo se si decide di far entrare solo i potenziali richiedenti asilo più fortunati, le cifre non crescereanno di molto. Ma dei morti durante le traversate e dei detenuti senza alcun diritto giacenti nelle carceri libiche, il nostro Governo è a conoscenza, malgrado agisca come se niente fosse.
Il massimo che si potrà fare per quei 150 che hanno richiesto aiuto è verificare i loro presupposti per il diritto di asilo. Sempreché siano almeno arrivati in acque internazionali, poiché in acque libiche l’Italia non ha ovviamente alcuna giurisdizione.

Quanto afferma il Governo è falso: le leggi sull’immigrazione di Marche e Toscana sono in linea anche con il principio di sussidiarietà

Nella nota informativa che spiega le presunte cause dell’impugnazione delle due leggi regionali davanti alla Corte Costituzionale, il Governo afferma che «tali leggi, disciplinando ed agevolando il soggiorno degli stranieri che dimorano irregolarmente nel territorio nazionale, incidono sulla disciplina dell’ingresso e del soggiorno degli immigrati che, come più volte affermato dalla Corte Costituzionale è riservata allo Stato, in quanto ricompresa nelle materie ‘diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea’ e ‘immigrazione’».

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L’ultima novità di Frattini: «screening» in mare sul diritto d’asilo, i comandanti delle navi abbiano gli stessi poteri del console. E intanto a Milano mancano persino gli agenti negli uffici immigrazione

Il ministro degli Esteri Franco Frattini sembra credere a un’amministrazione onnipotente: bisogna dotare i comandanti delle navi in acque territoriali dei poteri di console, ha dichiarato. I richiedenti asilo sono solo il 5-6% del totale, aggiunge il ministro: non si possono accogliere 100 clandestini per rispedirne indietro 95.

Il che, di per sé, è anche giusto. Quel che non ha senso è affermare che in Libia c’è un’ambasciata italiana dove richiedere asilo, poiché si tratta di un paese che non riconosce il diritto di asilo e quindi non si vede perché debba favorire i clandestini in transito – quasi tutti provenienti dall’Africa nera – ad accedervi. E nelle carceri libiche giacciono 4851 clandestini africani, le cui sorti sono ignote persino alle rispettive ambasciate (un dossier sui migranti in Libia è disponibile cliccando ). Con buona pace del ministro Maroni, l’unico a credere – finché qualcuno non lo ha informato – che i migranti respinti in Libia potessero facilmente formulare domanda d’asilo.

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Rimpatri o respingimenti, per i migranti è lo stesso incubo. Che a volte elude la normativa internazionale sul diritto d’asilo

Il Governo ottiene la fiducia sul d.d.l. in materia di sicurezza ma nel frattempo i drammi dei migranti si susseguono. Il 7 maggio una cittadina tunisina di 49 anni, trattenuta presso il Cie (Centro di Identificazione e Espulsione) di Ponte Galeria a Roma dallo scorso 24 aprile, sì è suicidata nelle prime ore del giorno. La donna, a carico della quale gravavano diversi precedenti penali, non voleva tornare nel suo paese perché si vergognava dei suoi trascorsi per spaccio di droga. «Piuttosto che tornare nel mio Paese mi ammazzo. Mi vergogno troppo per quello che mi è successo», avrebbe confidato la vittima nel marzo scorso alle compagne di cella del carcere di Rebibbia.

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