La Svizzera vìola la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, parola dell’Osservatorio svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri

La Svizzera contravviene alla Convenzione dell’ONU sui diritti del fanciullo (CDF) nell’applicazione di una politica migratoria restrittiva: la denuncia proviene dall’Osservatorio svizzero sul diritto d’asilo e degli stranieri (ODAS), che in un dettagliato rapporto illustra una serie di 26 casi concreti di violazioni della CDF, accuratamente documentati dai tre osservatori insediati nelle tre regioni linguistiche della Svizzera in poco più di due anni di attività, riportati nel rapporto dell’ODAS.
Certo 26 casi sotto esame possono sembrare pochi per denotare una politica migratoria restrittiva, ma in un paese così piccolo non vanno sottovalutati; tanto più che potrebbe valere anche il principio opposto, e cioè che, proprio perché si tratta di pochi casi, un simile rigore amministrativo sembra ancor più ingiustificato. E in effetti emergono vicende di interruzioni brutali di relazioni di figli con i padri, di separazioni familiari coattive, di partenze forzate di bambini a causa del respingimento delle madri, di ragazzi nati e cresciuti in Svizzera costretti a rimpatriare in Paesi dove non hanno mai vissuto, di bambini che non possono più essere nutriti in modo sano e ricevere cure adeguate poiché i loro genitori ricevono solo un aiuto d’urgenza sotto la soglia di sussistenza. Le responsabilità di simili violazioni vengono attribuite dall’ODAS soprattutto a carico dell’Ufficio federale della migrazione. Sul fronte delle autorità cantonali, invece, le prassi variano. Nei casi documentati sono riscontrate anche violazioni della Costituzione federale e della Convenzione europea dei diritti umani. E a differenza della giustizia italiana, che spesso rimedia alle ingiustizie della Pubblica Amministrazione, la giustizia cantonale sembra molto più incline ad assecondare la prassi amministrativa. E non è certo un bene.