L’esercito degli invisibili che garantisce il funzionamento delle filiere agroalimentari
40 euro scarsi di paga giornaliera (5 vanno ai caporali che li reclutano all’alba, 3 vengono richiesti per il trasporto) per almeno 8 ore di lavoro al giorno e un ricovero approssimativo negli stessi campi in cui si svolge il lavoro, o presso masserie vicine. Immigrati perlopiù africani che hanno collezionato decine di decreti di espulsione, senza che nessun giudice si sia mai preso la briga di chiedersi – e chiedergli – cosa è successo tra l’inadempimento di un decreto di espulsione e quello successivo.
Dopo la raccolta di patate i migranti si spostano vicino a Napoli per raccogliere le noccioline. A ottobre i mandarini e le arance in Calabria per 25 euro al giorno.
In Puglia, a S. Severo, i migranti vivono in tende di fortuna tra le piantagioni di pomodoro per l’industria di trasformazione. Sono tutti eritrei e magrebini. La manodopera straniera costa tre euro a cassa che, per una giornata lavorativa di otto ore si traduce in meno di 20 euro nette. Da aprile a ottobre nel territorio secondo gli elenchi anagrafici dell’Inps, sono occupati circa 45 mila lavoratori di questi 16 mila sono stranieri, un dato che è cresciuto dai 4500 del 2006 ai 14 mila del 2007, ma l’80 per cento della manodopera straniera è al di sotto delle 51 giornate necessarie per l’assistenza previdenziale. Questi lavoratori non sono stagionali, perché di fatto lavorano tutto l’anno e perdipiù in nero. Secondo la legge italiana, anche previgente al nuovo testo sulla sicurezza, non potranno mai fare richiesta di soggiorno perché ciò non è ammesso per i lavoratori stagionali. Ma il legislatore non considera che spesso chi entar da stagionale continua a lavorare, e in questo caso finisce sotto la scure del lavoro nero. Meglio regolarizzarli anziché abbandonarli al malaffare del caporalato, che tra l’altro danneggia pesantemente anche i lavoratori bracciantili del meridione.


