Sanatoria per badanti e colf, attenzione al vincolo delle 20 ore minime settimanali

Di fatto, il vincolo posto dal recente decreto anticrisi per la regolarizzazione di badanti e colf non è di poco conto: al fine dell’accoglimento della domanda proposta, occorre infatti che il datore di lavoro dichiari di avere alle proprie dipendenze un/a badante o colf da almeno 3 mesi, e per un numero di ore settimanali non inferiore a 20. Limite facilmente raggiunto dalle badanti, che spesso assistono persone non autosufficienti e che dunque hanno bisogno di lunghi orari in cui essere seguite, ma più difficile per il personale domestico, che sovente non esercita attività lavorativa di almeno 20 ore settimanali per una singola famiglia. Una soglia evidentemente penalizzante per coloro che prestano tale attività presso più famiglie, lavorando magari un numero elevato di ore settimanali ma alle dipendenze di differenti datori di lavoro.
È davvero singolare che in anni di precariato diffuso il Governo divenga garante della presenza di un datore unico di lavoro nel momento in cui si tratta di regolarizzare i lavoratori, quasi che colf e badanti siano paragonabile agli operai di una fabbrica.

Cercasi datore di lavoro, fino a 4000 euro per un permesso di soggiorno

Mentre è in arrivo la sanatoria di colf e badanti, come sempre non mancano gli approfittatori, sia italiani che stranieri. C’è ad esempio chi rivende il kit postale per presentare domanda di permesso di soggiorno a prezzi esorbitanti, ovviamente tentando di intercettare connazionali intimoriti dalle nuove norme sull’immigrazione clandestina. Insomma, l’ignoranza diffusa della legge fa gola soprattutto ai disonesti. A quelli che chiedono denaro in cambio della promessa di sanare una posizione lavorativa irregolare e poi spariscono. Alcuni dirigenti degli uffici immigrazione riferiscono anche di vere e proprie offerte di denaro dagli immigrati ad altri connazionali, per far sì che questi ne dichiarino l’assunzione: sembra che la prassi sia tutt’altro che rara tra gli immigrati cinesi, ad esempio.
Ricordiamo in ogni caso che formulare dichiarazioni false in qualsiasi procedimento amministrativo, integra un vero e proprio reato sia per chi assume sia per chi vuol essere assunto: inoltre si tratta un reato che, a differenza di quello di immigrazione clandestina, prevede il carcere e non una semplice pena pecuniaria. Perciò attuare simili comportamenti rischia di essere il rimedio peggiore del male. Non conviene esporsi a un rischio così alto.