Asilo politico, la Corte Costituzionale tedesca sospende le espulsioni verso la Grecia

Una settimana fa la Corte Costituzionale tedesca (Bundesverfassungsgericht) ha bloccato l’espulsione verso la Grecia di un profugo iracheno. Non si tratta di una decisione definitiva, e infatti per ora la forma è quella dell’ordinanza e non della sentenza, ma se vi fosse conferma si tratterebbe di una decisione storica.
La Corte ha ritenuto che l’attuale prassi seguita dalla Grecia – qualora sia il primo paese di transito di un profugo e quindi responsabile della pratica d’asilo ai sensi del Trattato di Dublino – non garantisce adeguatamente i diritti dei profughi, relegandoli in uno stato di marginalizzazione.

Con un espresso richiamo al diritto comunitario, la Corte ha affermato che il principio di solidarietà verso i profughi richiedenti asilo va anteposto al primato della competenza territoriale in materia d’asilo se il paese responsabile della pratica non garantisce adeguatamente i diritti dei profughi. In sintesi: non si può essere espulsi verso uno Stato che non ti permettere di formulare richiesta d’asilo. Un principio senz’altro meritevole da affermare, ma che rischia di diventare un alibi per il malfunzionamento della giustizia e della pubblica amministrazione greca.

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Due leggi regionali sull’immigrazione davanti alla Corte Costituzionale: come mai ora il Governo ha tanta fiducia nei giudici?

Dalla solerzia con cui il governo ha annunciato di voler elevare il conflitto tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale per ottenere l’abrogazione delle leggi regionali toscana e marchigiana sull’immigrazione, traspare una singolare forma di fiducia nei giudici: ma non era stato proprio lo stesso Governo a definire politicizzata la Corte Costituzionale quando essa si era pronunciata a sfavore di un articolo della legge in materia di procreazione assistita?

Il fatto nuovo, assurto nei giorni scorsi agli onori delle cronache, sono i rapporti di «commensalità» – per voler usare un’espressione processuale – tra il giudice della Consulta Luigi Mazzella e il Capo del governo. Sembra che durante la cena in questione, il fido guardasigilli Alfano abbia portato la bozza di legge in materia di intercettazioni per discuterne in anticipo con i commensali togati, anche se ovviamente gli interessati smentiscono. Ora, se tanto ci dà tanto, vorremmo capire una cosa: il precedente Governo Berlusconi aveva modificato la legge sulla rimessione (cioè il trasferimento in altra sede) del processo penale perché – si diceva – alcuni pubblici ministeri sono troppo amici dei giudici chiamati a decidere, e alcuni giudici sono eccessivamente avversi ai loro imputati al punto da lasciarli sforniti delle dovute garanzie di terzietà e imparzialità. Ma se si verifica il caso opposto, cioè che un politico è ricevuto a cena da un giudice, non dovrebbe valere un principio analogo? Quanta credibilità ha un collegio giudicante se alcuni dei suoi membri cenano allegramente con il primo ministro, a pochi giorni dalla proposizione di un’impugnazione per incostituzionalità? E in tutto questo sfavillio di posate, chi garantisce i diritti delle minoranze immigrate coinvolte dalle leggi che si pretende di abrogare?

Il Governo impugna due leggi regionali sugli immigrati: l’ennesimo esempio delle contraddizioni dirigistiche dell’esecutivo

Dopo alcuni ripensamenti e un’iniziale orientamento vòlto a richiederne l’abrogazione mediante referendum popolare, il Governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale le leggi delle regioni Marche e Toscana recentemente emanate. L’impugnazione sarà proposta per risolvere un conflitto tra poteri dello Stato, poiché il Governo considera superati i limiti del potere regionale di legiferare in materia. In discussione non sono le disposizioni in materia sanitaria, che è la stessa Costituzione a riservare alle Regioni; si tratta invece degli altri provvedimenti a favore degli stranieri privi di permesso di soggiorno. La legge regionale marchigiana (13/2009) prevede interventi in favore di immigrati in attesa di regolarizzazione. Quella toscana (29/2009) contiene disposizioni simili in favore di stranieri privi di permesso di soggiorno.

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Quanto afferma il Governo è falso: le leggi sull’immigrazione di Marche e Toscana sono in linea anche con il principio di sussidiarietà

Nella nota informativa che spiega le presunte cause dell’impugnazione delle due leggi regionali davanti alla Corte Costituzionale, il Governo afferma che «tali leggi, disciplinando ed agevolando il soggiorno degli stranieri che dimorano irregolarmente nel territorio nazionale, incidono sulla disciplina dell’ingresso e del soggiorno degli immigrati che, come più volte affermato dalla Corte Costituzionale è riservata allo Stato, in quanto ricompresa nelle materie ‘diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea’ e ‘immigrazione’».

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