Ggil: denuncia l’Italia all’Organizzazione Internazionale del lavoro

Lavoratore irregolare

Lavoratore irregolare

La Cgil ha denunciato all’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) la violazione in Italia delle convenzioni internazionali contro il lavoro forzato, sottolineando  le condizioni di lavoro di molti migranti, ultimo è l’esempio di  Rosarno.

Con un documento firmato dalle segretarie confederali, Morena Piccinini e Nicoletta Rocchi, il sindacato ha posto all’attenzione dell’Ilo la violazione delle convenzioni internazionali 29 del 1930 e 105 del 1957 per l’abolizione del lavoro forzato.

Nel documento, la Cgil ha denunciato le condizioni di sfruttamento e di schiavitù in cui i lavoratori stranieri erano costretti a Rosarno, citando anche stralci di un’ordinanza di rinvio a giudizio proprio nei confronti di sfruttatori nella piana di Gioia Tauro, “a testimonianza – si legge ancora nella nota – del fatto che i fenomeni di riduzione in schiavitù sono noti e, in alcuni casi, perseguiti dall’autorità giudiziaria”.

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L’Italia insiste con l’Unione Europea: i respingimenti sono in regola

Non bastava la figuraccia rimediata dieci giorni fa, quando il nostro presidente del Consiglio aveva ammonito la Presidenza europea a esprimersi direttamente escludendo i diversi portavoce nazionali, come se l’Unione Europea fosse un luogo franco dalle opinioni internazionali e riproponga a livello comunitario il centralismo degli Stati di appartenenza.
Insomma il Governo italiano va dritto per la sua strada che rassomiglia sempre più a un vicolo cieco: il Governo ha infatti appena replicato alla richiesta di chiarimenti avanzata il 15 luglio scorso dalla Commissione europea in materia di immigrazione sottolineando come le azioni di respingimento nel Mediterraneo sono “conformi al diritto comunitario ed alle convenzioni internazionali vigenti, in particolare, rispetto alla tutela dei richiedenti asilo o protezione internazionale”. È quanto riferiscono fonti della rappresentanza permanente d’Italia presso l’Ue a Bruxelles (fonte: Adnkronos/Aki,Bruxelles, 11 sett.). Ma omettono di dire che la prevalenza dei respingimenti avviene verso la Libia, Stato che non riconosce il diritto asilo così come il suo leader, che durante la sua visita in Italia lo ha apertamente considerato una pretesa ridicola “di alcuni africani che provengono dalle foreste”.
Come alcuni organi di stampa nostrani abbiano potuto elogiare un personaggio simile, fa parte del contesto francamente squallido dello stato dell’informazione
in Italia.