Frattini, multiculturalismo sì ma con regole precise

Ministro Frattini

Ministro Frattini

”Il multiculturalismo e’ un dato di fatto ma non puo’ essere senza regole”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, commentando, ai microfoni di radio Anch’io, le ultime dichiarazioni della cancelliera Merkel.

”Una posizione, la sua – ha detto – che noi abbiamo da tempo. Si deve potenziare il ragionaento UE per invitare immigrati regolari e contrastare la clandestinita’ che e’ un vero e proprio traffico di schiavi del 21mo secolo.

Accoglienza per chi vuole venire a lavorare regolarmente, dunque e rigore per chi non rispetta le nostre leggi”.

Per venire in Italia, e in Europa, ha spiegato il ministro, ”il primo requisito e’ che si impari la lingua del Paese dove si vive e si lavora. La seconda caratteristica, indispensabile per potersi integrare, e’ che si conoscano e si rispettino le leggi di questo Paese.

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Un monumento all’inutilità del processo: reato di clandestinità, 5 condanne a Verona contro imputati irreperibili

giustiziaNemmeno i loro avvocati sanno dove si trovano in questo momento. Si tratta dei primi cinque immigrati irregolari condannati dal giudice di pace di Verona per il nuovo reato di clandestinità introdotto dal pacchetto sicurezza del Governo ed entrato ufficialmente in vigore lo scorso 8 agosto. In udienza non si è presentato neppure uno degli stranieri fermati dalle forze dell’ordine nel veronese senza il necessario permesso di soggiorno. Certo: tra i poteri del giudice di pace non rientra l’arresto e se gli immigrati sono comunque identificabili (ad es., hanno con sé il passaporto) non possono neanche essere trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione (CIE). Nel frattempo i processi vanno avanti in contumacia e arrivano a sentenze completamente inutili. Sarà poi così strano che in Italia aumentino a dismisura le spese di giustizia senza che la giustizia migliori? Ed esiste davvero qualcuno che si sente più tranquillo dopo l’introduzione di un simile reato-farsa?

Pochi processi per clandestinità, per molti operatori della giustizia la legge ha già fallito

Prendiamo il caso del Nordest, tradizionalmente a forte impatto di immigrazione, e dunque in parte anche di irregolarità. Sono davvero pochi i processi celebrati in Veneto in base alla nuova legge sul reato di clandestinità. Zero a Venezia (erano so spesi fino al 15 settembre), zero a Vicenza (rimandati a marzo/ aprile), uno a Padova, due a Treviso, qualcuno a Rovigo. Del resto, anche se le denunce non mancano, è sceso il numero degli irregolari bloccati dal le forze dell’ordine, che come i magistrati non considerano la clandestinità un reato di urgenza prioritaria. Inoltre diversi magistrati ritengono la normativa gravata da profili di incostituzionalità, di difficile interpreta­zione e applicazione, se non addirittura inutile. Scendono sempre più anche i numeri degli stranieri trattenuti dalla polizia giudiziaria in vista di un eventuale processo per ingresso o soggiorno illegale: insomma, contrariamente a quanto ha detto l’ex ministro Castelli – propenso a scaricare sempre sui magistrati le colpe dei politici nel fare leggi mediocri – sono persino gli agenti di polizia giudiziaria ad aver gettato la spugna, o almeno ad essere vicini a farlo. La colpa, come avevamo preavvertito anche su questo blog fin dall’estate, è di una legge davvero mal concepita che arreca più danni alla collettività di quanto sembra risolverne. E ciò è vero per tutti, cittadini e stranieri, regolari e non.

L’ultima stravaganza dell’ex ministro della Giustizia: «I giudici si comportano come gli extracomunitari»

I magistrati inventano di tutto pur di evitare di espellere i clandestini, applicano le leggi a modo loro. C’è chi per ragioni ideologiche si fa beffe delle leggi varate dal governo”.
Sono le parole del viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli, che oggi, in un’intervista a Libero – come è noto, quotidiano al cui ex direttore dobbiamo di recente lodevoli iniziative giornalistiche come le crociate contro il direttore di un altro giornale, costretto a dimettersi – propone di punire chi non applica la legge.
Per l’ex ministro della Giustizia, la strada da seguire e’ quella di ”avviare procedure disciplinari nei confronti di chi produce le cosiddette sentenze abnormi, ovvero quelle emesse aggirando le leggi. Qui però c’è un secondo problema: i magistrati in questi casi vengono giudicati dai loro colleghi, e normalmente questi li assolvono”.
“Se i CIE sono stracolmi – insiste Castelli – è perchè la magistratura non agisce rapidamente sulle espulsioni. D’altra parte, finchè avremo dei magistrati che si comportano come degli extracomunitari rispetto allo Stato italiano, difficilmente supereremo questi problemi”.
A margine di questo cumulo di rumori peristaltici, probabilmente molto cari a Castelli che è un ingegnere acustico, facciamo notare che la magistratura dispone, ma non esegue materialmente le espulsioni; che se l’amministrazione del ministero dell’Interno del suo conterraneo Maroni non provvede efficacemente in tal senso, e se in Italia non è mai stato realizzato un piano collettivo decente per le espulsioni, che spesso continuano a essere disposte ed eseguite una per una, la conseguenza è il costo altissimo sia in termini economici sia in termini umani che un meccanismo di questo genere inevitabilmente comporta. Inoltre, se lor signori che siedono in Parlamento avessero un po’ più di raziocinio nell’ideare le norme, non avrebbero previsto l’espulsione come alternativa al pagamento dell’ammenda per il reato di clandestinità. Con la conseguenza che chi paga non può essere espulso. Se poi Castelli ha l’improntitudine di volere che un clandestino paghi l’ammenda e dopo si rassegni anche all’espulsione, gli ricordiamo che esiste un solo nome per uno Stato che si avvale di simili espedienti: Stato di polizia. E che in questo caso di abnorme ci sono solo le sue dichiarazioni, non le sentenze dei giudici.

La nuova linea dei giudici di pace, espulsione per clandestinità solo in caso di altri reati

A poco più di un mese dall’entrata in vigore dei reati di ingresso e soggiorno illegale, si profila la linea di condotta dei giudici di pace sull’applicazione della nuova legge. In determinati casi, la contestazione del reato è avvenuta anche a carico di chi era in Italia già da prima, se però ha omesso volontariamente di attivarsi per regolarizzare la sua posizione: è accaduto di recente a Firenze, dove un cittadino giordano irregolare da 4 anni e da altrettanto tempo impiegato presso la ditta del cugino è stato condannato a 5.000 euro di ammenda. Somma che però sarà pagata, e perciò non permetterà di procedere all’espulsione, inserita nella legge come conseguenza dell’inadempimento della pena pecuniaria.
Ma la prevalenza dei procedimenti per soggiorno e ingresso illegale sono in corso a carico di extracomunitari colti in flagranza di altri reati: ammenda ed espulsione sono state irrogate per contrabbando, contraffazione, vendita senza licenza, spaccio di stupefacenti. Una linea applicativa intelligente che tende ad espellere solo se in effetti è stato commesso un altro reato, e non c’è in gioco solo la semplice irregolarità relativa al permesso di soggiorno.

Il CSM avverte: il nuovo reato di ingresso e soggiorno illegale intaserà ulteriormente la giustizia penale senza produrre sicurezza. E intanto negli uffici giudiziari i giudici di pace già non bastano più

Ben lontano dal risolvere il problema della clandestinità, la nuova contravvenzione di ingresso e soggiorno illegale voluta dal Governo rischia di produrre un ennesimo sovraccarico della giustizia penale italiana a fronte di pochi benefici concreti. Lo ha appena ribadito anche il Consiglio Superiore della magistratura.

In questi giorni la relatrice del testo alla Camera, cioè l’onorevole Jole Santelli, ha spiegato che l’espulsione verrà disposta dal giudice di pace, cui spetterà la competenza per il reato in esame. E che l’accettazione dell’espulsione da parte dell’extracomunitario estinguerà il reato.

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