Bloccati dalla gdf venti clandestini su barca a vela nel Salento

Clandestini

Clandestini

Una ventina di persone avevano attraversato l’Adriatico a bordo di una barca a vela e di un gommone.

Si tratta di cittadini afghani e iraniani di etnia curda; tra loro vi sono anche due donne e quattro bambini.

A quanto si è saputo, i militari hanno arrestato tre persone, non facenti parte dei clandestini, con l’accusa di aver guidato le imbarcazioni e aver organizzato i viaggi.

Sono in corso le procedure di identificazione degli immigrati.

Fonte by ansa.it

Foto by linedrive.files.wordpress.com

Oltre 5.1 mln di immigrati, crescono clandestini

Clandestini

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Continua a crescere il numero degli immigrati in Italia che ormai ha superato i 5.101.000.

E, nonostante le nuove misure esplicitamente volute per combattere la clandestinità, aumenta anche il numero degli irregolari, più 126 mila nell’ultimo anno, per complessivi 544 mila (10,7%).

A fornire le stime del fenomeno è la Caritas Italiana che ha organizzato a Valderice (Trapani) un incontro internazionale sull’immigrazione nel Mediterraneo.

Un incontro, alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato che ricorre il 20 giugno, che si concluderà con la sigla della ‘Carta di Trapani’, un impegno di collaborazione per assistere i migranti, riconoscere loro la dignità che è giusto che abbiano, proporre progetti concreti.

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Cuneo: arrestati per favoreggiamento di immigrazione clandestina

1Grazie all’operazione di circa 100 militari del Comando provinciale carabinieri di Cuneo, Asti, Savona e Siracusa, è stata sgominata la banda che favoriva l’ingresso e il soggiorno di immigrati.

Emesse 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere,  chiamati a rispondere falso, truffa ai danni dello Stato ed atti diretti a procurare l’ingresso ed il soggiorno illegali nel territorio italiano di cittadini extracomunitari.

Dopo sei mesi di indagini i carabinieri hanno verificato l’attività di due imprenditori, uno italiano l’altro marocchino.

I due malviventi riuscivano a  procurare documenti attestando inesistenti rappoorti di lavoro con ditte locali e disponibilità alloggiative, a vendere al prezzo di due – tre mila euro permessi di soggiorno. Una volta ottenuti i titoli per permanervi, gli stanieri si disperdevano sull’intero territorio nazionale.

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Il traffico di clandestini frutta alle organizzazioni criminali oltre 230 milioni di euro

Le organizzazioni criminali che gesticono il traffico dell’immigrazione clandestina guadagnano oltre 230 milioni di euro ogni anno per il trasporto di 240.000 africani in Europa: è quanto denuncia un rapporto confidenziale delle Nazioni unite riportato il 14 settembre dal quotidiano spagnolo El Pais. Sono circa 300.000 gli africani che entrano illegalmente in Europa ogni anno: di questi, l’80% ricorre alle organizzazioni criminali.
Il rapporto Onu indica le cause di questo fenomeno: 15 dei 20 paesi più sviluppati del mondo si trovano in Europa, mentre i 20 stati meno sviluppati si trovano in Africa, soprattutto nella zona occidentale del continente africano, la più vicina all’Europa. Sono tre le vie utilizzate dagli africani subsahariani per entrare illegalmente in Europa: rimanendo dopo la scadenza del visto, entrando con documenti falsi o evitando i controlli al confine. In tutti e tre i casi, i migranti hanno bisogno dell’assistenza delle organizzazioni criminali.
Nel rapporto vengono distinti due tipi di organizzazione: quelle che, come le agenzie di viaggio, offrono un pacchetto completo per tutto il viaggio, compresi i contatti locali nelle diverse tappe della traversata; e le organizzazioni locali, che gestiscono invece solo una fase del viaggio. Le prime corrispondono all’idea comune di criminalità organizzata: si tratta infatti di reti transnazionali specializzate, coinvolte anche in altre attività. Le seconde invece dissimulano la propria attività sotto le spoglie di imprese familiari.
Chi può permettersi di pagare il prezzo dell’intero pacchetto di viaggio al primo tipo di organizzazione deve sborsare tra i 300 e i 3.000 euro. Questi pacchetti di servizi possono includere i documenti falsi, il trasporto, l’alloggio, le tangenti dovute agli ufficiali di frontiera, e una rudimentale forma di assistenza. In generale, si tratta di organizzazioni attive soprattutto nell’Africa occidentale.

Maroni dice che sul reato di clandestinità «la legge è chiarissima»: vi dimostriamo che non è così

Le contraddizioni su cui il ministro Maroni sorvola, per approssimativa conoscenza o altrettanta buona fede, mentre invoca sanzioni del CSM contro i magistrati, sono dovute al fatto che il «pacchetto sicurezza» non abroga la precedente Bossi- Fini, ma pretende di integrarla. La Bossi-Fini è ancora in vigore per i recidivi, cioè i clandestini che non rispettano il decreto di al lontanamento dal territorio nazionale entro cinque giorni emesso dal questore o quelli scoperti di nuovo in Italia dopo l’espulsione. Casi che prevedono l’arresto in flagranza, il processo per direttissima e, in caso di condanna, la reclusione. La nuova legge va applicata quando le forze del l’ordine trovano per la prima volta un extracomunitario irregolare e allora chiedono al pm di turno l’autorizzazione a por tarlo davanti al giudice di pace per il processo e l’eventuale condanna a un’ammenda tra i 5 mila e i 10 mila euro. D’altra parte, la polizia giudiziaria non può essere certa del fatto che un irregolare sia arrivato in Italia dopo l’entrata in vigore della nuova legge: occorre un processo o almeno delle indagini per accertarlo sino in fondo. In ogni caso le nuove disposizioni non valgono qualora il clandestino risulta individuato per altri reati: in questo caso la clandestinità è un’aggravante generale, che aumenta di un terzo la pena. Ecco perché, come abbiamo già segnalato su questo blog, la tendenza dei giudici è di contestare la clandestinità quando si scoprono altri reati,tentando così di salvare capra e cavoli: si applica la nuova legge più che altro quando si sono commessi altri illeciti. Ma è evidente che si tratta di una prassi paradossale, perché si rinuncia a sanzionare alcuni reati commessi. Insomma, è un groviglio giuridico.
C’è inoltre il problema di aver voluto affiancare la procedura penale a quella amministrativa di espulsione, che scatta alla scoperta di un clandestino e che può esaurirsi in tempi rapidissimi. Se un irregolare viene espulso subito, il processo non si fa, perciò l’istituto penale non aggiunge né toglie nulla, anzi è solo una complicazione in più. E infatti i PM veneti, per i clandestini trovati la prima volta e senza altre pendenze penali, stanno applicando il procedimento amministrativo. Tecnicamente il provvedimento penale di espulsione non ha una collocazione precisa e prevede la notifica di reato da parte de gli ufficiali giudiziari, che non bastano nemmeno per notificare gli atti della Corte d’Assise. D’altra parte le notizie di reato da noi arrivano, anche due o tre al giorno, ma poi è un’impresa trovare un giudice di pace libero. Ci sono sedi che ne hanno uno solo penale, tra l’altro obbligato a tenere non più di 160 udienze l’anno. Quanto ai Vpo (vice procuratori onorari), spesso ce ne sono un terzo rispetto a quelli previsti per partecipare a un processo.
In definitiva, come avevamo ampiamente anticipato, abbiamo a che fare con una legge fallimentare, che richiede ulteriore dispendio di personale e alla fine serve a ben poco: se gli arresti di clandestini sono diminuiti è perchè le forze dell’ordine preferiscono impiegare le pattuglie per perseguire i reati
più gravi, non perché il tasso di legalità o l’ordine pubblico è cresciuto.

Come si può definire clandestino un bambino? Lo scarso senso civico di alcuni organi di informazione

A Milano gli asili hanno un’impronta sempre più multietnica. Infatti quasi un bimbo iscritto su quattro quest’anno è straniero, 2.245 al nido e 5.109 alle scuole d’infanzia (per un totale di 7.354). La percentuale è salita in un anno dal 21 al 23,5%, e il boom riguarda soprattutto le materne, con 500 immigrati in più rispetto al 2008. «A riprova della nostra capacità di integrare gli stranieri», fa sapere l’assessore comunale alla Scuola, Mariolina Moioli: «Chiunque fa domanda avrà un posto, la nostra parola d’ordine è accogliere», ribadisce. Meno male che qualcuno ci crede e lo dice, poiché la stessa sensibilità manca a quegli organi di informazione che al riguardo hanno parlato espressamente di “figli di clandestini”, arrivando persino a definire clandestini i bambini delle materne e degli asili nido.
Ora, una simile insensibilità informativa – che è tutt’uno con lo scarso senso civico espresso da chi fa suo un simile lessico – richiede almeno qualche precisazione. È noto il cumulo di sciocchezze che spesso viene rovesciato sulla materia soprattutto a scopo ideologico, ma se proprio si vuol far uso della parola “clandestino” almeno non la si usi a sproposito. “Clandestino” e “irregolare” sono definizioni ben diverse; irregolare è chi ha i documenti dello Stato di provenienza ma non è in regola con le norme dello Stato di accoglienza. “Clandestino” può essere tutt’al più il classico “sans papier”, cioè la persona che sia sfornita addirittura di qualsiasi documento di identificazione, e per la cui identità occorre rifarsi alle sue dichiarazioni e agli accertamenti per via diplomatica. Ma il presupposto per definire qualcuno come clandestino è che ci sia almeno un margine di scelta, di volontarietà se non altro racchiusa nell’atto di emigrare. Perciò definire i bambini dei migranti come clandestini è un vero e proprio atto di inciviltà umana e giuridica, poiché l’infanzia non ha nulla a che vedere con scelte – ispirate più o meno a necessità – comunque fatte da altri, genitori o Stati che siano. E infine, è mai venuto a qualcuno il dubbio che quei bambini che oggi vengono definiti clandestini possano divenire gli italiani di domani? Chi tra coloro che oggi li definiscono clandestini avrà il coraggio di raccontarglielo quando saranno diventati adulti?

Immigrazione clandestina a tutti i costi, la via più contorta per combattere il lavoro nero

Giustizia penale e polizia giudiziaria girano davvero a vuoto in questi ultimi tempi di febbrili aggiornamenti normativi, e le spese le fanno sia i cittadini sia le minoranze coinvolte, come gli extracomunitari. Piuttosto esemplare una vicenda accaduta ad Arcevia, in provincia di Ancona: sono stati denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina una donna di 83 anni e il figlio di 61, i quali ospitavano come badanti due albanesi irregolari. L’anziana e il figlio sono stati denunciati per aver assunto alle proprie dipendenze le due straniere, entrambe prive del permesso di soggiorno. L’immobile, del valore di oltre 500.000, sarà oggetto di confisca nel caso si dovesse pervenire a una condanna di madre e figlio (ANSA, 30 luglio).

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Badanti e colf senza contratto, è in arrivo la «sanatoria 2+1»

È stata già definita come la sanatoria “due più uno”, perché ogni famiglia potrà mettere in regola fino a un massimo di una colf e due badanti. È forse questo l’aspetto più singolare della “regolarizzazione selettiva” che il governo sta per introdurre, sotto forma di un lungo emendamento di un articolo e 14 commi, al decreto legge anticrisi. Entrerà in vigore dal prossimo mese di settembre.

La denuncia potrà essere effettuata infatti dal 1 al 30 di quel mese, secondo l’ultima versione del testo messo a punto dal ministro del Welfare Maurizio sacconi e dell’Interno Roberto Maroni. Quante e quali sono le famiglie che possono permettersi ben tre persone al loro servizio? Per evitare sanatorie abusive occorrerà presentare la documentazione che attesti la patologia o l’handicap di chi ne fa richiesta.

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Bufera sull’interpretazione del nuovo pacchetto sicurezza: il Governo lo definisce «non retroattivo», ma è un disastro in ogni caso

Le nuove norme sulla sicurezza che introducono il reato di immigrazione clandestina «non sono assolutamente retroattive», quindi «non si applicano» a colf e badanti che lavorano in Italia.

«C’è stata davvero tanta strumentalità, le norme penali non sono mai retroattive». A chiarirlo – si fa per dire – è il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ai microfoni del Tg2. Sacconi difende la legge sulla sicurezza, che definisce «necessaria per mettere una cesura rispetto a un tempo nel quale, per 20 anni, abbiamo subito i flussi migratori invece di programmarli». Il che è anche vero. Ma a proposito di programmazione, al ministro andrebbe ricordato che l’esecutività del decreto flussi 2008 – fatto da questo stesso Governo – è stata recentemente sospesa dal Consiglio di Stato per violazione del principio di ragionevolezza; che d’altro canto al decreto flussi 2009, invocato in questi giorni a sproposito come soluzione per la regolarizzazione di colf e badanti in nero, non è ormai più possibile fare riferimento poiché il termine per la presentazione delle domande è già scaduto il 31 maggio, e riaprirlo significherebbe addensare altro caos in quello già esistente; che se ora il Governo aggiungesse un’altra norma lesiva del principio di uguaglianza al pasticcio che è stato in grado di allestire, questure e uffici giudiziari finirebbero per esplodere.

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Incredibile a Milano: a giudizio 4 agenti di polizia che rapinavano case di extracomunitari

Rubavano nelle case di extracomunitari, certi che loro non avrebbero sporto denuncia perché irregolari. È un reato particolarmente odioso quello commesso da quattro agenti di polizia e un pregiudicato, autori di sette colpi in sei mesi. Due agenti di polizia e il pregiudicato erano stati condannati, un anno fa, al termine di un processo celebrato con rito abbreviato: 6 anni di reclusione per Giuseppe Sofia (40 anni, ex capopattuglia della volante Dora 2), 4 anni e quattro mesi per Daniele Di Viercio (25 anni, ex vice ed ex socio preferito di Sofia), 4 anni e nove mesi per Giovanni Quarantiello (57 anni, pregiudicato che segnalava gli obiettivi e intascava le percentuali). Gli ultimi due agenti di polizia, Salvatore Majol, 28 anni, adesso ex poliziotto, e Luigi Cicchetti, 28 anni, ex centralinista del commissariato di Barriera Milano, erano stati invece solo rinviati a giudizio. E venerdì scorso è cominciato il dibattimento che li vede imputati. Dovranno rispondere di concorso nel reato di rapina.

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