Boom di stranieri a Bologna, i dati sfiorano l’11% di residenti

Migranti in Italia

Migranti in Italia

Gli stranieri residenti a Bologna al 31 dicembre 2009 costituiscono oggi l’11% della poplazione con un aumento del 10,6%  rispetto a dodici mesi prima.

I migranti presenti sul territorio arrivano da 151 paesi:  il 41,9% si tratta  di cittadini europei e 34,8% sono asiatici.

I più numerosi sono i romeni  con 5.796 residenti,  seguiti da Filippine (4.416 unità), il Bangladesh (4.102), il Marocco (3.259) e la Moldova (2.651), in quinta posizione.

Mediamente sono  giovani gli stranieri residenti a Bologna  con un età media di 32,6 anni, rispetto alla popolazione bolognese di  47,4 anni.

Merita uno sguardo importante anche la distribuzione territoriale: la Bolognina si conferma la zona più multietnnica con 19 stranieri ogni 100 residenti. 

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Extracomunitari e imprese di trasporto pubblico, una sentenza del Tribunale di Milano cancella la norma anteguerra

La sentenza del Tribunale del lavoro di Milano prevede la rimozione di una norma del 1931 che non permetteva agli extracomunitari di lavorare nelle aziende di trasporti pubblici. L’azienda dei trasporti di Milano non può più escludere a priori i cittadini extracomunitari tra i suoi potenziali dipendenti (sentenza del Tribunale di Milano, 21 luglio 2009, su ricorso di un cittadino marocchino, Hailoua, assistito da “Avvocati per niente onlus” e dalla “Associazione studi giuridici sull’immigrazione”, che impone all’azienda Atm di rimuovere il requisito della cittadinanza per le offerte di assunzione). Così si è concluso il ricorso del marocchino Mohamed Hailoua contro l’Azienda del trasporto pubblico milanese dove non poteva lavorare in base a una disposizione del 1931 che include tra i requisiti per per l’assunzione la cittadinanza italiana o europea.
Non è la prima volta che un cittadino marocchino la spunta su un ente pubblico lombardo, ma stavolta la sconfitta sembra bruciare particolarmente all’amministrazione coinvolta. Delle chiacchiere dissennate di alcuni esponenti leghisti non conviene neanche fare parola: ci limitiamo a dire che in un paese dove vigono oltre 50.000 leggi, una sentenza che disapplica una norma contenuta in un regio decreto (sic) risalente al 1931 dovrebbe essere salutata come un atto di civiltà. Sempre che un barlume di civiltà alberghi ancora nei politici nostrani.