Immigrati tentano la fuga in Cie Milano

Cie Milano

Cie Milano

Sventato un tentativo di fuga, la scorsa notte, nel Centro di identificazione ed espulsione di Milano, in via Corelli. La polizia ha bloccato i fuggitivi, alcuni dei quali sono rimasti leggermente feriti. Contusi anche alcuni agenti.

L’azione e’ scattata in settori attualmente occupati da immigrati nordafricani. Vista preclusa la fuga, gli stranieri hanno iniziato i danneggiamenti e hanno dato vita a una sorta di rivolta che ha coinvolto una cinquantina di persone.

Fonte by Ansa.it

Foto by ilgiornale.it

Cie Gradisca, sedato tentativo di rivolta

Cie

Cie

Un tentativo di rivolta all’interno del Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) e’ stato sedato ieri.
Una dozzina di immigrati, ospitati in due differenti camerate, hanno appiccato un incendio ad alcuni materassi, con l’obiettivo di distrarre la vigilanza e tentare la fuga.

Per spegnere le fiamme, si e’ reso necessario l’intervento dei Vigili del fuoco di Gorizia. Dichiarate inagibili, le due stanze sono state sgomberate e gli ospiti ridistribuiti in altri locali da operatori e forze dell’ordine.

Fonte by Ansa.it

Foto by blog.panorama.it

Maroni e Zaia confermano CIE in Veneto

Roberto Maroni

Roberto Maroni

D’accordo il ministro dell’interno, Roberto maroni, ed il governatore della Regione, Luca Zaia, sul Cie da aprire in Veneto.

Lo ha confermato lo stesso Maroni oggi a Padova, mentre Zaia ha specificato che potrebbe trattarsi di una struttura nuova, anziche’ del riadattamento di una vecchia caserma.

”Il Cie in Veneto e’ gia’ stato deciso, ci sono gia’ le risorse ed entro fine anno assieme al presidente della Regione Luca Zaia e agli enti locali decideremo e formalizzeremo l’individuazione del sito, che verra’ realizzato entro il 2011 – ha detto Maroni -. ci sara’ una piena condivisione sulla localizzazione con Comune e Provincia, si discutera’ con loro, perche’ voglio sia una scelta pienamente condivisa e accettata, e sono certo di convincere chiunque sull’aspetto positivo di avere un Cie, perche’ vuol dire avere piu’ polizia, piu’ carabinieri in loco e la sicurezza che gli immigrati clandestini vengono individuati ed quindi espulsi”.

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Su Italia,Spagna e Grecia converge il 92% dell’immigrazione nell’area UE

Frontiera1054I dati sulla distribuzione dell’immigrazione proveniente dai paesi extra UE verso quelli comunitari segna un netto squilibrio in merito a Spagna, Italia e Grecia, Stati che insieme raccolgono circa il 92% degli migranti: e ciò malgrado il trattamento del tutto diverso che ciascuno dei 3 Stati coinvolti riserva loro. La Grecia è tuttora in netto ritardo quanto alle procedure di riconoscimento del diritto d’asilo, negato in 2 casi su 3; la Spagna non prevede, a differenza dell’Italia, modalità vere e proprie di respingimento, ma tutela le sue enclave di Ceuta e Melilla con presidi militari degni di Guantanamo; l’Italia continua ad vere il territorio disseminato da CIE, la cui specifica situazione diviene a fasi alterne sempre più vicina all’insostenibilità. Se è vero che il resto della UE non può lasciare un simile fenomeno nelle mani dei singoli paesi mediterranei, è anche vero che in ciascuno di essi c’è ancora molto da fare, e in più di una direzione.

Il prefetto di Roma ammette che il CIE di Ponte Galeria va chiuso

«Il Centro di identificazione e di espulsione di Ponte Galeria è al collasso. Deve essere chiuso». Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha inviato una relazione al ministro dell´Interno Roberto Maroni, e per conoscenza al sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti Mario Mantovani e a Mario Morcone, capo dipartimento per le libertà civili e l´immigrazione, dopo aver a lungo analizzato la disastrosa situazione del Cie tra le cui mura gli immigrati vivono ogni tipo di disagio e di privazione. Pecoraro ha scritto a Maroni specificando che il Centro o «viene ristrutturato o chiuso e spostato altrove».
Del resto la situazione negli ultimi mesi è nettamente peggiorata. L’inasprimento delle norme in tema di immigrazione ha portato più gente a Ponte Galeria: la popolazione del Cie, il più grande
d´Italia, è aumentata in estate di circa 80 unità, da 246 a 319 ospiti
(175 uomini e 143 donne) al limite della capienza tollerabile che è di 330 posti. Per la maggior parte si tratta di nordafricani in attesa di essere rimpatriati. L´accoglienza è al limite, tanto che spesso gli immigrati, fermati dalle forze dell´ordine vengono trasferiti, per mancanza di posti, direttamente in carcere. E anche chi vive lì non sta certo bene. Il sovraffollamento e il caldo insopportabile di questi ultimi mesi, senza dimenticare le ferie degli operatori, hanno creato una miscela potenzialmente esplosiva. Poi ci sono i lunghi tempi di attesa per ottenere i colloqui con le ambasciate di origine e il fatto che i nuclei familiari al momento dell´arrivo vengono divisi nei settori maschile e femminile con evidenti problemi di convivenza.
Il prolungamento dei tempi di reclusione che, dopo la recente legge sulla sicurezza sono stati innalzati a 6 mesi, contribuisce certamente a degradare la dignità umana dei trattenuti ma non sembra aver minimamente risolto il problema dell’identificazione, preliminare alla espulsione, che dipende dalla collaborazione delle rappresentanze dei paesi di provenienza. In questa direzione il Governo italiano si è attivato soprattutto mediante accordi bilaterali con la Libia, un paese di certo non più garantista degli altri da cui ha origine il flusso migratorio. Ecco perché la prassi più diffusa nei mesi scorsi è stata la brutale opzione dei respingimenti.

1000 euro al giorno per il CIE di Lampedusa che il Governo dichiara chiuso

Dopo la disastrosa alluvione del messinese, e il ritardo del Governo in merito alla dichiarazione del lutto nazionale e soprattutto delle risorse da destinare per il riassetto del territorio e per l’emergenza umanitaria, in un altro angolo della Sicilia emergono i numeri di una clamorosa contraddizione: il Centro di Identificazione ed Espulsione di Lampedusa (ex CPT), che il Governo ha dichiarato chiuso ormai da agosto, funziona ancora con personale part-time e costa allo Stato 1000 euro al giorno. Che scopo abbia ormai questo capitolo di spesa, è difficile capirlo; il personale operativo è pari, e spesso anche superiore, alle poche decine di immigrati da identificare che ancora vengono trattenuti nel centro a titolo eccezionale, poiché si tratta dei potenziali richiedenti asilo politico. Non dovrebbero restarci per più di due giorni, eppure lo Stato continua a pagare circa 70 militari a tutela del centro. Un vero paradosso, se si considerano ad esempio altri tipi di emergenza: pochissime ambulanze nell’isola (problema segnalato anche dal gestore del centro), l’assenza di un ospedale con un adeguato reparto di natalità, per cui le partorienti sono costrette a ricoveri in Sicilia addirittura un mese prima rispetto alla data presunta del parto, oltre a doversi pagare il costo del trasferimento che, fatto privatamente, ammonta spesso ad alcune migliaia di euro. E non dimentichiamo che per la manifestazione musicale “O’ Scià” del 2008 il comune stanziò 400.000 euro ricevuti dal Governo, riservandone appena 25.000 alle spese per i servizi locali. Sembra che persino Claudio Baglioni, ideatore dell’evento e presente a costo zero, quest’anno ne abbia avuto abbastanza sapendo tra l’altro che il sindaco locale è stato arrestato da alcuni mesi per concussione.
Altro che gestione dell’emergenza. Qui manca persino la gestione della normalità.

I possibili effetti criminogeni del nuovo testo sulla sicurezza, tra ronde e nuove sanzioni penali

Il procuratore di Casal di Principe ha recentemente dichiarato che i cosiddetti “volontari per la sicurezza” ideati dal Governo potrebbero essere reclutati in modo tutt`altro che rassicurante: anzi tra essi potrebbero esserci alcuni infiltrati di clan camorristici.
Del resto, non è tradizionalmente la camorra a rivendicare il controllo sociale nelle aree in cui la fa da padrone? Se a tutto questo aggiungiamo la più agevole sinergia tra immigrati ancora senza documenti e malavita straniera, che ora può attingere a mano libera tra gli irregolari subito esposti al nuovo reato di clandestinità, allora il giro di vite è compiuto. Solo che si tratta di un giro al contrario, il quale rischia di produrre maggior criminalità di quanta intendeva contrastarne. Presto i Centri di identificazione e Espulsione non basteranno più. Non è un caso che un assessore della città di Milano abbia recentemente affermato che in Lombardia ne servirebbero altri 5. Strano paese l`Italia, dove le carceri traboccano ma non se ne aprono di nuove neanche quando sono ultimate, mentre per aprire nuovi Centri per immigrati ci si inventa di sana pianta un paio di nuovi reati.

Dal nord e sud Italia, e` scontro nei centri per immigrati

I CIE (Centri di idenitificazione ed espulsione), cioe` gli ex CPT che gia` un anno fa il Governo ha deciso di ridefinire “strategicamente” collegandoli all`attivita` di espulsione, sono in rivolta da Gorizia a Lamezia Terme, passando per Milano e Torino. La rilevanza di simili contestazioni non va sottovalutata ma neanche enfatizzata. Da un lato, i CIE coinvolti sono la minoranza (4 su un totale di 13). Ma se ci sono stati anche scontri di piazza, come ad esempio e` accaduto a Milano, vuol dire che il disagio sociale e` alto e di conseguenza il Governo non puo` confidare nelle cariche della Polizia per mettere a tacere il problema. Si sta profilando qualcosa di terribilmente serio, cioe` un`inquietante alleanza tra sans papier e criminalita` organizzata: con l`avvento del nuovo testo sulla sicurezza, la malavita straniera si infiltra tra i connazionali ancor piu` facilmente, ne favorisce la disinformazione, ne accentua i sentimenti negativi di riscatto sociale. Quest`aspetto il Governo lo aveva trascurato, benche` qualcuno – anche tramite questo blog – ne avesse gia` parlato.
In particolare le contestazioni riguardano il nuovo testo sulla sicurezza, laddove si prevede che la convalida dell’espulsione comporti la permanenza dell’immigrato nel Centro per 30 giorni, prorogabili per ulteriori 30. Trascorso questo termine il questore fino a 120 giorni. In definitiva, una permanenza che può durare fino a sei mesi. Ed e` tutto da dimostrare che torni davvero a beneficio dell`identificazione da compiere: numerose Questure da piu` parti d`Italia affermano infatti il contrario.

Silvio Berlusconi a Josè Barroso: «I centri di identificazione degli immigrati somigliano a campi di concentramento». Ma chi ha trasformato i CIE in CPT?

«Non vorrei dirlo, ma i centri di identificazione degli immigrati somigliano a dei campi di concentramento, tanto è vero che il Parlamento ha negato che la permanenza possa essere aumentata a 6 mesi». Lo dice Silvio Berlusconi davanti al presidente della Commissione europea Josè Barroso all’Aquila per visitare la terra martoriata dal terremoto del 6 aprile; e chissà perché non vorrebbe dirlo, visto che è stato il suo governo, con una legge di mezza estate 2008 – classica legge prebalneare – a tramutare la denominazione dei CPT (Centri di Permanenza Temporanea) in CIE (Centri di Identificazione e Esplusione).

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Una motovedetta libica minaccia uno scafo di migranti:«Rientrate o siamo pronti a sparare». Ma per Maroni si tratta di «un grande lavoro di prevenzione»

«La Libia sta svolgendo un grande lavoro di prevenzione contro le partenze di migranti dalle sue coste», ha dichiarato il ministro Maroni (fonte Iris Press, 19 maggio). Peccato che la cosiddetta “porta a Sud”, quella di Lampedusa, sia una “porta” da cui passa meno del 10% dei clandestini che arrivano in Italia. La maggior parte usa la cosiddetta “porta Est” – Venezia, Ancona, Brindisi – nascosta nei tir che arrivano dalla Grecia e dall’Albania: il 70% delle 31mila e 200 domande d’asilo presentate nel 2008 riguardano extracomunitari comunque sbarcati in Sicilia. Altri ancora arrivano a Lampedusa dalla Libia le cui motovedette ormai minacciano gli occupanti degli scafi con respingimenti a suon di raffiche di mitra mentre uno dei ministri del Governo attuale insiste a definire un organismo quale l’UNHCR, con una struttura di oltre 6000 impiegati e 278 uffici in 111 Paesi che prestano assistenza a 50 milioni di rifugiati nel mondo, come « uno degli organismi che non contano un fico secco».

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