Dal nord e sud Italia, e` scontro nei centri per immigrati

I CIE (Centri di idenitificazione ed espulsione), cioe` gli ex CPT che gia` un anno fa il Governo ha deciso di ridefinire “strategicamente” collegandoli all`attivita` di espulsione, sono in rivolta da Gorizia a Lamezia Terme, passando per Milano e Torino. La rilevanza di simili contestazioni non va sottovalutata ma neanche enfatizzata. Da un lato, i CIE coinvolti sono la minoranza (4 su un totale di 13). Ma se ci sono stati anche scontri di piazza, come ad esempio e` accaduto a Milano, vuol dire che il disagio sociale e` alto e di conseguenza il Governo non puo` confidare nelle cariche della Polizia per mettere a tacere il problema. Si sta profilando qualcosa di terribilmente serio, cioe` un`inquietante alleanza tra sans papier e criminalita` organizzata: con l`avvento del nuovo testo sulla sicurezza, la malavita straniera si infiltra tra i connazionali ancor piu` facilmente, ne favorisce la disinformazione, ne accentua i sentimenti negativi di riscatto sociale. Quest`aspetto il Governo lo aveva trascurato, benche` qualcuno – anche tramite questo blog – ne avesse gia` parlato.
In particolare le contestazioni riguardano il nuovo testo sulla sicurezza, laddove si prevede che la convalida dell’espulsione comporti la permanenza dell’immigrato nel Centro per 30 giorni, prorogabili per ulteriori 30. Trascorso questo termine il questore fino a 120 giorni. In definitiva, una permanenza che può durare fino a sei mesi. Ed e` tutto da dimostrare che torni davvero a beneficio dell`identificazione da compiere: numerose Questure da piu` parti d`Italia affermano infatti il contrario.

Una motovedetta libica minaccia uno scafo di migranti:«Rientrate o siamo pronti a sparare». Ma per Maroni si tratta di «un grande lavoro di prevenzione»

«La Libia sta svolgendo un grande lavoro di prevenzione contro le partenze di migranti dalle sue coste», ha dichiarato il ministro Maroni (fonte Iris Press, 19 maggio). Peccato che la cosiddetta “porta a Sud”, quella di Lampedusa, sia una “porta” da cui passa meno del 10% dei clandestini che arrivano in Italia. La maggior parte usa la cosiddetta “porta Est” – Venezia, Ancona, Brindisi – nascosta nei tir che arrivano dalla Grecia e dall’Albania: il 70% delle 31mila e 200 domande d’asilo presentate nel 2008 riguardano extracomunitari comunque sbarcati in Sicilia. Altri ancora arrivano a Lampedusa dalla Libia le cui motovedette ormai minacciano gli occupanti degli scafi con respingimenti a suon di raffiche di mitra mentre uno dei ministri del Governo attuale insiste a definire un organismo quale l’UNHCR, con una struttura di oltre 6000 impiegati e 278 uffici in 111 Paesi che prestano assistenza a 50 milioni di rifugiati nel mondo, come « uno degli organismi che non contano un fico secco».

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