Barcone di migranti, sos dal Canale di Sicilia

Barcone extracomunitari

Barcone extracomunitari

Un barcone con alcune decine di migranti a bordo, in navigazione nel Canale di Sicilia, ha lanciato l’Sos con un telefono satellitare.

La ”carretta”, partita dalle coste libiche, sarebbe appena entrata in acque di competenza maltese.

Tra gli extracomunitari, in gran parte eritrei e somali, vi sarebbe anche un bimbo di pochi mesi.

La richiesta d’aiuto e’ gia’ stata girata alla Guardia Costiera dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati, che ha ricevuto la segnalazione da alcuni familiari degli immigrati residenti in Italia.

Fonte by Ansa.it

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Arrivano a Pozzallo i 224 migranti che tra nella notte tra il 23 e il 24 ottobre avevano inviato un SOS in mare verso l’Italia

barcone_immigratiSono arrivati al porto di Pozzallo, nel ragusano, i trecento immigrati che per due giorni hanno navigato su un barcone al largo del Canale di Sicilia, prima di incappare nel mare a forza 7 e lanciare un SOS verso l’Italia. Tra di loro anche un morto, come confermano dalla Capitaneria di porto di Catania che ha coordinato le operazioni di soccorso. A bordo 224 uomini, 46 donne, di cui 4 in stato di gravidanza e 29 bambini. Malgrado l’intervento dell’Italia, stavolta piuttosto risolutivo, rimane intatto il problema per cui occorre un accordo internazionale in un’area interessata da simili flussi migratori, altrimenti destinati a porre in pericolo le vite di centinaia di migranti ogni giorno. Come ha sottolineato l’UNHCR, si tratta ormai di misure che non possono più essere rimesse alla buona volontà dei singoli Stati.

Girandola di accuse tra Libia, Italia e Malta sul soccorso a 200 migranti nel Canale di Sicilia che lanciano un SOS con il mare in tempesta

«Ci sono onde altissime, stiamo affondando, aiutateci»: il segnale è stato raccolto nella serata del 23 ottobre, con le condizioni meteo nel Canale di Sicilia del tutto proibitive, e il mare che durante la notte ha raggiunto anche forza 7 a causa delle forti raffiche di vento. Nel frattempo l’imbarcazione è stata “scortata” dalla petroliera Antignano, di Livorno, che fin dalla notte fra venerdì e sabato ha prestato soccorso agli extracomunitari dopo essere stata dirottata nella zona, tra le acque libiche e quelle maltesi, dalla centrale operativa delle Capitanerie di Porto.
È iniziata subito la declinazione della competenze: secondo la capitaneria di porto italiana, l’imbarcazione sarebbe ancora in acque libiche e dunque Malta non avrebbe alcuna competenza. Invece secondo le informazioni diffuse dalla centrale operativa delle Capitanerie di Porto, l’imbarcazione in pericolo sarebbe entrata nelle acque di competenza maltese, a circa 160 miglia a Sud dell’isola Stato. Sconsolati gli osservatori internazionali: occorre fare chiarezza al più presto per sapere chi deve intervenire.

Immigrazione: continuano gli sbarchi, ma sotto silenzio. Mentre calano i respingimenti

Il presidente del Consiglio insiste ad affermare che gli sbarchi di immigrati sono «diminuiti del 90%» dal 5 maggio al 30 settembre: «erano 19.000 nel 2008 sono stati solo 1900 nel 2009» (fonte: AGI, Roma, 9 ott.). Piccola dimenticanza, il crescente numero delle vittime in mare a causa dei respingimenti. E il fatto che, statistiche alla mano, l’immigrazione irregolare è in minima parte dovuta agli sbarchi, mentre si attua in prevalenza via terra. Nel frattempo, a dispetto delle dichiarazioni di facciata, gli sbarchi proseguono, ma negli ultimi giorni qualcosa è cambiato. Nella settimana appena trascorsa, circa 250 persone sono riuscite ad attraversare il Canale di Sicilia, lasciando almeno 7 morti al largo di Gela. E Lampedusa non fa più notizia. D’altra parte, nessuno dei 250 migranti intercettati in alto mare è stato respinto. 105 sono finiti a Malta, gli altri in Sicilia. Eppure le autorità italiane li monitoravano da 24 ore prima del loro attracco quando erano ancora in acque internazionali. Due mesi fa avrebbero respinto tutti in Libia. Se ora non è successo, forse è perché, come avevamo scritto non molti giorni fa, le inchieste dei magistrati di Agrigento e Siracusa sulle modalità dei respingimenti hanno provocato qualche ripensamento nei vertici di Marina e Guardia di Finanza. Anche il crollo delle partenze (dovuto non ai respingimenti, ma agli arresti fatti dalla polizia libica tra gli organizzatori dei viaggi) potrebbe aver contribuito ad allentare le maglie dei respingimenti. Auguriamoci che sia l’inizio di una prassi più garantistica: un’immigrazione senza regole e un’immigrazione presidiata da regole sbagliate sono molto più assimilabili di quanto si pensi.

Immigrazione, in Sicilia ci sono 13 mila imprenditori extracomunitari, pari al 4% del totale delle imprese. Ma il Governo continua a occuparsi solo degli sbarchi

In una prospettiva di lungo periodo non dovrebbe far comodo ad alcun governo parificare l’immigrazione alla clandestinità, ma in Italia quando si parla di immigrati in Sicilia lo si tende a fare solo in relazione agli sbarchi di clandestini e ai respingimenti al largo del canale di Sicilia.
Ad essere meno superficiali, si scopre anche una realtà produttiva composta da oltre 13.400 i piccoli imprenditori non Ue titolari di aziende individuali che al 30 giugno scorso risultavano iscritti ai registri delle Camere di commercio dell’Isola, pari al 4,29% del totale delle imprese di questo tipo (312.895).
È questo il dato regionale di Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta per conto di Unioncamere da Infocamere, la società consortile di informatica delle Camere di commercio. Dall’indagine emerge che in Sicilia, da aprile a giugno, le imprese condotte da immigrati sono aumentate dello 0,19% rispetto al trimestre precedente. Una boccata d’ossigeno anche per l’economia locale, di cui nessuno sembra accorgersi.

Passa sotto silenzio la notizia dei migranti morti a giugno scorso, ma Travaglio e “Le Jene” erano arrivati dopo di noi

È stato ridefinito “l’effetto Afghanistan”: quello che ha portato l’informazione televisiva italiana a tacitare quasi completamente due notizie di estrema importanza. La prima l’aveva anticipata l’Unità la scorsa settimana e l’avevamo data noi su questo blog: si tratta del duplice filone d’inchiesta aperto dalle Procure di Agrigento e Siracusa sui respingimenti di migranti al largo del canale di Sicilia. Ne fanno parte a pieno titolo le vittime del 28 giugno 2008, quando un barcone si avvicinò a una nave della Guardia costiera per chiedere aiuto. Un errore nella manovra di soccorso provocò la morte di alcuni immigrati che cercavano di salire a bordo.
Sembra che la trasmissione TV “Le Jene” intendesse parlarne, ma la linea editoriale pare sia stata condizionata da direttive Mediaset influenzate dal recente attentato ai paracadutisti italiani in missione in Afghanistan: per il momento l’inchiesta avrebbe dovuto slittare. Puntuale, Marco Travaglio e soci con il loro recentissimo quotidiano “Il fatto” l’hanno ripresa (). Altrettanto piccata la controreplica delle reti Mediaset, affidata addirittura a un’intemerata contro la giornalista del quotidiano di Travaglio – al secolo, Beatrice Borromeo – rea, complice i suoi natali aristocratici, di occuparsi del naufragio di migranti pur essendo proprietaria di uno yacht di trenta metri. Il tutto dagli schermi di Studio Aperto. Come dire a uno che non si è mai ammalato che non può parlare di malattie: complimenti per la coerenza, se non per la spudoratezza.
L’altra notizia, altrettanto oscurata ma non meno seria, è il rinvio a giudizio arrivato dopo quattro udienze preliminari, altrettanti rinvii, centinaia di cartelle cliniche raccolte dalla procura: così la vicenda dei marinai uccisi dall’amianto è giunta a una svolta. Infatti sono stati rinviati a giudizio dal gup padovano Paola Cameran, secondo l’istanza del pm Sergio Dini, 8 alti ufficiali (ex ammiragli ed ex generali) della Marina Militare. Sono gli ex capi di Stato Maggiore Mario Bini e Filippo Ruggiero; gli ex ammiragli Lamberto Caporali e Francesco Chianura, gli ex direttori generali della Sanità militare Elvio Melorio, Agostino Didonna e Guido Cucciniello; l’ex comandante in capo di squadra navale Mario Porta. Per loro il 12 gennaio inizierà il processo: l’accusa è di omicidio colposo per aver omesso tra il 1980 e il 1994 di informare il personale sui rischi cui era esposto. L’amianto, di cui le navi erano letteralmente imbottite, è un minerale cancerogeno. Dal 1992 è fuorilegge in Italia. Eppure anche di questo è evidente che non si volesse parlare: era il giorno della commemorazione ai caduti in Afghanistan. Ma qualcuno ricorda che già per l’attentato del 2003 a Nassirya vi furono richieste di rinvio a giudizio a carico degli alti ufficiali per omissione colposa?

Il Governo dice che il numero degli sbarchi è calato. Ma quello dei migranti morti no, 415 solo nel canale di Sicilia

Mentre tutte sembra pronto per cambiare le regole di Eurodac, la banca dati in cui sono conservate le impronte digitali di chi chiede asilo politico nell’Unione Europea, arrivano impietose le cifre dei migranti morti nel solo canale di Sicilia fino ad agosto: 415 persone, una cifra altissima se la si confronta con il numero complessivo dei migranti deceduti lo scorso anno, quando erano stati 1.274 su base nazionale. E poco o nulla si sa della sorte dei migranti respinti in Libia dall’Italia,finora 1.216 persone fermate in acque internazionali.
È facile per il Governo affermare che i respingimenti hanno portato a un drastico calo degli sbarchi di immigrati in Italia. Ma dell’altra parte della verità, quella di cui si parla di meno per compiacenza verso le istituzioni, c’è francamente da vergognarsi.

Continuano gli sbarchi a Lampedusa, ma il ministro lo nega. L’eurodeputato Rita Borsellino: «Occorre una delegazione di vigilanza sui respingimenti dei migranti»

Il ministro Edo Ronchi dopo la visita all’ex CPT di Lampedusa nel corso di un’intervista ha dichiarato: «Lampedusa oggi ha zero immigrati nel centro». Il che è vero. Ma non avrebbe dovuto dimenticarsi che i confini di Lampedusa non sono quelli del CPT, e che appena una settimana fa c’è stato l’ennesimo respingimento nel Canale di Sicilia: un barcone con 76 migranti, segnalato il 19 giugno a 29 miglia a Sud di Lampedusa, in acque di competenza maltese per quanto riguarda le operazioni di ricerca e soccorso, è stato intercettato da una motovedetta della Guardia Costiera italiana. Secondo fonti militari maltesi, gli extracomunitari, tra cui numerose donne e bambini, sarebbero stati consegnati a una motovedetta libica e riportati a Tripoli.

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