Pediatria, una guida multietnica

Integrazione sociale

Integrazione sociale

La realtà multietnica in Italia è un dato di fatto ma l’inadeguato inserimento all’interno di un contesto sociale può lasciare segni nei bambini.

Per rispondere a questo bisogno, è disponibile la guida in sei lingue “Tu e il tuo bambino”, destinata alle mamme di altre nazioni, nell’ambito del progetto Leggere per Crescere “Intercultura” di GlaxoSmithKline (patrocinio UNICEF).

Il volume offre informazioni, piccoli consigli e modelli di assistenza su sicurezza, crescita, nutrizione, salute dei bimbi da uno a cinque anni.

La guida è disponibile presso numerosi studi pediatrici e può essere richiesta su www.leggerepercrescere.it.

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Gianfranco Fini chiede lo ius soli per i bambini immigrati

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, vuole introdurre in Italia lo ius soli per i bambini figli di immigrati che nascono in Italia.

Ha lanciato così l’appello della comunità di Sant’Egidio a tutti i parlamentari italiani, in vista della riforma della cittadinanza.

 
In occassione della presentazione del libro ‘Fare pace. La comunità di Sant’Egidio negli scenari internazionali’,  nella sala della Lupa a Montecitorio, Fini ha ringraziato l’organizzazione “per la sua instancabile azione di pace” e ha sottolineato che la comunità internazionale deve sostenerne “le iniziative umanitarie con sempre maggiore convinzione”.

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Cassazione, le adozioni non possono essere in base alla razza

Bimbi stranieri

Bimbi stranieri

Se hai intenzione di adottare un bambino non puoi rifiutare di accogliere bimbi di etnia non europea o di pelle nera.

E’ quanto ha stabilito la Suprema Corte dopo un esposto dell’Associazione Amici dei bambini (Aibi).  

Il procuratore generale ha preso, così,  una posizione che va contro la discriminazione razziale nelle adozioni internazionali dei minori richieste da coppie italiane, a seguito del decreto con il quale il tribunale dei minorenni di Catanai nel 2009 aveva dato l’idoneità a marito e moglie che non volevano bambini neri o non europei.

Ad esprime massima soddisfazione è Marco Griffini, il presidente dell’Abi: “Siamo soddisfatti: ogni bambino è uguale all’altro e la razza non può essere un elemento di discriminazione”.

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UNICEF, in Italia i bimbi migranti rappresentano il 10% della popolazione infantile

In Italia i bambini immigrati rappresentano il 10% della popolazione, mentre nel Regno Unito sono il 16, in Francia il 17, nei Paesi Bassi e negli Stati Uniti d’America il 22, in Germania il 26, in Australia il 33 e in Svizzera il 39. I dati sono contenuti nel rapporto Unicef “Innocenti Insight” presentato a Firenze. La cifra non alta, e probabilmente non è neanche un bene che non lo sia, ma viste le crescenti convergenze parallele a livello politico (con l’ovvia eccezione della Lega Nord) sul diritto di cittadinanza per chi è nato in Italia o vi ha compiuto un primo ciclo di studi, occorre interrogarsi sulle migliori forme di tutela da apprestare a questi bambini.
Dal canto suo, il rapporto UNICEF presenta le statistiche sui bambini che vivono in famiglie immigrate o con almeno un genitore straniero, in otto paesi ricchi. I figli di immigrati che provengono dai paesi a basso e medio reddito rappresentano una parte sostanziale del totale dei bambini immigrati. In Italia, nei Paesi Bassi, nel Regno Unito e negli Stati Uniti questi rappresentano più della metà di tutti i bambini immigrati. In sei degli otto paesi oggetto di studio di cui si dispone di dati, un’alta percentuale (63/87 per cento) dei bambini figli di immigrati dai paesi a basso e medio reddito appartengono alla seconda generazione, ossia sono nati nel paese di insediamento dei genitori. I bambini di famiglie immigrate che provengono dai paesi a basso e medio reddito svolgeranno in età adulta un ruolo sempre più importante nella vita economica e sociale della nazione in cui risiedono, in parte come conseguenza dell’incremento del loro numero e in parte a causa del basso tasso di crescita della popolazione autoctona. Ma c’è da dire che queste previsioni positive non tengono in debito conto la staticità, se non l’immobilismo, del tessuto economico-sociale italiano, che rischia di essere una pastoia anche per chi proviene da paesi in via di sviluppo.

Quale modello per l`integrazione dei bambini stranieri a scuola? Ora spunta la sciocchezza del dialetto alle elementari

Un’idiozia di simile portata non si era mai sentita. Mentre nel nordeuropa gli Stati fanno a gara per investire di più nella scuola, con la consapevolezza che gli immigrati di seconda generazione diverrano i cittadini di domani e quindi è (anche) su di loro che conviene concentrare alcune risorse, in Italia c’è addirittura un partito di Governo che vuol farci tornare indietro a un passato che non abbiamo mai avuto, poiché in Italia il dialetto a scuola non solo non è mai stato parlato, ma è stato addirittura duramente avversato dai docenti e dai Ministri dell´Istruzione già prima dell’avvento della Repubblica.
Ma che vogliamo farci, allora alla Pubblica Istruzione c’erano Benedetto Croce e Giovanni Gentile. Che per il mondo e per la storia delle idee sono due filosofi, mentre per i nostri politici attuali saranno al massimo un paio di uomini del sud. Ecco perché oggi al loro posto ci ritroviamo la Gelmini
, e qualcuno viene a raccontarci che bisogna insegnare il dialetto ai bambini, e perciò magari dar loro anche un voto di profitto.