Colf e badanti, come presentare la domanda di sanatoria passo per passo

Passo dopo passo, ecco cosa occorre fare per proporre domanda di sanatoria di colf e badanti dal 1 al 30 settembre. Come abbiamo già detto, le domande vanno proposte solo on line, perciò bisogna prima registrarsi sul sito web del Ministero dell’Interno: dall’area “Registrazione”, accedere all’area privata tramite le credenziali di accesso fornite in fase di registrazione, poi generare i moduli informatici relativi alle domande di proprio interesse accedendo all’area “Richiesta moduli”. Sarà richiesto l’inserimento di alcuni dati anagrafici preliminari; a questo punto occorre scaricare ed installare sul proprio computer il programma per la compilazione dei moduli, disponibile accedendo all’area “Scarica il programma”. Quindi si tratta di avviare il programma di compilazione sul proprio computer e procedere con la fase denominata “importazione moduli”. Per effettuare tale operazione, sarà necessario disporre di una connessione ad Internet, preferibilmente a banda larga (ADSL).
In seguito, si procede con la compilazione del moduli sul proprio computer attraverso il programma installato.
Infine si esegue, sempre attraverso il programma di compilazione, l’invio dei moduli di richiesta appena completati.

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Sanatoria per badanti e colf, attenzione al vincolo delle 20 ore minime settimanali

Di fatto, il vincolo posto dal recente decreto anticrisi per la regolarizzazione di badanti e colf non è di poco conto: al fine dell’accoglimento della domanda proposta, occorre infatti che il datore di lavoro dichiari di avere alle proprie dipendenze un/a badante o colf da almeno 3 mesi, e per un numero di ore settimanali non inferiore a 20. Limite facilmente raggiunto dalle badanti, che spesso assistono persone non autosufficienti e che dunque hanno bisogno di lunghi orari in cui essere seguite, ma più difficile per il personale domestico, che sovente non esercita attività lavorativa di almeno 20 ore settimanali per una singola famiglia. Una soglia evidentemente penalizzante per coloro che prestano tale attività presso più famiglie, lavorando magari un numero elevato di ore settimanali ma alle dipendenze di differenti datori di lavoro.
È davvero singolare che in anni di precariato diffuso il Governo divenga garante della presenza di un datore unico di lavoro nel momento in cui si tratta di regolarizzare i lavoratori, quasi che colf e badanti siano paragonabile agli operai di una fabbrica.

Dal 1 al 30 settembre c’è tempo per regolarizzare colf e badanti

Al via i termini per la regolarizzazione di colf e badanti. La sanatoria ha un duplice scopo, da un lato quello di sottrarre alla clandestinità (prevista come reato dal nuovo testo sulla sicurezza) un numero elevato di lavoratori immigrati, stimato fino a 60.000-70.000 unità in base alle previsioni dell’imminente sanatoria; dall’altro, ha lo scopo di regolarizzare i lavoratori comunitari non in regola, cioè finora soggetti al lavoro nero. A quest’ultimo fine è rivolta la previsione che richiede un versamento forfettario di 500 euro come sanatoria dei contributi pregressi non versati. Somma che, moltiplicata per un numero molto elevato di richiedenti, si prevede possa far entrare cifre ingenti nelle casse dello Stato. Le domande vanno presentate solo on line, all’Inps o allo Sportello unico per l’immigrazione, a seconda che la richiesta riguardi cittadini comunitari oppure extracomunitari.

Immigrazione clandestina a tutti i costi, la via più contorta per combattere il lavoro nero

Giustizia penale e polizia giudiziaria girano davvero a vuoto in questi ultimi tempi di febbrili aggiornamenti normativi, e le spese le fanno sia i cittadini sia le minoranze coinvolte, come gli extracomunitari. Piuttosto esemplare una vicenda accaduta ad Arcevia, in provincia di Ancona: sono stati denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina una donna di 83 anni e il figlio di 61, i quali ospitavano come badanti due albanesi irregolari. L’anziana e il figlio sono stati denunciati per aver assunto alle proprie dipendenze le due straniere, entrambe prive del permesso di soggiorno. L’immobile, del valore di oltre 500.000, sarà oggetto di confisca nel caso si dovesse pervenire a una condanna di madre e figlio (ANSA, 30 luglio).

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Emersione dal lavoro nero, da settembre molti stranieri avranno difficoltà a beneficiarne

Il problema che rischia di profilarsi a partire dal 1 settembre, quando cioè sarà possibile regolarizzare badanti e colf straniere senza contratto, è dovuto al fatto che molte di loro prestano servizio presso più famiglie svolgendo un lavoro che per ciascuna di esse raramente raggiunge la soglia delle 20 ore minime richieste per l’istanza di sanatoria.
In questi giorni abbiamo assistito a un’enfasi ingiustificata da parte di sindacati e partiti in merito a un’iniziativa che ha indubbiamente i suoi lati positivi, ma che è stata ideata in fretta e furia per tamponare le falle del nuovo testo sulla sicurezza il quale, se applicato rigidamente, porterebbe a vere e proprie espulsioni a catena. Intanto gli uffici dei giudici di pace (competenti per il nuovo reato) sono già sottosopra, tantopiù che la nuova normativa impone il rito direttissimo, tale da bloccare tutti i restanti processi. Perciò si è cercato di intervenire con una sanatoria approssimativa, che molto difficilmente si riuscirà a ultimare dignitosamente nell’arco di un mese, come si è invece previsto di fare.

Bufera sull’interpretazione del nuovo pacchetto sicurezza: il Governo lo definisce «non retroattivo», ma è un disastro in ogni caso

Le nuove norme sulla sicurezza che introducono il reato di immigrazione clandestina «non sono assolutamente retroattive», quindi «non si applicano» a colf e badanti che lavorano in Italia.

«C’è stata davvero tanta strumentalità, le norme penali non sono mai retroattive». A chiarirlo – si fa per dire – è il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ai microfoni del Tg2. Sacconi difende la legge sulla sicurezza, che definisce «necessaria per mettere una cesura rispetto a un tempo nel quale, per 20 anni, abbiamo subito i flussi migratori invece di programmarli». Il che è anche vero. Ma a proposito di programmazione, al ministro andrebbe ricordato che l’esecutività del decreto flussi 2008 – fatto da questo stesso Governo – è stata recentemente sospesa dal Consiglio di Stato per violazione del principio di ragionevolezza; che d’altro canto al decreto flussi 2009, invocato in questi giorni a sproposito come soluzione per la regolarizzazione di colf e badanti in nero, non è ormai più possibile fare riferimento poiché il termine per la presentazione delle domande è già scaduto il 31 maggio, e riaprirlo significherebbe addensare altro caos in quello già esistente; che se ora il Governo aggiungesse un’altra norma lesiva del principio di uguaglianza al pasticcio che è stato in grado di allestire, questure e uffici giudiziari finirebbero per esplodere.

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Non è reato trasgredire il decreto di espulsione se non si hanno a disposizione mezzi sufficienti per rimpatriare

Non commette reato l’immigrato clandestino che, nonostante sia stato espulso, resta in Italia perché guadagna troppo poco per sostenere le spese del biglietto aereo che lo riporta nel suo paese d’origine. Non è infatti sufficiente che abbia abbastanza soldi per varcare la frontiera. Con una sentenza (n. 23812 del 9 giugno 2009) che consente una permanenza maggiore in Italia a badanti e immigrati irregolari che guadagnano poco, la Cassazione ha dato ragione a un cittadino guatemalteco che non aveva ottemperato all’ordine di allontanamento del questore perché – si era giustificato – come badante guadagnava fra i 400 e i 500 euro al mese mentre il biglietto aereo per il Guatemala costa circa 1200 euro.

Regione Toscana, un modello di integrazione che arriva da lontano

A inizio 2009 si era conclusa la campagna di adesione promossa da Anci Toscana e Regione, e già sei mesi dopo il numero degli enti capofila che hanno deciso di ampliare i propri servizi o di crearne di nuovi a favore degli extracomunitari ammonta a 29. Dei 126 Comuni solo 18 hanno deciso di aderire singolarmente; i restanti 108 lo hanno fatto in forma associata. L’adesione è pervenuta anche da altre realtà come la Comunità Montana del Casentino, il circondario Empolese-Valdelsa, l’Istituzione Centro Nord Sud che fa capo alla Provincia di Pisa ed il consorzio CoeSO, in provincia di Grosseto. Tra i capoluoghi di provincia mancano Livorno e Lucca. Gli stranieri che si rivolgono agli sportelli possono ottenere dagli operatori tutte le informazioni sul proprio status giuridico e ricevere assistenza, sostegno e consulenza per tutte le pratiche: dal rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno alla concessione della cittadinanza, dalle autorizzazioni all’ingresso per motivi di lavoro al nulla osta al ricongiungimento familiare. Per dotare gli addetti al front-office di tutte le competenze e conoscenze necessarie sarà avviato a breve un percorso formativo curato dalle Università di Firenze e Pisa che coinvolgerà 147 persone. In un quadro talmente composito e propositivo, è evidente che la legge regionale recentemente approvata dal consiglio regionale della Toscana per garantire piena assistenza sanitaria anche ai migranti sprovvisti di permesso di soggiorno, rappresenta il punto di approdo di un progetto di integrazione tutt’altro che improvvisato, che anzi proviene da lontano. È inspiegabile che quando le Regioni si danno da fare per prevenire l’allarme immigrazione il Governo minacci reazioni sensa senso, come il referendum abrogativo della legge regionale appena approvata. Come se azzerare le inizative locali non avesse a sua volta un costo.

Terremoto, resta ancor più incerto il numero delle vittime tra i migranti

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Le stime delle vittime e dei dispersi nel territorio devastato dal sisma potrebbero subire oscillazioni in aumento per la presenza di numerosi immigrati residenti nei centri della provincia aquilana: macedoni, marocchini, romeni, moldavi, africani, insediati spesso da anni nei centri storici di Poggio Picenze, Paganica, San Gregorio, Petogna. Proprio quelli più colpiti dai crolli. Immigrati ancora non integrati e forse anche qualche clandestino potrebbero così sfuggire alle stime dei comuni e della Protezione Civile, sia pure in un quadro già in costante aggiornamento quanto all’intera popolazione coinvolta. Sarà perciò necessario scavare accuratamente, spesso a mano, fra le macerie di tutte le case abitate, malgrado l’inevitabile rallentamento che questo comporterà sul funzionamento complessivo della macchina dei soccorsi.

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