La vaccinazione contro l’influenza A spetta anche agli immigrati senza permesso di soggiorno

saluteTutte le vaccinazioni rientrano tra gli interventi di medicina preventiva garantite dal Sistema sanitario nazionale a tutti, italiani e stranieri, indipendentemente dalla regolarità della presenza di un immigrato in Italia. Gli stranieri senza il medico di base possono rivolgersi alle ASL dove non corrono alcun rischio di essere denunciati, poiché la vaccinazione rientra tra i provvedimenti per la salute pubblica, il cui rifiuto rappresenterebbe un’omissione di atto d’ufficio da parte del personale sanitario. Naturalmente, così come succede per italiani e immigrati regolari, anche tra chi non ha il permesso di soggiorno si rispetterà l’ ordine di somministrazione indicato dal Ministero della Salute. Hanno quindi la precedenza i soggetti più vulnerabili: persone già soggette a malattie gravi e donne al secondo-terzo trimestre di gravidanza.

Via StranieriinItalia

La Regione Lombardia decurta le buste paga dei medici che hanno assistito gli extracomunitari

La Regione Lombardia ha chiesto ai propri medici di base il recupero delle quote di tutti quei pazienti che non potevano o non dovevano essere in cura al servizio sanitario nazionale o perché morti o perché con permessi di soggiorno non validi. Il risultato è che i medici di famiglia, chi in misura maggiore, chi minore, si sono visti decurtare lo stipendio da un giorno all’altro. Si va dai 500 euro al mese in meno, fino ad arrivare a tagli che prevedono la metà dello stipendio. Una situazione che ha allarmato i sindacati di categoria, i quali che hanno chiesto alla Regione di rimediare subito a una situazione ormai insostenibile.
I cittadini immigrati spesso attendono mesi dopo che il permesso è scaduto prima di richiederne il rinnovo, che d’altra parte non è di immediato ottenimento: con il risultato che molti mesi restano scoperti dal servizio sanitario
, mesi durante i quali i medici non sanno nulla di questa loro situazione, e continuano a dispensare cure. Salvo poi trovarsi con le buste paga “pignorate” dalla Regione. Un vero paradosso.
Stando alle cifre riguardo alla popolazione immigrata (in città vivono circa 300mila extracomunitari) a Milano il 20-40% degli assistiti di ogni medico è di nazionalità extraeuropea, con punte di iscritti immigrati in via Canonica dove c’è la China Town, ma anche in molte periferie come Quarto Oggiaro o il Lorenteggio. Così alcuni medici si sono visti dimezzare lo stipendio. È la convenzione regionale che va cambiata. Per etica professionale i medici di base sono disposti a curare anche gratis, ma la disorganizzazione anagrafica non può ricadere su di loro. Di fronte alle ripetute proteste dei professionisti coinvolti, la Regione Lombardia ha assicurato una sorta di conguaglio che dovrebbe arrivare entro ottobre, ma non tutto è risolto. Ai medici è stato chiesto di informatizzarsi ma le ASL cancellano un morto dall’anagrafe sanitaria dopo 5 anni: come quasi sempre accade nell’ambito del nostro Servizio Sanitario Nazionale, le responsabilità amministrative vengono fatte ricadere o sugli utenti finali o su coloro che individualmente prestano i loro servizi professionali. Difficile, in un contesto di questo genere, poter mirare a un modello di sanità che funzioni davvero.

Conversione del permesso di soggiorno di gravidanza in permesso per motivi di famiglia, una scappatoia per prendere tempo

Nella totale incertezza che domina questo scorcio d’estate sul fronte delle novità normative in materia di immigrazione, sembra di doversi attaccare a tutto. Così, dei limiti relativi alla convertibilità del permesso di soggiorno per gravidanza (o cure mediche, se richiesto dal padre del neonato) in permesso per motivi familiari, abbiamo già detto in precedenza e ritorneremo in modo specifico in alcuni prossimi articoli, poiché si tratta di un argomento da approfondire. Per il momento può tuttavia essere scongiurato un pericolo: quello che, qualora la madre di un nuovo nato in Italia sia sprovvista di qualsiasi permesso di soggiorno, il bimbo le venga tempestivamente tolto e dato in adozione. In primo luogo, visto che la legge prevede che la scadenza del permesso sia di 6 mesi dopo il parto, se ne deduce che anche nell’imminenza del parto è possibile richiederlo. La documentazione medica necessaria è in questo caso sostituibile con quella della struttura ospedaliera presso cui la donna è ricoverata o in attesa di ricovero per il parto. I documenti necessari a ottenere il permesso di soggiorno per gravidanza sono i seguenti:
- dichiarazione della ASL che certifichi la gravidanza ed il momento previsto del parto (in questo caso, attestato dell’ospedale presso cui è in corso il ricovero);
- passaporto in corso di validità (se mancante, ottenibile tramite la propria ambasciata o consolato: in questo caso dovrebbe bastare anche una certificazione che attesta l’avvenuta domanda del passaporto);
- dichiarazione di ospitalità presso qualcuno o una struttura abilitata (nel caso in esame, ospedale presso cui è in corso il ricovero);
- marca da bollo da € 14,62.

In secondo luogo, la legge Turco-Napolitano prevede un anno di tempo dalla scadenza del permesso di soggiorno per gravidanza (o cure mediche, se richiesto dal padre del neonato) al fine di richiedere la conversione in permesso di soggiorno per motivi familiari. Ne deriva che, anche dopo il semestre di scadenza del permesso di sogggiorno per gravidanza, avanza un anno per richiedere la conversione del permesso, ma innanzitutto un anno (che, sommato al semestre del permesso già ottenuto, fa un anno e mezzo) in cui nessuno potrà dichiarare in stato di abbandono i figli delle extracomunitarie.