Presentato il rapporto del Cnel sugli “indici di integrazione nei territori italiani “
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Migranti in Italia
L’Emilia Romagna è la regione che ha il più alto potenziale di integrazione dei migranti (pari al 60, 82%).
Questo significa che in una classifica che va da 0 a 10 questa regione “prende” poco più della sufficienza. E quindi, sebbene l’Emilia Romagna risulti essere un’eccellenza in Italia, il suo margine di miglioramento del potenziale complessivo è ancora molto ampio.
E’ uno dei dati emersi dal Rapporto del Cnel sugli “indici di integrazione nei territori italiani “ presentato questa mattina a Roma.
A seguire il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia, il Lazio e il Veneto che, insieme all’Emilia Romagna, si piazzano nelle prime 5 posizioni sempre rispetto all’indice potenziale di integrazione. Le regioni del sud sono quelle che hanno un potenziale di integrazione complessivo più basso. Fanalino di coda la Sardegna con un valore del potenziale di integrazione pari a metà di quello dell’Emilia Romagna.
Quanto alle province, al primo posto c’è Parma che supera di poco il 60%. A seguire ancora una provincia della stessa regione: Reggio Emilia; al decimo posto Modena. Questo significa che nelle prime dieci posizioni ci sono 3 province dell’Emilia Romagna. Lo stesso capita per il Friuli Venezia Giulia che vede tra le prime dieci Trieste Gorizia e Pordenone. Ancora una volta sono 16 le province del sud con un potenziale di integrazione di bassa intensità.
Un dato interessante è il fatto che i processi di integrazione in Italia sono favoriti nei centri più piccoli rispetto alle grandi città.
Se i dati si osservano però da un altro punto di vista, ovvero attraverso gli indici differenziali, la situazione cambia. La graduatoria differenziale misura il potenziale di inserimento riservato ai migranti rispetto a quello di cui godono gli italiani Cioè ad esempio risponde alla domanda” in che termini i migranti accedono al mercato immobiliare rispetto agli italiani? Ha spiegato Franco Pittau, coordinatore del Dossier Statistico immigrazione che in questa graduatoria “ può capitare che regioni del meridione quel poco che hanno lo ripartiscono in maniera più equilibrata tra migranti e italiani”. Ad esempio la Sicilia si pone al primo posto per le condizioni di inserimento socio – occupazionale che risultano essere più paritarie tra migranti e italiani.
Il caso emblematico è quello della Sardegna che, come si diceva è all’ultimo posto nella graduatoria assoluto per indice di integrazione ma arriva al quarto in quella differenziale perché le condizioni di inserimento sociale ed occupazionale dei migranti non differiscono in misura rilevante da quelle degli italiani.
”L’unica politica dell’immigrazione e’ quella dell’integrazione”, ha detto nel corso della presentazione del Rapporto il presidente del Cnel, Antonio Marzano. ”La classe politica – e’ portata a guardare al breve periodo, ma bisogna avere una visione nel lungo periodo. L’Italia – ha proseguito - ha molto da fare per l’immigrazione”.
Infine il Dossier del Cnel ha sostenuto con forza che è necessario superare il pregiudizio secondo cui i migranti delinquono più degli italiani perché l’aumento delle denunce riguardanti i migranti è inferiore rispetto all’aumento del numero di migranti nel nostro Paese.
Dunque “il senso di peggioramento della sicurezza – scrive il Cnel – va riferito ad altri fattori più che all’incremento della popolazione straniera”.
Fonte by irispress.it
Foto by adnkronos.com