Libano, primo maggio migranti in piazza per diritto al lavoro

Migranti a lavoro

Migranti a lavoro

Con l’arrivo del primo maggio, un network di associazioni per i diritti umani, ong, attivisti e cittadini scenderanno per le strade di Beirut per supportare la campagna ’24/7′, che chiede l’applicazione dei diritti dei lavoratori anche ai migranti: un giorno di riposo settimanale, il limite alle ore lavorative, ferie pagate e un salario adeguato.

Sono più di  200.000 le donne che da Etiopia, Sri Lanka, Filippine, Nepal e Madagascar sono arrivate in Libano per offrire alle proprie famiglie una vita migliore.

Vivono in condizioni difficili, subiscono la discriminazione, abusi e maltrattamenti. Non sono tutelate dalla legge sul lavoro perchè  donne migranti, prive di  passaporto senza riconoscere i loro diritti fondamentali.  Una situazione incredibile che porta un suicidio a settimana tra le donne immigrate.

“La maggior parte delle lavoratrici domestiche in Libano lavorano senza soste, ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana”, dice un rappresentante degli organizzatori, “e’ arrivato il momento di riconoscere anche a loro il diritto a un giorno di riposo”.
 

In calendario per il primo maggio ci sono diverse iniziative, ad esempio il ‘Food Festival’ ,  vari incontri con la cucina etiope, cingalese, filippina, sudanese e nigeriana.

E non solo le performance di Capoeira, attivita’ artistiche e culturali e mostre fotografiche sparse per la citta’ di Beirut.

La campagna, che da una settimana e’ attiva anche su internet attraverso blog e social network, e’ organizzata da un network di associazioni libanesi, tra cui quelle partner del progetto a cura della ong di Milano Cosv per il sostegno alle organizzazioni della societa’ civile impegnate nella difesa dei diritti umani in Libano.

“Ci sembra un segnale importante che le associazioni locali, autonomamente, siano riuscite a creare le condizioni per questa iniziativa”, ha commentato Paolo Comoglio, direttore del Cosv, “la collaborazione tra di loro e con molte altre associazioni per una campagna comune e’ un segno di crescita e apertura verso l’opinione pubblica su un tema che non e’ contro qualcuno ma a favore di una maggiore attenzione ai diritti delle minoranze meno visibili”.

Fonte by agi.it

Foto by media.athesiseditrice.it

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