L’immigrazione clandestina fa paura

PauraPiù del 50% degli italiani guarda con paura all’immigrazione clandestina.

Gli italiani sono sicuri che il numero degli immigrati sia molto superiore rispetto a quello reale, dal 6% secondo i dati ISTAT al 23%, secondo la percezione degli intervistati. Cresce, quindi, la percezione di considerare l’immigrazione più un problema che un opportunità.

Questo è uno dei dati più rilevanti emerso dal rapporto “Transatlantic Trends: Immigration” realizzato dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di S. Paolo. L’indagine condotta, focalizza, più da vicino, le opinioni dei cittadini dei Paesi europei (Gran Bretagna, Germania, Italia, Spagna, Olanda) e dei cittadini degli Stati Uniti

Il 73% degli italiani è sicuro che l’illegalità provochi un aumento di criminalità, contro il 38% dei francesi. Il pubblico francese, infatti, è stato fra tutti gli intervistati il più positivo sulle dichiarazioni di carattere generale sugli immigrati clandestini, dalle condizioni di lavoro agli effetti sulla società.

Un netta maggioranza della popolazione francese, infatti, ha riferito che gli immigrati clandestini sono grandi lavoratori e aiutano ad occupare tutti quei posti di lavoro che il 77% dei francesi non vuole più fare. Il 52% dei francesi dichiara, inoltre, che i clandestini non sono un peso sui servizi sociali e non assumono segni di devianza, ad esempio di criminalità, così come negativamente percepito dall’Italia.

Il 44% degli intervistati considera l’immigrazione più un problema che una risorsa e il 77% fa ricadere sui migranti irregolari la colpa dell’aumento della criminalità. E ancora, solo il 36% degli intervistati chiede di mettere in regola tutti gli immigranti privi di permesso di soggiorno, mentre, il 74% degli italiani crede che i lavoratori stranieri tolgano il lavoro agli italiani.

L’esigenza di nuove regole per governare il fenomeno migratorio è sentita fortemente. La maggioranza degli intervistati si dichiara favorevole ad una politica di immigrazione a livello europeo, in linea con tutti gli altri paesi europei, proposta non condivisa dalla Gran Bretagna che al contrario dichiara che si tratti di materia di esclusiva competenza nazionale.

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